Carelli Raffaele

Raffaele Carelli. Veduta di Napoli dal mare. Tecnica: olio su tela, 52 x 132 cm. Firma in basso a destra
Veduta di Napoli dal mare. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Raffaele Carelli (Monopoli, 1795 – Napoli, 1864) arriva a Napoli nel 1815 e si forma inizialmente presso la bottega di un restauratore e falsario di nome Raffaello Ciappa.
L’apprendistato è estremamente importante per Carelli, perché è proprio da Ciappa che inizia a copiare i dipinti antichi e quindi ad osservare gli autori del passato. Inoltre si specializza nella realizzazione di scenette di genere sulla scia della tradizione partenopea del XVIII secolo.

Il poeta Gioacchino Ponta lo fa avvicinare alla famiglia Meuricoffre, originaria della Svizzera e famosa per il suo mecenatismo artistico. In uno degli incontri nel loro salotto conosce la sua futura moglie Rosa Coltellini. Dal loro matrimonio nasceranno i due figli, anche loro futuri pittori, Gabriele (1820 – 1900) e Consalvo Carelli (1818 – 1900).

L’importanza delle famiglie di mecenati

Non è protetto soltanto dalla famiglia Meuricoffre, ma anche dal conte di Montesantangelo. Comincia ad esporre nel 1826 alla mostra borbonica una serie di vedute proprio sotto la sua ala protettrice.
Nel 1830 Raffaele Carelli viene nominato professore onorario al Real Istituto di Belle Arti di Napoli. Quattro anni dopo ha il privilegio di far parte del seguito del duca di Devonshire in un viaggio lungo le coste della Sicilia e del vicino Oriente.

Questa esperienza lo segna profondamente dal punto di vista artistico, infatti è proprio al suo ritorno a Napoli nel 1835 che ottiene i più grandi successi.
Questo anno però rappresenta anche una sorta di spartiacque per Raffaele Carelli. Dopo il 1835 decide di abbandonare gradualmente l’attività pittorica per dedicarsi a quella di insegnante, aprendo una scuola libera di pittura.
Nel frattempo si fa conoscere anche come perito e mercante d’arte antica, professione che lo occupa fino alla fine dei suoi giorni. Muore a Napoli nel 1864.

Raffaele Carelli. La formazione da Huber

Raffaele Carelli non si forma in Accademia, ma compie l’apprendistato presso il pittore paesaggista tedesco Wilhelm Huber (1787-1871). Tra il 1816 e 1820 frequenta il suo studio insieme a Giacinto Gigante (1806-1876) e ad Achille Vianelli (1803-1894) ed è proprio qui che approfondisce la tecnica dell’acquarello.

Carelli, insieme agli artisti appena nominati, può essere considerato tra “gli anziani” della Scuola di Posillipo.
Nello studio di Huber, come apprendista, si occupa soprattutto di “fornire le figure nelle quali quel maestro non eccelleva”. Fatti raccontati da lord Francis Napier in Pittura napoletana dell’Ottocento.

Comunque, grazie alla protezione del conte di Montesantangelo, Raffaele Carelli nel 1826 partecipa alla Biennale borbonica. Vi presenta i notevoli paesaggi Una grotta con briganti e La chiesa dell’Avvocatella alla Cava, acquistati poi dal re.

Dal 1829 al 1834 inoltre viene chiamato dagli editori Cuciniello e Bianchi per collaborare all’illustrazione del Viaggio pittorico nel Regno delle Due Sicilie con testo di Raffaele Liberatore.
Partecipa a questa impresa iconografica insieme ad altri artisti amici come Giacinto Gigante, Achille Vianelli e Salvatore Fergola (1799-1874).

La Scuola di Posillipo

Anche se Carelli Raffaele risulta meno innovativo e ancora legato agli stilemi canonici del paesaggio, alcune prove sembrano avvicinarsi alle vedute fresche e libere di Pitloo.
Naturalmente i paesaggi di Carelli risultano più rigidi e legati ad un modello ancora arcaico rispetto a quelli di Giacinto Gigante.
Basta osservare Marina di Pozzuoli, dipinto del 1837 che denuncia sicuramente un esercizio all’aria aperta, ma anche una considerevole rielaborazione finale in studio.

Tutta l’innovazione apportata da Pitloo che consiste nel separarsi dalla concezione accademica del paesaggio per abbandonarsi a vedute sintetiche dal vero, non viene pienamente accolta da Raffaele Carelli . Rimane infatti ancora legato alla visione pittoresca del paesaggio costellata di figure e bambocciate, concezione sicuramente dovuta alla sua formazione iniziale da Ciappa.

Nei suoi paesaggi non si sentono dunque la freschezza e la luce di Pitloo o la fantasia di Gigante, ma il romanticismo delle marine del vedutista olandese Horace Vernet. Evidenti anche i richiami ai paesaggi sublimi del norvegese Johan Christian Dahl.

Il suo dipinto più famoso è Intendenti e rivenditori di quadri vecchi ed altre anticaglie, del 1835. Non è un paesaggio, ma è stato ampiamente apprezzato dalla critica e dal pubblico per la modernità del tema proposto, tanto da essere poi riprodotto a stampa.

Il nucleo principale delle opere di Raffaele Carelli è conservato alla Pinacoteca Bindi di Giulianova in Abruzzo. Vincenzo Bindi, che all’inizio del Novecento ha sposato la figlia di Consalvo Carelli, ha collezionato una gran quantità di opere di Raffaele e di altri rappresentanti della Scuola di Posillipo.
La collezione è stata poi oggetto di un lascito da parte dello storico al comune di Giulianova e ora è conservata nella Pinacoteca Comunale.

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