Brozzi Renato

Rentao Brozzi, Centro Tavola - Tecnica: Argento Cesellato e Dorato
Centro Tavola. Tecnica: Argento Cesellato e Dorato

Biografia

Renato Brozzi (Traversetolo, 1885 – 1963) sin da bambino presenta un notevole interesse per il mondo naturale e per l’arte. A quindici anni, finite le scuole, entra nella Fonderia Artistica di Giuseppe Baldi come apprendista, dove inizia a praticare il disegno e la cesellatura.

Dimostra ben presto le sue precoci capacità nella lavorazione dei metalli. Per questo viene spinto sia da Baldi sia dal pittore parmense Daniele De Strobel (1873-1942) ad iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Parma. È allievo di Cecrope Barilli (1839-1911), stringe amicizia con Amedeo Bocchi (1883-1976) e termina l’Accademia in tre anni, invece che in cinque.

Nel 1905 Renato Brozzi esordisce all’Esposizione di Parma, con un piatto d’argento cesellato che mette in evidenza la sua perizia tecnica e la sapienza dei maestri rinascimentali. Ottiene ben presto lodi e apprezzamenti e partecipa a numerose mostre italiane e internazionali.

Il trasferimento a Roma: un rapido successo

Ricevuta una borsa di studio dal Comune di Parma, Renato Brozzi riesce a trasferirsi a Roma per perfezionarsi presso la Regia Scuola d’Arte della Medaglia. La sua fama cresce notevolmente in brevissimo tempo. Espone alle Biennali veneziane, diviene membro dell’Accademia di Brera nel 1910 e socio d’onore di quella di San Luca nel 1919.

Il 1915 vede il suo trasferimento definitivo a Roma, precisamente in Villa Strohl-Fern, insieme ad Amedeo Bocchi. Tra targhe in rame, piatti d’argento cesellati, oggetti come spade e elementi d’arredo e disegni a pastello conquista i letterati e gli artisti che frequenta a Roma.

L’amicizia con D’Annunzio

Nel 1919, a Venezia, avviene il suo incontro con Gabriele D’Annunzio con cui instaura una profonda amicizia e una corrispondenza epistolare duratura. Moltissime saranno le opere che D’Annunzio commissionerà a Renato Brozzi.
Piccoli oggettini cesellati o sbalzati come spille o scatoline decorate con animali, specialità dell’artista, saranno parte della grandiosa collezione del Vittoriale.

Tra piatti, coppe, monumenti pubblici e commemorativi occupano un posto d’onore nella decorazione liberty e animalier italiana. Si pone, in questo senso, accanto ad Alfredo Biagini (1886-1952), anch’egli frequentatore di Villa Strohl-Fern.

Partecipa alle più importanti rassegne italiane fino all’inizio degli anni Quaranta, per poi dedicarsi soprattutto a committenze private e a opere pubbliche. Dopo essersi ritirato a Traversetolo, suo paese natale, vi muore nel 1963.

Renato Brozzi, cesellatore liberty e scultore animalier

La grande sapienza tecnica e disegnativa porta subito Renao Brozzi ad ottenere successi sin dalla giovane età. Ha solamente ventidue anni quando partecipa alla Biennale di Venezia del 1907, presentandovi tre soggetti animalisti che subito mostrano la sua qualità di fine decoratore. Si tratta di Asini, Porchetto e Al pascolo, tre targhette ornamentali di grande sensibilità verista.

Alla successiva Biennale partecipa con ben undici opere tra targhette, studi e piccoli piatti tra cui Pecore, Cervi, Gazzelle in fuga e Tacchino. Emerge da questi studi tutta la sapienza orafa e la precisione cesellatoria di Benvenuto Cellini, suo modello principale.

Ancora, alla Biennale del 1912 Renato Brozzi espone sei piatti per un servizio da frutta commissionato da Ugo Ojetti, una scultura in bronzo argentato con Cerbiatti e una serie di bassorilievi con animali.

Negli anni Dieci inizia a raccogliere numerosi consensi: a San Francisco, nel 1915 vince una medaglia d’oro e gli vengono dedicate le prime personali.
Partecipa ad una collettiva presso la Galleria Pesaro nel 1921, esponendo un centinaio di opere, oggetti d’arredamento, coppe, piccoli animali, disegni preparatori e finissime sculture sbalzate e cesellate.

Ne sono esempio Fagiano argentato, Oche in ascolto, Fregio con conigli, Agnellini, Lotta di galli, Bufaletti. Renato Brozzi espone anche la maestosa Spada d’onore offerta al Generale Diaz dalla città di Venezia nel 1919, occasione in cui aveva conosciuto D’Annunzio.

Per quest’ultimo e per il suo Vittoriale esegue numerose opere tra cui la Coppa del Benaco, piatti sbalzati e oggetti di oreficeria, la Tartaruga cheli. Alla Fiorentina Primaverile del 1922 presenta uno Studio di bufali, quattordici piatti d’argento sbalzati e disegni preparatori di animali in vari atteggiamenti.

Gli anni Venti e Trenta: tra opere celebrative ed esposizioni

Molte sono le opere pubbliche di cui Renato Brozzi si occupa dagli anni venti in poi. Esegue una Vittoria angolare per le mura del Palazzo comunale di Traversetolo.
Diversi monumenti ai caduti, tra Lecce, Parma e Pescara.

Realizza poi, nel 1933, la statuetta con la Vittoria del grano da consegnare al vincitore della battaglia del grano promossa da Mussolini. Una lunga serie di sue opere celebrative durante gli anni del fascismo adornano piazze, ponti e monumenti ai caduti.

Alla Biennale di Venezia del 1926 invia Le damigelle, alla mostra del Sindacato Fascista di Roma del 1929 presenta Gatta con piccoli, Gattine che dormono, Giovani montoni e altri studi di animali. Nel 1932, alla Biennale espone una serie di disegni a tempera e studi di animali, ma anche due sculture in bronzo con gatti.

Presenta altri disegni di animali alla Quadriennale di Roma del 1931 e del 1939. Continua con lavori di sbalzo e cesello fino agli anni cinquanta, lavorando soprattutto per D’Annunzio.

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