Capone Gaetano

Gaetano Capone. Gioie Domestiche (dettaglio). Tecnica: Olio su su tavola , 10 x 15 cm. Firmato in basso a destra "G. Capone". Titolato sul retro "Gioie domestiche"
Gioie Domestiche (dettaglio). Tecnica: Olio su su tavola. Firmato in basso a destra "G. Capone". Titolato sul retro "Gioie domestiche"

Biografia

Gaetano Capone (Maiori, 1845 – 1924) si forma presso l’Istituto di Belle Arti di Napoli con Tommaso De Vivo (1790-1884). Poi si trasferisce a Roma, dove, presso l’Accademia di San Luca diviene allievo di Cesare Fracassini (1838-1868).

Nel 1864, è impegnato come aiutante del maestro nella realizzazione degli affreschi della navata centrale in San Lorenzo fuori le mura. Morto Fracassini, nel 1868, Gaetano Capone, suo pupillo, rientra a Napoli per continuare a studiare.

Questa volta, ha come maestri Filippo Palizzi (1818-1899) e Domenico Morelli (1823-1901) da cui apprende quel linguaggio verista che lo caratterizzerà per l’intera sua attività pittorica.

Maiori

Terminata la formazione a Napoli, Gaetano Capone ritorna nella sua Maiori. Qui comincia a dedicarsi a scene di genere molto legate alla tradizione della scuola napoletana. Esordisce nel 1864 a Napoli, proprio con un dipinto di genere. Ma è all’Esposizione Nazionale di Napoli, che il pittore conosce il verso primo successo di pubblico.

Negli anni, oltre ad esporre presso le Promotrici napoletane, Gaetano Capone partecipa a quelle fiorentine, genovesi, milanesi e torinesi. Al 1883 si data la sua presenza alla Mostra Nazionale di Belle Arti di Roma, al 1887 a quella di Venezia e al 1892 a quella di Palermo.

Una vasta produzione da “costaiolo”

Se inizialmente la sua produzione è legata soprattutto a scene di genere e a rappresentazioni della quotidianità popolare, negli anni a seguire, Gaetano Capone si specializza nei paesaggi e soprattutto nelle marine. Insieme ad altri autori di Maiori o della Costiera, prende il nome di “pittore costaiolo”, perché appunto interprete della quotidianità e del paesaggio maiorese.

Negli ultimi anni della sua vita, il pittore comincia ad inoltrarsi anche nella pratica dell’acquarello, immortalando con delicatezza numerosi paesaggi amalfitani. Con questa produzione, Gaetano Capone ottiene un notevole successo anche all’estero, soprattutto in Inghilterra e in America.

È anche autore di diverse decorazioni di chiese maioresi. Ne sono esempio quella di Casal Velino, la Badia di Trinità di Cava e la Collegiata di Maiori. Partecipa alle esposizioni napoletane fino alle soglie del Novecento, quando piano piano la sua attività pittorica si fa sempre più rada. Muore nella sua Maiori nel 1924.

Gaetano Capone: tra dipinti di genere e marine maioresi

Partito dal linguaggio classico di Tommaso De Vivo e da quello purista di Fracassini, Gaetano Capone passa dalle imponenti decorazioni alla pittura da cavalletto. In realtà, anche in seguito, quando si stabilisce definitivamente nella sua città Maiori, il pittore rimarrà sempre in qualche modo fedele a quello stile, soprattutto nelle decorazioni sacre.

Per quanto riguarda invece la produzione più legata ad un saldo verismo ereditato da Palizzi, ma anche ad un cromatismo più libero e caldo, forse poetico, trasmessogli da Morelli, bisogna giungere agli anni Settanta, dopo il rientro a Napoli.

Ma è nel 1864, quando Gaetano Capone è ancora a Roma, che esordisce alla Promotrice napoletana con Un mendico. Due anni dopo si presenta con La ricompensa dopo il racconto e Vien chiamato, mentre nel 1867 espone Ozio, Vizio e lavoro.

In queste opere, la pennellata risulta ancora levigata e la descrizione minuta della realtà si coniuga a tematiche leggere, tratte dalla quotidianità napoletana o romana. Dopo il trasferimento a Napoli, alla morte di Cesare Fracassini, il contatto con Palizzi e Morelli lo vota completamente al verismo.

La costiera amalfitana

La svolta nel linguaggio di Gaetano Capone già si nota alla Promotrice fiorentina del 1875, quando vi presenta Barca peschereccia nella costiera di Amalfi. La tavolozza si schiarisce, la narrazione si fa meno rigida e più libera, come la pennellata, caratterizzata da una maggiore sintesi formale.

L’anno successivo a Genova invia La piccola massaia e Fra gli scogli, mentre all’Esposizione di Napoli del 1877, avviene il suo vero incontro con la critica. Presentando Il catechismo al villaggio, Gaetano Capone dimostra di essere ormai legato alla pittura di genere.

L’aneddoto, la scena quotidiana sono raccontate però con equilibrio e purezza. Lo dimostrano dipinti come I figli affettuosi in assenza della mamma e La famiglia del pescatore amalfitano comparsi a Torino nel 1878.

Sempre a Torino, all’Esposizione del 1880 invia La zingara di Maiori e Una ritirata precipitosa, mentre a Roma nel 1883 presenta L’incasso dei limoni di Maiori. Continua su questa linea per molti anni, fino all’Esposizione di Venezia del 1887 in cui, sempre accolto con benevolenza dalla critica, invia tra le altre opere, Case pescherecce e Fermata piacevole.

Nel racconto della Costiera Amalfitana, con Salerno, Maiori, Ravello e Amalfi stessa, Gaetano Capone si fa interprete di una tavolozza variegata e luminosa. La pennellata, anche con l’impiego dell’acquarello, si fa sempre più sciolta, fino a giungere agli anni Novanta. All’Esposizione di Palermo del 1892 invia Gioie domestiche, Nevicata e Mezza figura, dipinti che confermano il suo successo anche all’estero.

Un forno in campagna compare all’Esposizione Internazionale di Roma del 1893, mentre partecipa alla sua ultima esposizione nel 1896, alla Triennale di Torino. Vi espone La piazza del Duomo di Amalfi e In attesa che il pane si cuocia.

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