" /> Rembrandt Bugatti, Scultore | Biografia, Valutazione e Acquisto Opere

Bugatti Rembrandt

Rembrandt Bugatti. Donna col Cane | Bronzo, Esposta alla Biennale di Venezia del 1910
Donna col Cane (dettaglio). Bronzo, esposta alla Biennale di Venezia del 1910

Biografia

Rembrandt Bugatti (Milano, 1884 – Parigi, 1916) nasce da Carlo, progettista di automobili. Il suo padrino di battesimo è lo scultore Ercole Rosa (1846-1893) che suggerisce per il bambino il nome Rembrandt.

Il padre desidera che il figlio diventi un ingegnere ferroviario, ma Bugatti sin da subito dimostra una propensione per la scultura. Si forma inizialmente nello studio del padre e ben presto si trasferisce con la famiglia a Parigi, in rue Jeanne-d’Arc.

Gli animali allo zoo di Parigi

Passa gran parte del suo tempo nello zoo di Parigi, ad osservare animali esotici mai visti prima. Li studia attentamente, fino a conoscerne precisamente gli atteggiamenti e i movimenti. È una persona solitaria, silenziosa e pensierosa: non ha molti amici, è legato soprattutto agli animali che osserva nello zoo.

Nel suo studio di rue Duméril Rembrandt Bugatti crea le sue sculture animaliste, quasi sempre senza partire da uno studio. È uno scultore istintivo che inizialmente si rifà alla tradizione scapigliata di Paolo Troubetzkoy (1866-1938), amico milanese del padre.

Rembrandt Bugatti esordisce a Venezia nel 1903 con sculture di animali e comincia a farsi notare dalla critica. Visita assiduamente lo zoo di Anversa, città in cui si trasferirà durante la prima guerra mondiale.
Sarà particolarmente affascinato da due esemplari di antilopi senegalesi ospitate nello zoo, e che terrà per qualche mese nel suo studio per realizzare dei modelli. Per il resto, non avrà mai un animale suo, nemmeno un cane.

Rembrandt Bugatti: una personalità tormentata

Ama gli animali, perciò li osserva e li studia non nel loro rapporto con gli uomini, ma nella loro psicologia insita e bestiale, quella reale. Rispetto agli altri animalisti risulta più tormentato, teso a cogliere il tratto distintivo del carattere di ogni animale che rappresenta, esotico o domestico che sia.
Personalità irrequieta, partecipa comunque a numerose mostre e stringe amicizia con il gallerista Adrien Hébrard, da cui espone frequentemente.

All’inizio degli anni Dieci Rembrandt Bugatti si trasferisce ad Anversa e stabilisce il suo studio in una zona limitrofa allo zoo. Così è più vicino ai “suoi” animali e può studiarli quotidianamente, per poi ritrarli in sculture veloci, vibranti, potenti.

La guerra lo sorprende e lo turba profondamente: attraversa un periodo molto difficile in cui si avvicina alla religione. Tormentato dalla sua condizione personale di “esiliato” dalla vita e immobilizzato dall’orrore della guerra, raggiunge l’Olanda. Nel 1816, riesce a rientrare a Parigi, dove si suicida nella sua casa di rue Joseph Bara.

La vibrante scultura animalier

Come accennato, Rembrandt Bugatti esordisce alla Biennale di Venezia del 1903 con due bronzi di animali: Cavalli e Cane. In questi primi anni di approccio con la scultura, l’artista è molto legato al linguaggio vibrante e quasi non-finito della Scapigliatura lombarda.

Lavora senza elaborare disegni o bozzetti: è molto rapido nel processo creativo, perché tutto quello di cui ha bisogno è nella sua mente, nei suoi occhi. Gli animali che ritrae li conosce alla perfezione, pur non avendo studiato anatomia: sa delle loro abitudini, dei loro movimenti e posture.

Quotidianamente ne osserva gli atteggiamenti, le reazioni, ma anche il manto, le piume, il comportamento dell’epidermide e dei muscoli. Coglie antilopi, marabù, tigri, puma, elefanti e cervi in attimi ben precisi, bloccati nella loro vitalità.

Solo in un secondo momento, il tormento scopare in favore di una scultura dettata dall’esperienza e dalla sintesi di movimento ed eleganza formale. Alla Mostra nazionale delle Belle Arti di Milano espone Padre e figlio, L’ippopotamo e Dieci minuti di riposo. L’anno successivo, alla Biennale espone Cervi cinesi, Elefante e leone divorante un osso.

Ormai è riconosciuto dalla critica e apprezzato dal mercato, tanto che alla X edizione della Biennale del 1910 presenta ben sedici opere. Tra di esse vi sono: Due cicogne, Giaguaro, Gazzella, Pellicani, Auroc, Rinoceronte, Tigre che sbadiglia, Gruppo di zebù e Cammelli. Compare anche una figura umana, presenza molto rara nelle opere di Bugatti: è l’Atleta, già esposto nel 1907 presso la Galleria Hébrard.

Anversa

Il trasporto verso il mondo animale per Rembrandt Bugatti diventa ancora più intenso quando si trasferisce vicino allo zoo di Anversa. Per lui sarà un’esperienza brutale osservare l’uccisione degli animali in prossimità della guerra, per evitare che creassero problemi durante i bombardamenti.

Questi ultimi anni sono particolarmente tormentati, ma le opere risultano colme di una forte intensità espressiva. Nel 1911 a Roma espone Giaguaro seduto, Giaguaro a riposo e Tigre.
Alla Mostra della Secessione romana nel 1913, si presenta con ben sette opere. Si ricordano, tra le altre, Due cicogne, Rinoceronte di tre anni, Cerbiatte e Giraffa.

Nel 1914, partecipa alla sua ultima Biennale, esponendovi Elefante, Scimmia cinocefala, Cervo, Antilope e Capre. Alla Biennale di Venezia del 1932 viene ricordato con una serie di dodici opere, tra cui Lama, Gruppo di due avvoltoi, Scimmia sopra la palla, Piccola oca, Pellicano e Struzzo.

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