Carmignani Guido

Guido Carmignani. L’alluvione di Parma. Tecnica: Olio su tavola. Firma in basso a sinistra
L’alluvione di Parma. Tecnica: Olio su tavola. Firma in basso a sinistra

Biografia

Guido Carmignani (Parma, 1838 – 1909) figlio di Giulio Carmignani (1813-1890), inizia a dipingere paesaggio proprio sotto la guida del padre. Dal 1849, studia all’Accademia di Parma, e arricchisce la sua formazione compiendo una serie di viaggi in tutto il nord Italia.

Dalla metà degli anni Cinquanta, assieme al padre, espone presso la Società d’Incoraggiamento. I suoi dipinti, spesso erroneamente confusi con quelli di Giulio, si differenziano da essi per un impasto più denso del colore e per una pennellata più sintetica e luminosa, in una parola, più moderna.

Il viaggio in Francia

Come accennato, Guido Carmignani si presenta subito come un instancabile e curioso viaggiatore, sempre alla ricerca di nuovi motivi e soprattutto di costanti aggiornamenti alla cultura europea.

Nel 1857, intraprende un viaggio a Parigi che lo porta alla conoscenza e al diretto confronto con i pittori francesi Jean-Léon Gérôme (1824-1904) e Alexandre-Gabriel Decamps (1803-1860) e con l’italiano Alberto Pasini (1826-1899).

È questo il momento in cui Guido Carmignani, spinto dal padre che ne verrà influenzato, studia la pittura della Scuola di Barbizon. Si interessa alle modulazioni tonali e luministiche, ai paesaggi scanditi dalle atmosfere stagionali, ai dipinti ampi e luminosi che diverranno cifre caratteristiche della sua produzione.

In Francia, Guido Carmignani si interessa anche alla fotografia. La usa come base dei suoi dipinti, perché così riesce a catturare meglio la luce del momento, le sue variazioni.

Ciò che lo affascina è anche la modernità del taglio della fotografia. Per questo, i suoi dipinti non sono più come quelli iniziali, ispirati al linguaggio paterno, classici nell’impostazione a quinte arboree, ma divengono più liberi, sciolti, dal taglio particolare.

Il rientro a Parma e la carriera accademica

Al suo rientro in Italia, Guido Carmignani inizia a collaborare come illustratore con diverse riviste, come “La Stagione”. Contemporaneamente la duchessa Luisa Maria di Parma lo incarica di eseguire caricature e maschere per il carnevale. Nel 1862 ottiene la cattedra di paesaggio all’Accademia di Belle Arti di Parma, incarico che conserva fino al 1877.

Paesaggi parmensi, piemontesi, della campagna e degli Appennini compaiono alle esposizioni di Torino, Firenze, Genova e Parma, dagli anni Sessanta dell’Ottocento alle soglie del Novecento. Sempre attenendosi ad una sensibile qualità pittorica e luministica, Guido Carmignani riceve numerosi premi alle esposizioni e per breve tempo insegna paesaggio all’Accademia di Brera, nel 1878.

Continua a dipingere e ad esporre fino agli anni Novanta, dalla sua casa di campagna nella provincia di Parma. Vi muore nel 1909, a settantuno anni.

Guido Carmignani, il paesaggio verista

Dopo la formazione accanto al padre e all’Accademia di Parma, ciò che porta veramente Guido Carmignani alla maturazione stilistica è il viaggio a Parigi del 1857. Ma già nel 1854 aveva presentato presso la Società d’Incoraggiamento, di cui il padre era presidente, il paesaggio Torrente Parma presso il Ponte Dattero.

Il dipinto, oggi conservato alla Galleria Nazionale di Parma, è ancora fortemente legato agli stilemi paterni, ma se ne differenzia per certi versi grazie ad una pennellata più veloce e meno dettagliata. Una luce diffusa già caratterizza i paesaggi realizzati prima del viaggio a Parigi.

Il contatto con la Scuola di Barbizon

Il viaggio in Francia rende Guido Carmignani consapevole di una pittura delicatamente modulata sulla realtà, seppur in modo ancora lirico. I barbizonniers con cui viene in contatto lo introducono ad un paesaggio più poeticamente libero e ispirato dalle sensazioni naturali, perché colto en plein air.

Quello che aveva praticato fino a quel momento si era intessuto della lezione romantica paterna, molto simile a quella paterna. Ma già in Piemonte, durante i suoi viaggi, Guido Carmignani aveva conosciuto la libertà compositiva e l’importanza del naturalismo per i nascenti veristi piemontesi, a loro volta ispirati dalla Scuola di Barbizon.

Rientrato in Italia, nel 1861 espone a Torino quattro paesaggi di grande importanza. Si trattati di Campagna nei dintorni di Parma, Colline del parmigiano, L’attesa del ritorno dalla pesca e Cortile di un mulino. Lungo una riviera e Gola dei Balcani compaiono alla Promotrice torinese del 1862.

Nel 1863, dopo un viaggio in Toscana, dialoga con il verismo dei Macchiaioli. Questo si può ben notare da alcuni dipinti esposti successivamente, come Spiaggia del mare a Massa, con lavoratori di marmi a riposo.

Tra lirismo e studio del vero

A Firenze nel 1866 compaiono tre paesaggi dal vero, Sotto le mura di Parma al cader del sole in autunno, Veduta di Bellagio sul lago di Como, Un agguato. Ma la vera esplosione della poetica di Guido Carmignani si può osservare all’Esposizione di Parma del 1870. Otto paesaggi gli garantiscono un immediato successo.

Presenta tratta innanzitutto della veduta dal vero realizzata negli anni francesi La Senna a Bougival. Insieme vi espone Briganti che assaltano una vettura nei monti degli Abruzzi, Rivone della barca sul torrente Parma, Cortile di una casa in Parma, Mulino di San Giacomo ad acquarello, Una carovana in marcia per Suez, effetto di tramonto, Via e Madonna della Morte in Parma e di nuovo L’agguato.

Per tutti gli anni Settanta e Ottanta continua ad esporre alle rassegne parmensi, fiorentine e torinesi. Sempre calibrato tra realismo e impostazione lirica, partecipa alla sua ultima esposizione a Firenze nel 1903, con Al Ponte Baltaro presso Parma e Fontana di San Nicola a Vairo.

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