Canonica Pietro

Pietro Canonica, L’Abisso (dettaglio). Tecnica: Marmo, Museo Pietro Canonica
L’Abisso (dettaglio). Tecnica: Marmo, Museo Pietro Canonica

Biografia

Pietro Canonica (Moncalieri, 1869 – Roma, 1959) entra molto presto all’Accademia Albertina di Torino, dove segue di corsi dello scultore Odoardo Tabacchi (1831-1905). Nei primi anni è collaboratore del maestro in diversi incarichi nell’area torinese, ma nel 1884 apre un suo studio.
Inizia a ricevere ben presto numerose committenze: lavora il marmo, il gesso e il bronzo, ottenendo i primi successi di critica sia in Italia che in Europa.

Le sue sculture studiano il vero nella sua essenza più pura, ereditando il realismo dei grandi maestri dell’Ottocento come Vincenzo Vela (1820-1891). Dunque, visione reale e idealizzazione si uniscono in una plastica denotata da una grande perizia tecnica che guarda all’arte classica.

Tutto ciò va a sommarsi a tensioni sentimentali di matrice romantica, all’indagine dell’equilibrio della forma derivata dal Quattrocento fiorentino, alla leggiadria neoclassica.

Esordisce all’Esposizione di Torino del 1886 e dopo poco tempo si trasferisce prima a Firenze e poi a Roma per perfezionarsi. Da questo momento in poi, la sua scultura raggiunge una tale maturità di intenti che la critica non può far altro che riconoscere la sua perfezione.

Il rapido successo di Pietro Canonica

Espone tanto in Italia, in particolare alle Biennali veneziane, quanto all’estero, fino agli anni Trenta del Novecento. Dramma e passioni entrano nei suoi marmi e gessi, tutti governati da un equilibrio compositivo eccezionale, attraverso pose ardite e particolari.

Oggi quasi tutte le opere dello scultore sono conservate nel Museo Pietro Canonica di Roma, a Villa Borghese. Esse evidenziano la sua grande potenza espressiva nel corso degli anni Novanta e del Novecento, attraversando allegorie, soggetti sacri, narrazioni quotidiane, composizioni realistiche e prorompenti monumenti romantici.

Sebbene in qualche caso Pietro Canonica si sia spinto verso soluzioni liberty, rimane profondamente lontano dalle correnti e dal gusto coevo. È più interessato alla precisione tecnica e alla resa del sentimento, proprio in senso romantico.

La “Fortezzuola”

Nel 1910 ottiene la cattedra di Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia e nel 1922 presso quella di Roma. A questa data risale il suo definitivo trasferimento a Roma e il suo attaccamento alla città.

Decide di lasciare tutte le sue opere al Comune di Roma in cambio di una residenza sul Palatino e poi di una casa-studio in Villa Borghese, la “Fortezzuola”. Preferisce restaurarla con le proprie forze e di renderla il luogo della sua ricerca: oggi è sede del Museo a lui dedicato. Negli ultimi anni si ritira qui con la moglie continuando a dedicarsi alla scultura, ma partecipando sempre più raramente alle esposizioni.

Si dedica soprattutto a committenze pubbliche che riceve anche dalla Turchia, dall’Egitto, dall’Argentina. Lavora monumenti celebrativi e funerari in Italia, dove, nel 1950 ottiene la nomina di Senatore a vita per meriti artistici. Dagli anni Venti, si è dedicato anche all’attività musicale, componendo soprattutto melodrammi e liriche. Muore a Roma nel 1959.

Pietro Canonica, “il vero nella forma più pura”

Con queste parole Pietro Canonica definisce la sua ricerca plastica, incentrata su una indiscutibile abilità tecnica e sulla contemporanea ricerca della purezza nel vero. Non entra nelle avanguardie, non si fa attrarre dalle Secessioni, rimane fedele all’indagine romantica del bello e del sentimento, sempre legati all’equilibrio di matrice classica.

Ottiene un rapido successo dopo il suo esordio torinese del 1886, quando espone Annalena e due ritratti maschili. Sempre a Torino, nel 1889 presenta Al fonte di Samaria e un Ritratto e molti alti ritratti espone a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta.

Pietro Canonica si inserisce subito nei salotti dell’aristocrazia europea, perché grazie alla sua perizia tecnica e alla passione ce emerge dai sui soggetti, attira i gusti dell’alta società. Realizza per essa, busti, ritratti, opere celebrative e funerarie, con la sua consueta attenzione al dramma interno dei personaggi.

Equilibrio formale e sentimento

Alla I Biennale di Venezia del 1895 invia Istinto materno e a quella del 1897 la realistica scultura in marmo Contadina di Gressoney. Il delicatissimo e affascinante busto Sogno di primavera, insieme al sofferente Cristo crocifisso compaiono alla Biennale del 1899.

Un cospicuo gruppo di opere compare alla Biennale del 1901: Comunicanti, Cristo, La dichessa di Genova, Mario: testa di bimbo, Ex humo ad sidera, Tommaso Vallauri. Una religiosa compostezza classica, latrice di delicati equilibri formali, pervade gran parte delle opere di Pietro Canonica presentate alle Biennali dal 1907 al 1920.

A quella del 1912 viene allestita una sua personale con diciassette opere. Tra di esse compaiono Donna Franca Florio, Principessa Doria Pamphilj, Contessina Lutzow, La Pietà, L’abisso e Ritratto di bambina. Partecipa poi alla Quadriennale di Roma del 1931 con La signora Almagià, La contessa Mazzolani, Cristo.

I monumenti celebrativi in Italia e all’estero

La tecnica perfetta, il disegno raffinato, l’afflato spirituale che emerge da tutte le opere di Pietro Canonica, gli permettono di lavorare per i più importanti committenti europei. Si occupa di opere celebrative per l’Italia, per l’Inghilterra, per la Turchia e soprattutto per la Russia: realizza numerosissimi ritratti per la corte degli zar.

La continua e determinata ricerca del bello spirituale e formale si trova tanto nei ritratti quanto nei monumenti ai caduti o nelle opere funerarie.

Per gli zar realizza la Granduchessa M. Paulovna Vladimiro di Russia, Nicola II zar di Russia, Beatrice e il Monumento a Nicola Nicolajevich. Per la corte inglese,  tra le altre opere, nel 1903 esegue una Regina Vittoria da collocare nei Giardini di Buckingham Palace. Lavora poi in Argentina, in Colombia, in Iraq.

In Italia, molti sono i suoi monumenti ai caduti che oggi campeggiano nelle piazze delle nostre città. Inoltre, Pietro Canonica si occupa della realizzazione delle formelle dei portali abbaziali di Casamari e Montecassino. A San Pietro sono state destinate le statue di Don Bosco, Domenico Savio con un fanciullo e il monumento funerario di Benedetto XV.

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