Carla Accardi

Biografia

Carla Accardi (Trapani, 1924 – Roma, 2014) è considerata una delle più importanti rappresentanti dell’Astrattismo italiano. Sin da bambina, negli anni Trenta, disegna e approfondisce da sola l’arte del Rinascimento.

Dopo aver frequentato il liceo classico e l’Accademia di Belle Arti di Palermo, nell’immediato dopoguerra, compie un soggiorno a Firenze, insieme a quello che diventerà il suo compagno di vita, Antonio Sanfilippo (1923-1980).

Dopo la breve esperienza fiorentina, poco soddisfacente dal punto di vista accademico, se non per l’approfondito studio dei maestri del Quattrocento e del Rinascimento, Carla Accardi decide di trasferirsi a Roma, desiderosa di vivere in un ambiente più libero e meno ristretto.

A partire dal 1946, si inserisce nel variegato e animato ambiente artistico che gravita attorno agli studi e alle gallerie di via Margutta. Sanfilippo la introduce a Pietro Consagra (1920-2005) e Giulio Turcato (1912-1995).

Nei loro studi, rimane immediatamente affascinata dall’Astrattismo e poco dopo essere arrivata a Roma, nel 1947, realizza il suo primo dipinto astratto.

Forma 1

Insieme a Piero Dorazio (1927-2005), Ugo Attardi (1923-2006), Mino Guerrini (1927-1990), Concetto Maugeri (1919-1951), Achille Perilli (1927), Giulio Turcato e Sanfilippo, sottoscrive il Manifesto di Forma 1, schierandosi ideologicamente contro il realismo e auspicando l’avvento di una pittura astratta che si ricolleghi direttamente alle esperienze del primo Novecento europeo, da Piet Mondrian (1872-1944) e Vasilij Kandinskij (1866-1944) al Costruttivismo.

Non è stato facile per Carla Accardi essere iscritta al Partito Comunista e allo stesso tempo sostenere a pieno l’Astrattismo di Forma 1. Il Partito sosteneva solo il Realismo come specchio della realtà, di qui lo scontro tra figurativo ed informale che anima tutti gli anni Cinquanta.

Nel 1954, dopo un periodo di crisi, Carla Accardi ricomincia a dipingere posizionando la tela a terra e lavorando sul piano orizzontale, con l’utilizzo esclusivo del bianco e del nero, in quella che lei stessa definisce “antipittura”.

Gli arabeschi e i segni bianchi che si leggono sulla tela nera colpiscono il critico Michel Tapié, che la invita ad esporre a Roma e a Parigi nella mostra Individualità d’oggi. Fondamentale, poi, è il rapporto che intrattiene con la Galleria torinese Notizie di Luciano Pistoi, fortemente indirizzata verso la promozione dell’Informale italiano ed europeo, in un dialogo stimolante e nuovo.

Il femminismo e il rapporto con Carla Lonzi

Negli anni Sessanta, Pistoi inizia a collaborare con Carla Lonzi, a cui si lega Carla Accardi. Inizia così la sua esperienza nel femminismo, che culmina con il manifesto Rivolta femminile del 1970. Il rapporto con Carla Lonzi è intenso ma anche tumultuoso, poiché Accardi Nel frattempo, continua con la sua pittura del segno, che percepisce come rappresentazione “dell’impulso vitale che è nel mondo”.

Negli anni Sessanta, passa al colore, spesso fluorescente, simbolo di estrema luminosità, e all’utilizzo del sicofoil, una plastica semi rigida e trasparente, che a volte utilizza come puro mezzo per porre attenzione su quello che c’è dietro e che sempre viene nascosto, il telaio.

Per più di mezzo secolo, il segno, il colore e l’emozione sono rimasti alla base della poetica di Carla Accardi. Ancora negli anni Ottanta e Novanta si possono trovare accostamenti abbaglianti di colori accesi, ma anche espressioni segniche e calligrafiche che a volte nascondono una struttura, altre la negano.

Numerosissime sono le mostre nazionali ed internazionali cui, nel corso degli anni, ha preso parte l’artista siciliana. Nel 1998, la sua città, Trapani, le ha dedicato una imponente retrospettiva, Carla Accardi. Opere 1947-1997. Muore a Roma nel 2014, a novant’anni.

Carla Accardi: l’Astrattismo tra segno calligrafico e colore

La prima opera informale di Carla Accardi, risale al 1947, un anno dopo essere giunta a Roma, precedendo di poco la creazione del gruppo Forma 1. In questo momento, l’esigenza dell’artista, condivisa con gli altri esponenti del gruppo, è quella di creare intersezioni tra forme geometriche e linee, come si verifica appunto nella sua prima opera Scomposizione.

Nel 1952, avviene la scoperta del segno, in concomitanza con le prime personali e con la partecipazione alla mostra Arte astratta e concreta in Italia alla Galleria Nazionale di Roma. Per ora, ancora si spinge nell’uso di un cromatismo variegato, sui toni ocra e sui rossi, fino a giungere, nel 1954, con Integrazione colorata, alla scelta del fondo nero e di pochi colori, che l’anno successivo si riducono solo al bianco e al nero nell’opera Frammenti su bianco.

L’importante partecipazione alla mostra Individualità d’oggi, su invito di Tapié permette a Carla Accardi di esporre accanto a Lucio Fontana (1899-1968), Alberto Burri (1915-1995) e Giuseppe Capogrossi (1900-1972). Sempre Tapié curerà la sua personale alla Galleria Notizie nel 1959. Tra le opere in bianco e nero degli anni Cinquanta vi sono Duello interrotto, Negativo positivo, Integrazione lunga e Integrazione ovale.

Gli anni Sessanta: il colore e gli ambienti

Dal 1959, comincia a rifare la sua comparsa il colore. Prima solo i primari, con interventi di rosso e blu in alcune Integrazioni, poi dagli anni Sessanta in poi, in concomitanza con la militanza femminista, compaiono le opere dai colori fluorescenti.

Tra di esse vi sono Piccoli settori, Lago artificiale, Rosa verde, Moltiplicazione verde argento, Grigio scuro oro, che per l’artista sono un’eco dei paesaggi contemporanei fatti di neon e colori accesi e fosforescenti. Insieme alla riscoperta del colore, Carla Accardi inizia ad usare il sicofil, plastica trasparente che le permette di realizzare non solo il supporto per i suoi dipinti segnici, ma anche la materia prima per i suoi ambienti.

Nel 1964, tiene una personale alla Biennale di Venezia con diverse opere degli anni Cinquanta e Sessanta, tra cui Integrazioni, Labirinto con settori, Oriente, Ombra su Dallas e Penetrazione. Tra i primi ambienti vi sono Tenda, Ambiente arancio, Triplice tenda, ma anche oggetti tra cui Catasta e Rotoli.

Gli anni Ottanta e Novanta sono caratterizzati dal ritorno all’uso della tela, ora di grandi dimensioni, del colore e del segno che si intersecano con sfondi policromi e geometricamente divisi, come si nota da Animale immaginario del 1987, Nella rete dei rami del 1898 e in Movenze notturne del 1991.

Nel 1994 partecipa a The Italian Metamorphosis 1943-1968 al Guggenheim Museum di New York, mentre nel 2004 le dedicano una retrospettiva al MACRO di Roma e nel 2006 da Sperone Westwater a New York, in cui le sue opere vengono esposte insieme a quella di Fontana.

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