MARIO BROGLIO

Mario Broglio. La Contemplazione. Tecnica: olio su tela, 56 x 56 cm
La Contemplazione. Tecnica: olio su tela, 56 x 56 cm

Biografia

Mario Broglio (Piacenza, 1891 – San Michele di Moriano, 1948), trasferitosi molto presto da Piacenza a Roma, frequenta l’Accademia di Belle Arti, dove si lega immediatamente a Cipriano Efisio Oppo (1891-1962) e Francesco Trombadori (1886-1961).

Molti sono i viaggi che il giovane pittore intraprende in Europa all’inizio del Novecento: in particolare a Parigi e a Cannes si aggiorna alle ultime novità artistiche internazionali. Negli anni Dieci, sostiene vivamente il Futurismo e Marinetti, senza però mai aderire all’avanguardia.

Ancora non si sa molto degli esordi pittorici di Mario Broglio, che sono sicuramente avvenuti in seno alla Secessione romana. Più che altro, degli anni della guerra e dell’immediato dopoguerra, si conosce soprattutto la sua attività di critico e scrittore: lavora per “Il Tempo” e per il “Giornale del Mattino”, diretto da Antonio Maraini (1886-1963) a Bologna.

Nel frattempo, animato da un instancabile spirito di conoscenza, frequenta la Terza Saletta del Caffè Aragno, dove entra in contatto con gli artisti e gli intellettuali più rappresentativi del dopoguerra. E contemporaneamente, si lega ai frequentatori della Galleria di Anton Giulio Bragaglia (1890-1960) in via Condotti.

Proprio grazie a Bragaglia, Mario Broglio conosce Edita (1886-1977), pittrice baltica di Smiltene, ma formatasi a Parigi all’inizio degli anni Dieci. Tra loro, nasce subito quel legame che li unirà non soltanto dal punto di vista artistico, ma anche amoroso: rimarranno insieme per molti altri anni, fino alla morte di Mario.

“Valori Plastici”

Nel 1918, Mario Broglio fonda “Valori Plastici”, la rivista che ha segnato un’epoca. È proprio dai quindici numeri usciti tra il 1918 e il 1921 che si diffondono, in Italia, le prime idee di ritorno all’ordine, basate su un assorbimento di quello che sta accadendo, in campo artistico, a livello europeo.

Picasso, Dalì, Gino Severini (1883-1966), Carlo Carrà (1881-1966), durante o subito dopo la guerra, sentono l’esigenza di quello che da Bissière è stato chiamato rappel à l’ordre. In particolare, la rivista di Broglio intende sostenere le declinazioni della Metafisica e tutte quelle intenzioni di ritorno ad un’immagine pura, semplice, che ritrovi la sua essenzialità plastica.

I riferimenti principali sono i pittori del Trecento e del Quattrocento italiano, da Giotto a Piero della Francesca, mentre i protagonisti di “Valori Plastici” sono Carlo Carrà, Giorgio De Chirico (1888-1978), Alberto Savinio (1891-1952), Giorgio Morandi (1890-1964), Arturo Martini (1889-1947), Edita Broglio, Roberto Melli (1885-1958), Riccardo Francalancia (1886-1965).

Fondamentale è l’attività di promozione che Mario Broglio sostiene sia in Italia che all’estero: nel 1921, riesce ad organizzare diverse rassegne di Valori Plastici a Berlino, Hannover e Dresda, mentre nel 1922 fa dedicare, in accordo con Sem Benelli, un’intera sezione della Fiorentina Primaverile al gruppo.

Dopodiché, la sua attività principale rimane quella dell’editoria e della scrittura critica, concentrata soprattutto sulle evidenti connessioni tra arte italiana dei primitivi e Valori Plastici. Negli anni Venti, collaborando con numerosi storici dell’arte, pubblica importanti monografie come quella su Giotto scritta da Carrà e quella su Piero della Francesca di Longhi.

Da Parigi a San Michele di Moriano con Edita

Nel 1927, Mario Broglio sposa Edita ed insieme si trasferiscono a Parigi. Qui, seguono il lavoro di Savinio, e soprattutto si interessano alla produzione di Derain e degli artisti di “Forces Nouvelles”.

Roma, Parigi, Cannes e Capri sono i luoghi in cui Mario ed Edita trascorrono gran parte degli anni Trenta, in cui fanno nascere quell’idea di pittura a quattro mani che li caratterizza a partire dalla Quadriennale romana del 1935, invitati da Oppo.

Nella casa di San Michele di Moriano, vicino Lucca, iniziano a dipingere in maniera pura e solenne, con caratteri formali di semplicità, in cui il colore è equilibrato e le figure seguono i modelli cari a Broglio. Espongono con il nome di Rocco Canea, perché ormai le differenze tra i coniugi sono indistinguibili.

Silenzio, atemporalità, gravità e classicità sono le parole d’ordine del linguaggio del pittore e critico. Contemporaneamente, Mario Broglio continua ad occuparsi dell’attività critica, curando la collana “Valori Plastici” per Hoepli, con la partecipazione di importanti storici dell’arte, tra cui Berenson e Brandi.

Nel dopoguerra, smette di esporre, ma continua a dipingere nella sua casa di San Michele di Moriano, dedicandosi ad ampie composizioni di carattere simbolico. Muore nel 1948, a soli cinquantasette anni. Due anni dopo, Carlo Carrà, presenterà una sua antologica alla Biennale di Venezia.

Mario Broglio: una pittura solenne nel segno della tradizione degli antichi maestri italiani

Dopo le prime esperienze in seno alla Secessione romana, con alcuni dipinti come Piazza Barberini del 1915, l’attività pittorica di Mario Broglio viene coperta dal suo impegno critico con “Velori Plastici”.

Ma per tutti gli anni Venti, continua a dipingere insieme a Edita, fino a quando, Cipriano Efisio Oppo non si reca a Parigi e lo incoraggia ad esporre alla Quadriennale di Roma del 1935. Nove sono le opere che compaiono alla mostra e che riflettono a pieno il programma stilistico dell’autore: Marina meridionale, La contemplazione, La sorgente, La roccia e quattro Nature morte.

Le figure algide sono immerse in paesaggi che richiamano il Trecento e il Quattrocento italiani, in una dimensione sospesa, silenziosa e atemporale, che crea uno stretto dialogo con l’antico.

Nel 1939 espone di nuovo alla Quadriennale undici opere, tra cui Natante, Rusticana, Ritratto di signora, La donna e il mare (inviato anche alla Biennale di Venezia del 1936), Autoritratto e Ritratto di miss S.K. Natura morta e Il bagno nel parco compaiono alla Quadriennale del 1943.

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