Cataldi Amleto

Amleto Cataldi. Donna allo specchio (dettaglio), 1928-30 (Retro). Tecnica: Marmo
Donna allo specchio (dettaglio), 1928-30 (Retro). Tecnica: Marmo, 84 x 41 x 23 cm. Firmata sulla base “Amleto Cataldi”

Biografia

Amleto Cataldi (Napoli, 1882 – Roma, 1930) nasce da un umile intagliatore di legno, Angelo Cataldi. La famiglia si trasferisce a Roma quando è ancora molto giovane.
Il padre apre un piccolo negozio che ben presto Amleto Cataldi si ritrova a gestire da solo, a causa della morte del padre. Intanto studia con impegno scultura nella scuola libera di via Ripetta, dove conosce Arturo Dazzi (1881-1966) e Adolfo De Carolis (1874-1928).

Inizialmente è ancora legato alla scultura verista di fine Ottocento, ma quasi subito aderisce ad una linea più armoniosa e di matrice liberty. Superfici levigate nascondono il concetto di una bellezza ideale, soprattutto nei nudi femminili, con cui conquista pian piano fama.

Amleto Cataldi si fa conoscere dal grande pubblico quando, nel 1911, vince il concorso per un Vittoria alata da innalzare sul ponte Vittorio Emanuele a Roma.

L’intensa attività espositiva e le committenze pubbliche

Partecipa ad una lunga serie di mostre, a partire dalla Biennale di Venezia, dove espone dal 1909 al 1930. Contemporaneamente però, Amleto Cataldi è protagonista della scena pubblica, occupandosi di un cospicuo gruppo di cicli e sculture ufficiali. In esse, il suo spirito classicista si unisce ad una chiara matrice celebrativa del corpo umano e della sua perfezione.

Eleganti e raffinate nella posa e nella costruzione, le sue sculture lo rendono famoso anche all’estero. Nel pieno del successo, viene nominato membro dell’Accademia Albertina di Torino e insegnante di plastica all’Istituto di San Michele a Roma.

Impegnato in diverse sculture ufficiali e nell’intensa attività espositiva fino alla fine degli anni Venti, muore a Roma nel 1930.

Amleto Cataldi: linee liberty e armoniche proporzioni

La carriera di Amleto Cataldi inizia tra le fila dei veristi, forse ancora influenzato dalla vibrante scultura di fine Ottocento. Inizialmente dunque, le sue superfici risultano nervose e poco levigate, sensibilissime alla luce che vi penetra violentemente.

Ma dopo la frequentazione della scuola di Ripetta, l’artista giunge al linguaggio liberty: le sue forme si fanno più sinuose, le proporzioni armoniose e le superfici levigate. Nel 1904, anno in cui esordisce presso la Società degli Amatori e Cultori, giovanissimo, vince la medaglia d’oro.

Soltanto due anni dopo, nel 1906, Amleto Cataldi partecipa alla Mostra Nazionale di Belle Arti di Milano con il bronzo Sulla spiaggia. Sono questi gli anni in cui si fa strada mostrando una scultura imperniata su ideali classicisti, a tratti anche arcaici, rispettosissimi delle proporzioni e dei chiasmi. Partecipa alla Biennale del 1909 con Il manuale e a quella del 1910 con un Busto di donna.

Linee liberty e armonia del modellato, incarnati che sembrano pulsare sotto la superficie lucida del marmo o del bronzo. C’è poco spazio per linee tormentate o spezzate, tutto appare assolutamente equilibrato, soprattutto nel modo di far scivolare la luce.

Essa bagna le figure a tutto tondo, creando pochi contrasti e chiaroscuri, tutti ben studiati. Le sculture, seppur delicatissime ed eteree, appaiono denotate di una forte consistenza plastica, derivata dalle proporzioni classiche.

Amleto Cataldi. Nudi femminili classici ed equilibrati 

All’Esposizione della Secessione romana del 1913 Amleto Cataldi presenta L’anfora, Nudo e due ritratti maschili, mentre l’anno successivo, un tre Danzatrici. Questo soggetto è molto frequente insieme a dee, portatrici d’acqua, donne dormienti e nudi in diverse posizioni, tutti carichi di un’armonia accattivante e leggiadra.

Nel 1914, alla Biennale di Venezia, espone due nudi femminili e, alla terza esposizione della Secessione romana, ben otto opere.
Si tratta di ritratti come quello della Marchesa de Malisceff, quello della Signorina Heliana, del Signor Ciuffelli, di Un bambino e della Signora Colasanti. Essi vengono accompagnati da due nudi di donna, immancabili in ogni sua partecipazione alle esposizioni.

Nel 1919 Amleto Cataldi espone in una collettiva insieme ad Enrico Lionne (1865-1921) e a Vincenzo Miranda (1859-1937) presso la Galleria Pesaro di Milano. Vi presenta ventisei opere tra cui una lunga serie di meravigliosi nudi femminili. Si tratta di Danzatrice, Nudo di donna, Bagnante, Portatrici d’acqua, Donna che si specchia nell’acqua, Donna dormiente.

Dalla Medusa alla Donna allo specchio

Tra ritratti dei gentiluomini e gentildonne, continua la sua partecipazione alle mostre più importanti. Alla Biennale del 1922 espone Medusa e La contessa Mocenigo Rocca, a quella del 1924 La donna che corre e a quella del 1926 un Ritratto e un Nudo di donna.

Quest’ultimo, è un classico esempio di unione tra posa elegante, proporzioni armoniose e, allo stesso tempo, vera presenza carnale del corpo. Così Amleto Cataldi fa attenzione alla pettinatura, al movimento chiastico di braccia e gambe, all’inclinazione del volto, come in una continua danza.

Alla II Mostra del Sindacato Fascista di Belle Arti del Lazio del 1930 Amleto Cataldi espone cinque opere tra cui Flora, che sembra anticipare, nella posa aggraziata, la Donna allo specchio, esposta nello stesso anno alla Biennale di Venezia.

La figura dal morbido modellato, dalle linee sinuose e raffinate, proprio come una Venere callipigia, rappresenta il massimo dell’espressione di Cataldi. Di lì a poco, alla I Quadriennale romana del 1931, presenterà una copia di quest’opera in bronzo.

Scultura ufficiale

Parallelamente all’attività espositiva, Amleto Cataldi si impegna in numerose committenze pubbliche. In questi gruppi scultorei si fa più vivo il linguaggio possente dell’arte di regime, anche se l’artista rispetta comunque i canoni del classico.

Realizza il monumento Ai caduti della Sapienza, il fregio dello stadio in via Flaminia, una fontana per Villa Borghese, il monumento Ai caduti di Foggia. Ancora, una serie di busti per il Pincio, per palazzo Madama e il monumento alla Guardia di finanza sempre a Roma.

In ogni caso, è per le leggiadre figure femminili che viene ricordato, come scrive Vittorio Pica in occasione della mostra alla Galleria Pesaro. «[…]Nel ritrarre e nell’atteggiare, con la più delicata e squisita eleganza, la grazia degli ignudi corpi muliebri, considerati in tutta la sana seduzione dell’età giovanile o nella sensualità ancora acerba della prima adolescenza, che il Cataldi riesce in particolar modo eccellente e si attesta degno davvero dei grandi e vivi successi procuratigli durante l’ultimo decennio[…]».

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