Carlo Markò senior

Carlo Markò senior. Battesimo di Cristo. Tecnica. Olio su tela, 24 x 32 cm
Battesimo di Cristo. Tecnica. Olio su tela

Biografia

Carlo Markò senior (Leutzschau, 1791 – Firenze, 1860) nato in Ungheria da una famiglia benestante – suo padre era ingegnere -, si trasferisce a Vienna negli anni Venti dell’Ottocento, per studiare pittura da autodidatta. Frequenta poi per un breve periodo i corsi all’Accademia di Vienna.

Si specializza sin da subito nella pittura di paesaggio, lasciando però anche spazio al ritratto e alla miniatura, generi che gli permettono di mantenersi.

Il trasferimento in Italia

Nel 1830, Carlo Markò senior decide visitare l’Italia. Si reca prima a Roma, poi a Pisa ed infine, intorno al 1839, raggiunge Firenze, dove si stabilisce fino alla fine dei suoi giorni. Al 1841 risale la sua prima esposizione fiorentina, in cui ottiene un immediato e notevole successo.

I suoi tre paesaggi, infatti, vengono raggiunti da lodi da parte della critica, cosa che permette al pittore di continuare ad esporre alle mostre fiorentine per tutti gli anni Quaranta.

Le sue vedute, che accolgono sapientemente soggetti sacri, rappresentano infatti un’innovazione nella pittura toscana dell’epoca. Intessute sicuramente del romanticismo nordico appreso negli anni viennesi, sembrano riportare alla luce il classicismo di Lorrain, unito alle prime e stimolanti osservazioni del vero.

La scuola a Firenze e il successo di critica e di pubblico

Nel 1845 è tra i fondatori della Promotrice fiorentina, in cui espone regolarmente per diversi anni. Apre poi una scuola di paesaggio in cui sono allievi diversi pittori toscani della generazione verista successiva, tra cui i figli Carlo Markò il giovane (1822-1891) e Andrea Markò (1824-1895).

L’abilità cromatica e la sapienza compositiva di Carlo Markò senior lo portano ad esporre non solo a Firenze, ma anche a Milano e Genova. La sua pittura di paesaggio viene ammirata sia per la componente romantica che per i primi approcci con l’osservazione de vero.

Tutto ciò si traduce in tele ancora composte da una successione di piani paralleli pervasi da una luce dorata o rosea, come nella migliore tradizione paesistica seicentesca.

Nel 1846 l’artista si sposta da Firenze per ritirarsi nella villa medicea di Lappeggi in località Antella, che acquista e in cui vive fino alla fine dei suoi giorni. All’inizio degli anni Cinquanta, compie un breve soggiorno in Ungheria, per occuparsi di alcune commissioni. Ha in questo modo occasione di dedicarsi per la prima volta a soggetti mitologici. Muore Firenze, nel 1860.

Carlo Markò senior: il paesaggio tra tradizione romantica e classicismo

I primi paesaggi che porta con sé a Firenze all’inizio degli anni Quaranta sono Temporale estivo, Tramonto del sole e L’iride. Nel 1841 presenta alla mostra dell’Accademia di Firenze i due paesaggi che lo rendono noto agli occhi della critica e del pubblico, Veduta del Ponte sull’Arno dell’architetto Rodolfo Castinelli e Veduta d’un fiume fra i dirupi.

Famose sono le sue vedute che ospitano scene bibliche, come La cena in Emmaus, del 1845. Lo stesso vale per La samaritana, La storia di Ruth e Paesaggio d’inverno, che fanno la loro comparsa alla Promotrice fiorentina del 1846.

L’anno successivo, Carlo Markò senior presenta invece Motivo preso da Pelago e Il ritorno di Tobia alla casa paterna, dipinto acquistato dal Granduca di Toscana. Nel 1851 presenta alla Promotrice Paese di composizione con laghetto, Un boschetto sul cominciar dell’estate e Paese con soggetto biblico. Mentre sempre per il Granduca esegue La vocazione di Pietro e L’incontro di Giacobbe con Labano.

Dopo la sua morte, presso l’Esposizione fiorentina del 1861, vengono esposte ben undici opere inedite di Carlo Markò senior, accanto a quelle dei suoi figli. Ne sono esempio Paese boschivo con cascata d’acqua, Paesaggio storico (Chione uccisa per gelosia da Diana), Una grotta, Un temporale, Una strada fiancheggiata da alberi con contadino e somaro e Una sacra famiglia.

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