Calvi Ercole

Ercole Calvi. Bocco del Rio del Castello. Tecnica: Olio su tela
Bocco del Rio del Castello. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Ercole Calvi (Verona, 1824 – 1900) si forma al seguito di Lodovico Macanzoni (1779-1860) e di Giuseppe Canella (1788-1847). Proprio partendo dall’esperienza vedutistica del maestro Canella, Ercole Calvi diviene uno dei più importanti paesaggisti veronesi della seconda metà dell’Ottocento.

Mentre, però, Giuseppe Canella era ancora profondamente legato alla concezione classica e arcadica del paesaggio, intessuta di riferimenti olandesi, Ercole Calvi si rivolge verso una direzione realista.

Ben presto, si specializza in paesaggi urbani della sua Verona, ma anche nell’esecuzione di vedute lacustri e montane. Tutte realizzate dal vero intorno ai laghi veneti e lombardi, come il lago di Garda e il lago Maggiore, lo portano a partecipare a una lunga serie di esposizioni italiane, fino alle soglie del Novecento.

Ercole Calvi, animatore della cultura verista veronese

I suoi esordi sono legati all’ambito scenografico, ma quasi immediatamente si rivolge al paesaggio, esponendo per la prima volta nel 1843. Grazie al collezionismo locale di Giacomo Franco, riesce anche ad entrare in contatto con il vedutismo bavarese di Julius Lange (1817-1878), molto più orientato verso esiti realisti.

Alla vigilia imminente della guerra d’indipendenza, compie un soggiorno a Milano, dove si confronta con le vedute e gli interni di Giovanni Migliara (1785-1837). Rientrato a Verona, si lega all’ambiente dell’Accademia di Pittura e Scultura di cui diventa socio nel 1859. Proprio a lui è dovuta gran parte dell’attività di rinnovamento in senso verista dell’Accademia.

Una fiorente attività espositiva

Direttore per diversi anni della Società di Belle Arti, continua in modo assiduo a partecipare alle rassegne locali e più in generale a quelle dell’intera penisola. Inizialmente apprezzato soprattutto per la minuziosità del segno e per la levigatezza e trasparenza del colore, solo in un secondo momento si fa interprete di un tratto più veloce e moderno.

Ai soggetti lacustri e montani, arricchiti di un’atmosfera “umida” e intima, Ercole Calvi aggiunge scene urbane e dipinti di carattere celebrativo risorgimentale. Non di rado, appaiono camicie rosse, o scene appartenenti al filone patriottico.

Comunque, circa un decennio dopo l’Unità d’Italia, i soggetti di Ercole Calvi cominciano a farsi convenzionali e monotoni. La critica nota la grande differenza tra le vedute classiche e ripetitive del pittore e quelle molto più veriste e innovative di autori come Vincenzo Cabianca (1827-1902).

In ogni caso, continua ad esporre per molti altri anni a Milano, Torino, Napoli, Genova e Firenze, ottenendo sempre un discreto successo di mercato. Muore a Verona nel 1900.

Ercole Calvi: il paesaggio realista a Verona

L’esordio di Ercole Cavli avviene nel solco del maestro Giuseppe Canella nel 1843, a Verona. Nel 1847 espone invece a Torino Zizano sul lago di Garda, dando subito una prima impronta alla propria produzione. Moltissimi, infatti, saranno nel corso degli anni i soggetti lacustri e montani delle terre d’origine del pittore.

Inizialmente trattate con una pittura fine e traslucida, classica nella descrizione particolareggiata delle foglie, delle acque, delle montagne, in seguito si indirizza maggiormente verso un realismo più sincero.

Non sono rare le incursioni nei temi risorgimentali: nel 1850 all’Esposizione di Torino invia Veduta di Verona col ritorno dei feriti austriaci, 6 maggio 1848, Il 22 marzo 1848 a Milano. Queste vedute che richiamano le guerre di indipendenza sono accompagnate poi da Veduta della Svizzera e La fiera di Gravedona.

La sua precisa e aggraziata pittura, sempre più vibrante e fatta di piccole pennellate con il passare degli anni, si presenta con ben dieci dipinti alla Promotrice genovese del 1855. Vi presenta Valle del Bova in Brianza, La sorgente della Madonnina nella Valle Trompia, Lago d’Idro in Val Sabbia, Colico sul Lago di Como, Veduta della Valpolicella nel Veronese e Riposo dei pescatori.

Paesaggi lacustri e montani del lombardo veneto

I soggetti di Ercole Calvi sono per molti anni quelli che ritrae en plein air tra il Veneto e la Lombardia. L’immaginario di calma e tranquillità dei laghi di Garda, Maggiore, Como di Santa Croce sono rese attraverso atmosfere limpide o nebbiose, popolate da piccole figure di pescatori all’opera.

Se alcune vedute risultano leggermente di carattere aneddotico, questo viene smorzato dalla semplicità della resa cromatica e luministica, senza sbavature o eccessi. Dopo l’Unità d’Italia, prende parte all’Esposizione di Firenze del 1861 con Lago di Como, Il convento di San Vittore vicino Feltre, Il lago di Garda, Castiglione in Lombardia e Lo sbarco.

La perfetta ed equilibrata modulazione cromatica, le sapienti sfumature atmosferiche accompagnano però motivi consueti e ripetuti fino agli anni Novanta dell’Ottocento. Partecipa all’Esposizione Nazionale di Parma del 1870 con Valle di Brenta, e alla Promotrice genovese del 1873 con Lago di Oggiono, Castello vicino Lecco, Colonno sul lago di Como e Castello di Sirmione sul lago di Garda.

Da questo momento in poi, le sue opere si fanno sempre più ripetitive e il consenso da parte della critica va piano piano diminuendo. È presente comunque all’Esposizione Internazionale di Venezia del 1887 con Venezia, Piazza San Marco, Brughiera in Somma, Pescarenico, Brughiera lombarda e Monte Baldo. Due vedute di Roma e Venezia compaiono all’Esposizione di Belle Arti di Roma del 1893.

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