Calvi Pietro

Pietro Calvi. Busto di Sceicco (dettaglio). Scultura in Bronzo e Marmo
Busto di Sceicco (dettaglio). Scultura in Bronzo e Marmo

Biografia

Pietro Calvi (Milano, 1833 – 1884), scultore milanese, si forma presso l’Accademia di Brera studiando al seguito di Giovanni Seleroni (1807-1894). Il maestro cremonese lo incoraggia subito nell’utilizzo e nella combinazione di materiali diversi, tanto che proprio questa diventerà la sua cifra caratteristica.

Inizialmente, Pietro Calvi collabora con Seleroni alla realizzazione di statue per il Duomo di Milano e per la Galleria Vittorio Emanuele. Ma il vero esordio risale all’Esposizione di Torino del 1868.

Il successo in Italia e all’estero

L’unione materica di bronzo e marmo lo rende immediatamente famoso non solo al pubblico italiano, ma anche a quello internazionale.
Dal 1872 al 1883, infatti, Pietro Calvi espone alla Royal Academy di Londra, pur partecipando regolarmente alle esposizioni torinesi fino all’anno della sua morte.

Proprio l’uso di materiali eterogenei come il marmo bianco o policromo unito al bronzo lo rende diverso dagli altri scultori e per questo molto ricercato.
Anche nelle tematiche Pietro Calvi risulta decisamente peculiare, vista la sua attenzione nei confronti di busti di personaggi della letteratura, dell’opera o della mitologia.

Un certo esotismo dunque si viene a generare sia grazie alle tematiche che grazie alla commistione di bronzo e marmo, soprattutto nella realizzazione personaggi orientali o africani.

Linee armoniose, eleganti e raffinate vanno a descrivere il repertorio statuario di Pietro Calvi, pervaso da un verismo forte e solido. La sua carriera, purtroppo, subisce un prematuro arresto, poiché l’artista muore nel 1884, a soli cinquantuno anni.

Pietro Calvi: l’unione materica tra marmo e bronzo

Il maestro di Pietro Calvi in Accademia, Giovanni Seleroni, lo incoraggia sin da subito alla trattazione di diversi materiali. Dunque il giovane scultore, sin da subito abile sia nella modellazione del marmo che del bronzo, inizia ad unirli per la realizzazione di singole statue o busti.

Il risultato risalta immediatamente agli occhi del pubblico. Il contrasto tra candore del marmo e la lucentezza scura del bronzo vengono armonizzati magistralmente.

L’esordio torinese del 1868 è proprio segnato da una delle sue sculture più significative. Sceglie come soggetto lo shakespereano Otello, il moro protagonista dell’omonima tragedia.

Lo sguardo incredulo e disperato di Otello è rivolto al fazzoletto di Desdemona. Il volto in bronzo del busto contrasta con innata eleganza con il bianco marmoreo della veste e del fazzoletto tra le scure mani.

Si pensa che per quest’opera Pietro Calvi abbia preso come modello il primo attore africano che in Europa interpretò Otello nel 1826, Ira Aldrige. Si tratta probabilmente di un omaggio, dato che l’attore muore proprio nel 1868, anno in cui Pietro Calvi espone il busto a Torino.

L’amore per l’esotico è un fattore culturale ed emotivo che caratterizza tutta la produzione dello scultore. Dopo l’Otello, che garantisce la svolta della carriera, Pietro Calvi espone nel 1869 a Firenze un Putto dormiente e l’anno successivo partecipa al Salon parigino.

Il fascino dell’esotismo

Sempre nel 1870 compare all’Esposizione di Parma di nuovo con l’Otello e poi con una sensuale Baccante, solamente in marmo. Dal 1872 partecipa per oltre dieci anni alle mostre della Royal Academy a Londra, entrando con successo nel mercato inglese.

A Milano, nello stesso anno, prende parte all’Esposizione Nazionale. Vi espone le due allegorie dell’Autunno e della Primavera, Nennella un busto che riflette un costume popolare romano e soprattutto Selika.

Questo busto in marmo e bronzo rappresenta la regina di colore Selika, protagonista dell’opera Africaine di Giacomo Meyerbeer. L’eroina Selika, capo di una tribù indigena ai tempi di Vasco da Gama viene rappresentata da Pietro Calvi sempre unendo bronzo e marmo.

Quest’ultimo, utilizzato per mantello tipico della regina, sembra soffice nella sua mimesi del reale. Un’intensa drammaticità pervade tutto il busto, proprio come se fosse preso dalla performance teatrale dell’attrice.

Figura più ispirati alla quotidianità popolare compaiono all’Esposizione di Napoli del 1877, Mariuccia e Gennariello. Insieme ad essi, Pietro Calvi propone anche una Arianna in marmo.

Altri busti di personaggi letterari vengono presentati all’Esposizione di Torino del 1880. Tra di essi, quelli sempre in marmo e bronzo La zia Cloe, Lo zio Tom, e in marmo Lucia e Graziella.

Nel 1883 partecipa all’Esposizione di Belle Arti di Roma con Un’alba di carnevale, Menestrello e i più intensi Aida e Moro di Venezia. Questi due busti rappresentano il culmine della poetica di Pietro Calvi, che l’anno successivo partecipa alla sua ultima esposizione di Torino.

Vi presenta i famosi Aleydah e Ben Alì – Ben Ladiar, ultimi due busti in marmo e bronzo che ci restituiscono in pieno il fascino dell’esotico, in cui i bianchi turbanti circondano delicatamente i volti scuri e levigati in bronzo.

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