Catti Michele

Michele Catti. Paesaggio Siciliano. Tecnica: Olio su tela, 41 x 50 cm
Paesaggio Siciliano. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Michele Catti (Palermo, 1855 – 1914) mostra sin da giovanissimo una spiccata attitudine nei confronti dell’arte. I genitori, però, sono convinti di doverlo avviare alla carriera giuridica, quindi lo ostacolano nel suo proposito di studiare pittura.

Michele Catti, quindi, scappa di casa e si rifugia presso l’amico e scrittore palermitano Luigi Natoli (1857-1941). Hanno più o meno la stessa età e la stessa voglia di frequentare l’ambiente artistico di Palermo.

L’apprendistato presso Lojacono

In effetti, Natoli introduce immediatamente Michele Catti al pittore Francesco Lojacono (1838-1915), con cui inizia a studiare. Ma Lojacono a Napoli aveva subito l’influenza di Filippo Palizzi (1818-1899), con il suo realismo accurato e caratterizzato da un micro segno che rendeva i paesaggi veri e propri trattati naturalistici.

Ben presto, Michele Catti sente il bisogno di allontanarsi da questo verismo analitico, per avvicinarsi ad una pittura più sintetica e compendiaria. Esordisce alla Promotrice di Palermo del 1875 con un paesaggio che attira subito l’attenzione di Jean-Léon Gérôme (1824-1904).
Sperimenta poi anche il genere storico contemporaneo all’inizio degli anni Ottanta, forse proprio grazie alla vicinanza a Natoli, i cui genitori erano ferventi garibaldini.

Il soggiorno a Roma

Proprio insieme all’amico scrittore, Michele Catti, nel 1883, compie un viaggio a Roma, per visitare l’Esposizione Internazionale di Belle Arti. È questa l’occasione in cui il pittore ha modo di restare profondamente colpito dal Voto di Francesco Paolo Michetti (1851-1929).
Ne frequenta per un periodo lo studio, approdando finalmente ad una pittura che unisce il verismo di Lojacono ad una sintesi cromatica emozionante e lirica.

L’intensa attività di paesaggista a Palermo

Sposata la nobile Anna Contarino, fa quattro figli, tra cui Aurelio (1895-1966), anch’egli pittore. Vive e lavora sempre a Palermo, dando vita ad una vasta produzione di paesaggi dall’aspetto malinconico e dalla pennellata rapida e composta da piccoli tocchi luminosi.

I soggetti prediletti sono scorci urbani e agresti della sua Palermo. Una dimensione intima e a tratti nostalgica pervade il naturalismo di Michele Catti che, all’inizio del Novecento è visibilmente influenzato dalla pittura di Giuseppe De Nittis (1846-1884). I suoi paesaggi, infatti, vengono segnati da quella stessa atmosfera delle vedute londinesi di De Nittis, crepuscolare, invernale, riflessiva.

Forse, questa interpretazione risente anche delle difficoltà economiche che vive negli ultimi anni, fino a quando, nel 1914, gravato dai problemi, muore d’infarto a Palermo, a soli 59 anni.

Michele Catti: un paesaggio intimo e crepuscolare

Sin dal suo esordio nel 1875, Michele Catti si fa conoscere come un pittore più attento alle atmosfere più autunnali, piovose ed intime che a quelle luminose e solari della sua Sicilia. Il primo dipinto esposto è infatti Burrasca d’autunno, in cui la tavolozza cupa è accompagnata da un segno nitido, ancora legato all’esperienza di Francesco Lojacono.

Alla Promotrice dell’anno successivo invia ancora una volta un’opera vibrante e lirica, che evidenzia il sentimento malinconico dell’autore, Tramonto d’inverno. Nel 1881 a Milano espone Crepuscolo, sempre sulla stessa linea dei due dipinti precedenti, purtroppo andati perduti.

Ma nello stesso anno, presenta anche il dipinto di storia contemporanea Lo sbarco di Garibaldi a Marsala, che evidenzia di aver ereditato da Lojacono, che aveva partecipato allo sbarco dei Mille, anche la passione politica, vicina, tra l’altro, alle idee dell’amico Natoli.

L’incontro con Michetti: una pittura sintetica e veloce

Il realismo puntuale e descrittivo di Lojacono perde sempre più importanza agli occhi di Michele Catti, soprattutto dal momento in cui avviene l’incontro con Michetti. Il pittore abruzzese lo introduce ad una ricerca più personale e ad un utilizzo del colore più rapido e impressionistico.

È inevitabile che il linguaggio di Michele Catti si arricchisca dunque delle usanze locali, soprattutto a livello tematico. La Sicilia entra prorompente nelle sue tele, non con la sua estrema luminosità, ma con un carattere più nostalgico e cupo.

Realizza La tonnarazza, Lo stagno, Paesaggio paludoso, La vela, Domenica piovosa, 2 novembre, La fiera dei morti. Come si evince dai titoli, i paesaggi di Michele Catti sono tutti caratterizzati da un’atmosfera grigia e piovosa, e proprio per questo viene ampiamente apprezzato dalla critica.

Nel 1892 a Palermo presenta Scene invernali, nel 1906, a Milano, Ultime foglie, dipinto che avvicina profondamente Michele Catti alle ambientazioni impressioniste ed invernali di De Nittis.

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