Canella Carlo

Carlo Canella. Porta Tosa in Milano. Tecnica: Olio su tela
Porta Tosa in Milano. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Carlo Canella (Verona, 1800 – Milano, 1879), fratello minore di Giuseppe, si forma inizialmente proprio seguendo i suoi insegnamenti. In seguito frequenta l’Accademia Cignaroli di Verona, cui sarà legato per molti anni, perché vi lavorerà come insegnante dagli anni Trenta in poi.

Si identifica subito come un pittore di vedute e di interni prospettici, ma esordisce all’Accademia di Brera tra il 1829 e il 1830 con una serie di ritratti ad olio. In seguito, i suoi soggetti prediletti sono scorci urbani e agresti della sua Verona, ma anche di Venezia, Milano e Firenze. Nel 1834 il suo nome compare in alcune cronache veronesi, designato come frescante in una villa privata.

Nel 1835, invece, partecipa con una serie di vedute di Verona all’Esposizione braidense e poco dopo a quella dell’Accademia di Verona, con un’altra lunga serie di dipinti dello stesso genere.

Carlo Canella, un vedutista tra Verona e Milano

È proprio in questo momento che si può dire avviata la carriera di vedutista di Carlo Canella, preciso e delicato nella costruzione prospettica di paesaggi ed interni.

Essi, spesso animati da piccole figure all’opera, si uniscono alla pittura di genere, sempre però inserita nel contesto più ampio della veduta. In questo, Carlo Canella si può affiancare al collega milanese Giovanni Migliara (1785-1837). Non solo, le scene inserite all’interno di vedute di ascendenza classica sono da ricondurre alle piccole macchiette, protagoniste della pittura di genere fiamminga.

Dopo essere stato nominato professore all’Accademia Cignaroli di Verona, Carlo Canella continua comunque ad esporre nella stessa istituzione, ma anche a Brera, a Venezia e a Firenze. Proprio a queste città, tra l’altro, è dedicata la maggior parte delle sue vedute.

Anche molte prospettive hanno come soggetto i maestosi interni di chiese di Firenze, Milano o Venezia, realizzati con particolare perizia tecnica e cromatica. Pittore e viaggiatore instancabile fino alla fine, partecipa alle esposizioni anche molto anziano, fino a due anni prima della sua morte, avvenuta a Milano nel 1879.

Carlo Canella: le vedute urbane e gli interni prospettici

L’esordio di Carlo Canella a Brera all’inizio degli anni Trenta avviene nel segno del ritratto. Ma la vera cifra caratteristica dell’autore sarà per tutto il corso della sua carriera la veduta. Formatosi infatti sull’esempio del fratello, Carlo Canella si concentra ben presto sulle vedute della sua Verona, precisissime nella resa atmosferica e classiche nell’impostazione.

Piccole figure animano i paesaggi, intente nelle loro attività, ma di grande importanza sono anche gli interni realizzati con accurati studi luministici e prospettici. Nel 1836 espone a Verona una serie di opere tra cui Ingresso nella Chiesa di San Bernardino nel giardino dei morti.

Mentre nel 1837 a Brera invia, tra le altre cose, Interno di uno studio di pittura dal vero. Si tratta molto probabilmente del ritratto del fratello nello studio, illuminato da un’ampia finestra sullo sfondo, che allarga notevolmente lo spazi. Una variante del dipinto in questione comparirà nel 1856 a Verona, come avverrà poi per molti altri dipinti.

Diverse versioni delle stesse opere

Piccoli particolari o momenti diversi della giornata fanno sì che diverse versioni degli stessi soggetti compaiano alle esposizioni, come avviene per Veduta lungo lo stradone di San Fermo a Verona, Effetto di neve cadente. Nel 1848 a Firenze espone Interno della Chiesa di S. Anastasia a Verona, Veduta lungo l’Adige a Verona, Interno di una cucina villareccia.

All’Esposizione di Firenze del 1861 compaiono La famiglia del contadino, La cerimonia della lavanda dei piedi all’interno del Duomo di Verona, L’Avemaria del pescatore, Il sonno dell’innocenza.

Alla Promotrice di Genova del 1866 vengono invece esposte Il raccolto del frumento, La trebbiatura, Interno del Duomo di Milano, Interno della Chiesa dei Frari a Venezia e Piazza Po, Torino. Tutti dipinti questi che testimoniano anche i viaggi che Carlo Canella compie tra Torino, Milano, Venezia e Firenze.

Continua a dipingere e ad esporre per tutti gli anni Sessanta. Nel decennio successivo comincia a partecipare alle rassegne con un numero minore di opere, ma la sua presenza è documentata fino al 1877. Proprio in questo ultimo anno di apparizione pubblica espone a Firenze La cucina del curato e La riva degli Schiavoni a Venezia, e a Genova La chiesa di San Fermo a Verona.

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