LUIGI BUSI

Luigi Busi. Gioe Materne - Tecnica: Olio su Tela
Gioe Materne. Tecnica: Olio su Tela

Biografia

Luigi Busi (Bologna, 1838 – 1884) nasce in una famiglia già legata al mondo dell’arte. Il padre Giuseppe è musicista e permette al figlio dodicenne di entrare al Collegio Artistico Venturoli di Bologna, dove si forma sotto l’ala di Gaetano Serra Zanetti (1807-1862).

Contemporaneamente frequenta presso l’Accademia di Belle Arti i corsi di Clemente Alberi (1803-1864) e di Napoleone Angiolini (1797-1871).
Gli esordi in Accademia sono legati alla pittura di storia e sono accolti tra una serie di critiche positive. L’artista, così giovane, è già in grado di allontanarsi dai precetti strettamente accademici per sperimentare un personale approccio al verismo.

Il fondamentale pensionato a Roma

Nel 1858, grazie all’ottenimento del pensionato Angiolini, Luigi Busi compie un soggiorno a Roma, per lui fondamentale. Qui può approfondire la sua indagine sul vero e coniugarla alla pittura di storia, iniziando anche una solida ricerca luministica.

Inoltre fa la conoscenza di artisti chiave del periodo: Cesare Fracassini (1838-1868), Federico Faruffini (1833-1869) e Mariano Fortuny (1838-1874). Poi, il contatto con le opere di Stefano Ussi (1822-1901) conferma la sua volontà di dare alla pittura di storia un indirizzo verista.

Il rinnovamento della pittura bolognese

Nel 1860 ritorna a Bologna, continuando a dedicarsi a soggetti di storia e ottenendo numerosi riconoscimenti e l’avallo della critica e del pubblico. Gli vengono commissionati numerosi ritratti e non manca di occuparsi di grandi incarichi pubblici.

Verso gli anni Settanta, il suo interesse non è più soltanto rivolto alla grande pittura di storia, ma anche al racconto della quotidianità. Si dedica, infatti, ad una serie di dipinti di gusto aneddotico o di significato moraleggiante che riguardano la storia contemporanea bolognese.

La ricerca verista è sempre presente nella sua freschezza cromatica, anche se a volte i suoi dipinti sfociano in un patetismo appena accennato.

Ciononostante Luigi Busi può essere considerato una sorta di innovatore della pittura bolognese della seconda metà dell’Ottocento. Ancora nel pieno dell’attività artistica, muore nel 1884 a Bologna, a soli quarantasei anni.

Luigi Busi: la pittura di storia e la ricerca del vero

Ancora studente, Luigi Busi partecipa con grande successo alle Esposizioni degli anni Cinquanta, presentando studi e disegni. Questi, seppur ancora acerbi, dimostrano la grande indipendenza dell’artista dalle imposizioni classiche, in favore di un’istintiva adesione al vero.

Nel 1855 esordisce con L’incontro di Giacobbe con Rachele, seguito poi nel 1857 da Nicolò de’ Lapi prima del supplizio e nell’anno successivo da La figlia di Jeffe.

Tali temi storici e biblici ottengono un immediato successo di critica, tanto che Busi ottiene il pensionato a Roma. Qui, la ricerca verista si fa intensa e diviene ormai l’unica vera finalità dell’artista, mantenendo sempre vivo l’indirizzo storico.

Tornato a Bologna ricco di nuove suggestioni legate alla ricerca realista, realizza una serie di opere dal forte impianto cromatico e chiaroscurale.

Ne sono esempio Le ultime ore del doge Foscari e soprattutto il Torquato Tasso e il cardinale Cinzio Aldobrandini nel convento di Sant’Onofrio a Roma, esposto a Bologna nel 1864 e poi all’Esposizione Universale di Parigi del 1867.
Le lodi ricevute lo accolgono come un vero innovatore della pittura di storia bolognese.

La narrazione della quotidianità bolognese

Negli anni Settanta l’urgenza di un richiamo alla contemporaneità si fa strada in Luigi Busi, che affianca i temi storici a soggetti della quotidianità. L’intento morale e sentimentale è evidente in dipinti quali Visita di condoglianze, esposto e premiato a Parma nel 1870.

All’Esposizione di Torino del 1874 presenta Incertezza, un dipinto sempre legato al genere aneddotico, trattato comunque con evidente adesione alla realtà. L’anno successivo viene premiato per le Conseguenze di un matrimonio celebrato col solo rito religioso, una delle sue opere più famose.

All’Esposizione Nazionale di Napoli del 1877 invia tre fondamentali dipinti: Visita alla puerpera, Gioie materne e I primi passi. Mentre a Milano nel 1881 espone L’onomastico di Bebè, poi riproposto all’Esposizione di Belle Arti di Roma del 1883.

Dopo la sua morte, avvenuta nel 1884, all’Esposizione di Bologna del 1889, vengono presentate nove sue opere, tra cui quattro Figure allegoriche, La lettura del testamento, Le rondini.

Le commissioni pubbliche

Luigi Busi, nel corso degli anni Settanta, riceve una serie di incarichi per opere su tela o murali per palazzi pubblici o chiese. Il martirio dei Santi Vitale e Agricola viene realizzato per l’omonima chiesa bolognese nel 1873. Esegue poi le pitture murali con l’Adorazione dei Magi e alcuni putti nella cappella di Villa Hercolani Belpoggio a Bologna.

Si occupa delle decorazioni dello scalone di Palazzo Pighini a Imola, del Teatro Comunale di Bologna e della Sala Rossa del Palazzo Comunale a Bologna.

Anche in queste espressioni Busi risulta completamente innovativo: pur trattandosi di decorazioni sacre o allegoriche, il suo riferimento al naturalismo rimane sempre vivo e presente.

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