Caputo Ulisse

Ulisse Caputo. Le Calze Verdi. Tecnica: Olio su tela, 102 x 134 cm
Le Calze Verdi. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Ulisse Caputo (Salerno, 1872 – Parigi, 1948) acquisisce le prime nozioni di disegno e pittura dal padre, decoratore e scenografo al Teatro Verdi di Salerno. Successivamente studia presso Riccardo Alfieri a Cava dei Tirreni per poi entrare nell’Accademia di Belle Arti di Napoli.

Qui ha come maestri Stanislao Lista (1824-1908) e Domenico Morelli (1823-1901), ma contemporaneamente frequenta anche lo studio di Gaetano Esposito (1858-1911).

Soprattutto quest’ultimo influisce sulla formazione del linguaggio di Ulisse Caputo, con il suo colorismo forte e legato alla tradizione seicentesca. L’esordio dell’artista salernitano avviene alla Promotrice napoletana del 1897, con due dipinti di genere dalla personalissima interpretazione cromatica.

Parigi

Nel 1899 Ulisse Caputo si reca a Parigi per raggiungere i suoi amici pittori Pietro Scoppetta (1863-1920) e Arnaldo De Lisio (1869-1849). Visita l’Esposizione Universale del 1900 e rimane affascinato dal linguaggio moderno dei pittori John Singer Sargent (1856-1925) e Richard Miller (1875-1943). Proprio da quest’ultimo inizia a prendere lezioni di pittura, attratto dal suo impressionismo trasognato e luminosissimo.

Da questo momento in poi, si forma il vero e proprio linguaggio di Ulisse Caputo: inizia ad adottare pennellate libere e ricche di luce. L’influenza di Miller si definisce sempre di più, anche se il rapporto tra i due termina con un litigio nel 1907.

Nel frattempo, Ulisse Caputo si mantiene a Parigi disegnando figurini di moda per gli stilisti, programmi di concerti e cartoline. Avvia quindi un’esperienza grafica intensa, che gli permette di divenire un osservatore e interprete della vita moderna parigina, tra caffè, ristoranti, strade della moda.

È inevitabile che questa scioltezza interpretativa e questa capacità di cogliere l’eleganza e il fascino della quotidianità francese si rifletta anche nella sua produzione da cavalletto. Si fa quindi raffinato narratore della vita dei borghesi parigini, e lo fa attraverso una tavolozza chiarissima, ormai lontana dal chiaroscuro del Seicento napoletano.

Un raffinato interprete della vita parigina

A Parigi, Ulisse Caputo frequenta artisti come Serafino Macchiati (1861-1916) e soprattutto sposa Maria Sommaruga, figlia di Angelo. Questi, dopo essere stato direttore a Roma di “Cronaca Bizantina” negli anni Ottanta, si trasferisce a Parigi dove avvia l’importante attività di mercante d’arte.

Inizialmente non appoggia in pieno il linguaggio di Ulisse Caputo, ma quest’ultimo sa difendersi molto bene. Ormai a Parigi è famoso e appoggiato dalla critica: partecipa ai Salons, interessa ai mercanti americani ed espone a Londra, Liverpool e in America Latina.

Continua ad esporre anche in Italia, dove è lodato ampiamente in un saggio del 1915 di Vittorio Pica, non tanto per le scene charmant di una Parigi alla moda, quanto per le melanconiche vedute della città durante la pioggia o negli inverni rigidi.

L’esperienza in Marocco e gli ultimi anni in Provenza

Dopo aver soggiornato per due anni in Bretagna all’inizio degli anni Dieci, dove riceve l’influenza dei Nabis, Ulisse Caputo viene incaricato dal governo francese di partire per il Marocco. Viene accolto con onori sia dal pascià che dal governatore di Fez e da sua moglie Miss Longworth, di cui decorerà anche la casa parigina.

È qui, inoltre, che il pittore inizia a realizzare studi e dipinti ispirati alla vita orientale. La tavolozza brillante, già protagonista dei dipinti francesi, qui in Marocco, con il sole del mediterraneo, si fa ancora più luminosa.

Negli anni Venti, si ritira in Provenza, dove frequenta la vedova di Cézanne, e si dedica prevalentemente alla pittura di paesaggio. Ormai è un pittore accreditato in tutto il mondo e sue personali si tengono a Milano, Salerno e Napoli. Muore nel 1948 a Parigi.

Ulisse Caputo: una tavolozza brillante per narrare la modernità parigina

L’esordio di Ulisse Caputo avviene nel 1897, quando alla Promotrice di Napoli presenta Dopo la sonata e Andante appassionato. Ben presto, però, cominceranno a comparire soggetti parigini sia alle esposizioni italiane che estere. Il suo trasferimento in Francia fa sì che il linguaggio si lasci ancora di più penetrare dalla luminosità dei colori chiari e privi di toni scuri.

Sicuramente, il realismo di Morelli e la profondità di Esposito rimarranno alla base delle sue composizioni, ma la tavolozza si schiarirà gradualmente e il suo diverrà un impressionismo piacevole e luminoso.

L’elemento decorativo preso da Miller lo avvia ad una produzione elegante e alla moda, interprete accattivante della quotidianità parigina. Espone regolarmente ai Salons dal 1901 al 1932 opere come La vedova, Qual tempo, Quartiere latino, Nel caffè, Le due amiche e Sera d’estate.

Non smette comunque di inviare opere alle mostre italiane. Nel 1906 a Milano espone La Senna dal Louvre e Au petit jour. Alla Biennale di Venezia del 1907 invia Alle prove, a quella del 1909 Effetto di notte, nel 1914 Violante, Blanche e Incognita. I suoi ritratti e le sue scene di vita raffinati ed eleganti lo portano ad un immediato successo di mercato.

Il suo impressionismo decorativo, però non diventa mai stucchevole, anzi risulta sempre cangiante e singolare. Espone al Cairo, a Buenos Aires, a Pittsburgh. Provenza felice, Signora in azzurro e Pomeriggio compaiono alla Biennale del 1920.

Tra il Marocco, Parigi e la Provenza

Il viaggio in Marocco compiuto nel 1914 dà modo ad Ulisse Caputo di inoltrarsi in una produzione di carattere orientale, ispirata dalla quotidianità locale. La sua tavolozza già chiara assume tonalità ancora più sensuali e calde, luminosissime sotto il sole marocchino. Sono esempio di questa produzione Porta d’accesso al palazzo imperiale e Il giudizio del Pascià, insieme a numerosi altre impressioni.

Nel 1921 a Milano espone La veste blu, Effetto di luce, Dopo il veglione, mentre alla Biennale del 1922 Heroica, Nastro giallo e La diva. Nel frattempo, nel 1921 tiene una personale presso la Galleria Pesaro a Milano, nel 1928 a Salerno e nel 1936 a Napoli presso la Compagnia degli Illusi.
Molte sue opere sono conservate in prestigiose collezioni pubbliche e private italiane ed estere: in quella Torlonia, in Egitto, al Museo di Lima, al Museo d’Orsay.

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