FERDINANDO BUONAMICI

Ferdinando Buonamici. La Pittrice - Tecnica: Olio su Tela, 32 x 40 cm
La Pittrice. Tecnica: Olio su Tela

Biografia

Ferdinando Buonamici (Firenze, 1820 – 1892) durante la guerra d’indipendenza nel 1848, cui partecipa come volontario nella Prima compagnia della Guardia Accademica, conosce Telemaco Signorini (1835-1901).

Si crea tra di loro una forte e duratura amicizia, che ha portato Signorini a ricordare Buonamici con affetto e come uno dei più ferventi sostenitori dell’Unità. È anche tra i primi frequentatori del Caffè Michelangelo: è tra i decoratori murali di una delle sale, dove nel 1852 esegue l’affresco dedicato a I promessi sposi.

Anche quando esordisce alla Promotrice fiorentina del 1851 Ferdinando Buonamici propone un Soggetto tolto dai Promessi sposi del Manzoni. Continua sul genere letterario per gran parte degli anni Cinquanta, ispirandosi soprattutto a soggetti manzoniani. Si dedica anche a temi di genere di ambito contemporaneo, trattati con vena affettuosa e note argute, che riflettono la sua indole gentile e briosa.

L’impegno politico e la pittura di macchia

Quando nel 1859 partecipa alla seconda guerra d’indipendenza, oltre a confermare le sue convinzioni politiche, riporta anche alcuni brani ispirati dalla campagna militare. Passa molto tempo al fronte con Adriano Cecioni (1836-1886), Signorini e Diego Martelli e si rafforza in lui la volontà di aderire a quella pittura “di macchia” che caratterizza negli stessi anni i suoi amici.

Non abbandona comunque i temi di genere e di storia, anche se negli anni Settanta e Settanta, si dedica più assiduamente al paesaggio. Si trovano in lui richiami al colore e alla forma della Scuola di Piagentina, in particolare a Silvestro Lega (1826-1855).

Ferdinando Buonamici espone a Firenze con regolarità dal 1855 al 1878, anni in cui si sente particolarmente vicino artisticamente e umanamente a Giovanni Fattori (1825-1908). Molto probabilmente in questo periodo i due condividono lo studio e Fattori si occupa personalmente della diffusione sul mercato delle opere dell’amico.

Vicino, negli ultimi anni, allo stile di Odoardo Borrani (1833-1905), tanto che per alcune loro opere c’è stata difficoltà di attribuzione, si ritira pian piano dalla scena. Partecipa alle mostre fino alla fine degli anni Settanta e muore a Firenze nel 1892.

Gli esordi: temi manzoniani e soggetti di genere

Come accennato, gli esordi di Ferdinando Buonamici avvengono nel segno della letteratura manzoniana. Al primo soggetto presentato alla Promotrice del 1851 ne seguono altri dello stesso tipo negli anni successivi. Nel 1855 espone In questa guisa giunse Renzo, ed entrando con faccia adirata e vergognosa gettò i capponi sul tavolo, insieme al dipinto Padre Cristoforo entra in casa di Agnese.

Simili soggetti manzoniani vengono presentati nello stesso anno a Genova e ancora, nel 1856, a Firenze. Ma in questa Promotrice, oltre ad esporre una Lucia dinanzi al padre Cristoforo, presenta anche il quadro di genere Gli orfani.

Un riferimento alla vita quotidiana della Firenze del tempo pervade i dipinti degli anni Cinquanta, trattati già con una pennellata veloce e dal sentore macchiaiolo. L’anno successivo, sempre seguendo il filone sentimentale e arguto Ferdinando Buonamici  presenta Una scena domestica e Il bacio furtivo.
Riproposti nel 1858, vengono accompagnati da Le gioie di una madre, tela di natura bozzettistica ma di ormai precoce stile macchiaiolo.

Dopo aver partecipato alla campagna del ’59, durante la quale esegue disegni e schizzi, realizza un Autoritratto in divisa di volontario toscano e la famosa Caserma di Modena con i volontari della quinta batteria toscana.

Quest’ultimo viene esposto alla Promotrice di Firenze nel 1862, suscitando ottime impressioni, tanto che poi ne sono state elaborate due versioni diverse. Nel 1868 si fa interprete di una ricostruzione in costume, proponendo Un episodio della vita di Benvenuto Cellini.

Ferdinando Buonamici: i paesaggi e la vicinanza alla Scuola di Piagentina

Dalla fine degli anni Sessanta, Ferdinando Buonamici comincia a dedicarsi a tematiche più strettamente legate alla poetica macchiaiola. Paesaggi e intimi interni molto affini a quelli di Lega, Borrani e Fattori cominciano a comparire alle Promotrici.
Già nel 1866 presenta Interno di cucina di campagna, mentre nel 1868 Veduta del colle di Fiesole, conservato alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti.

È proprio in queste opere che si manifesta la sua vicinanza alla poetica della Scuola di Piagentina, con i suoi equilibri cromatici e formali e con il suo richiamo al severo linguaggio del Quattrocento toscano. Contemplazione e lirismo, calma statica e un naturalismo sincero e complesso indentificano tanto le opere di Lega e Borrani, quanto quelle di Ferdinando Buonamici.

Nel 1871 presenta Una scena domestica e Gelosia infantile, nel 1872 La nonna e nel 1873 Una domanda curiosa, Veduta lungo l’Arno e Interno di casa rustica. Lo studio della geografia e La lezione compaiono alla Promotrice del 1874. Questi ultimi dipinti vengono ripresentati più volte dal 1875 al 1878, quando ormai l’attività pittorica di Buonamici si fa meno intensa, come la sua partecipazione alle mostre.

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