Cavaglieri Mario

Mario Cavaglieri. Zucche - Tecnica: Olio su Tela, 71 x 90 cm
Zucche. Tecnica: Olio su Tela

Biografia

Mario Cavaglieri (Rovigo, 1887 – Peyloubère par-Pavie, 1969) proveniente da una ricca famiglia ebrea originaria di Venezia, nasce a Rovigo ma trascorre la giovinezza a Padova. Qui frequenta lo studio del pittore Giovanni Vianello (1873-1926), dove fa la conoscenza di Felice Casorati (1883-1963). Esordisce nel 1907 alla Mostra degli Amatori e Cultori di Belle Arti di Roma e negli anni Dieci espone con regolarità alle Mostre di Ca’ Pesaro.

Ottiene subito un notevole successo, con la sua pittura dedicata agli interni borghesi e ai salotti mondani. Si fa interprete di una rappresentazione decorativa dal cromatismo acceso e da una densità quasi materica che richiama la pennellata di Antonio Mancini (1852- 1930). Mario Cavaglieri partecipa alle Biennali veneziane fino al 1924, dopodiché si trasferisce a Francia, e poi espone di nuovo a Venezia nel 1938, 1948, 1950 e 1957.

Il successo, tra l’Italia e la Francia

Il 1912 è l’anno in cui conosce la sua futura moglie e musa ispiratrice Giulietta Catellini che più e più volte comparirà nei suoi dipinti. Prima del trasferimento a Peyloubère, vive tra Roma e Padova, partecipando alle più importanti rassegne italiane ed europee.

Si guadagna il favore di critici come Roberto Longhi e Antonio Pica che presenta la sua personale alla Galleria Pesaro del 1920. Il trasferimento nella tenuta in Guascogna gli permette di frequentare l’ambiente culturale parigino e di partecipare ai Salon.

Torna in Italia per nascondersi solo durante gli anni della seconda guerra mondiale, soggetto alle persecuzioni razziali, per poi fare rientro in Francia nel 1946. La fortuna critica aumenta sempre di più negli anni Cinquanta.

Gli viene dedicata una personale, per volere di Carlo Ludovico Ragghianti, presso la Strozzina a Firenze nel 1953. Lo stesso, curerà la mostra presso Palazzo Strozzi “Arte moderna in Italia 1915-1935”, che includerà quindici opere di Mario Cavaglieri. Ormai trasferitosi in Francia, muore a Peyloubère nel 1969.

Mario Cavaglieri: tra post Impressionismo ed Espressionismo

Il pittore, sin dai primi anni del Novecento riesce a reinterpretare il verismo di metà Ottocento aggiornandolo alla pittura europea. Si fa interprete di una pittura pastosa e brillante, in cui il decorativismo celebra scene di vita mondana, interni ricchi e fastosi, variopinte nature morte.

I temi rimangono più o meno gli stessi per tutta la carriera di Mario Cavaglieri, che sin da subito guarda alle conquiste internazionali. Si ispira prima al post impressionismo francese dei Nabis: studia tanto Pierre Bonnard (1867-1947) quanto a Édouard Vuillard (1868-1940).

Ne raccoglie le istanze espressive, la bidimensionalità, l’accesa tinta cromatica. Ma guarda tanto anche agli espressionisti nordici, come James Ensor (1860-1949) o Emile Nolde (1867-1956) senza però ereditarne l’aspetto drammatico.

Ciò che gli interessa è un decorativismo cromatico che sfocia nell’arabesco, richiamo a Henri Matisse (1869-1954).

Gli “anni brillanti”

I cosiddetti “anni brillanti”, che vanno più o meno dal 1913 al 1920 conducono Mario Cavaglieri ad una pittura gioiosa e sfarzosa. I suoi soggetti prediletti sono fanciulle ritratte in interni decorati e arredati con cura, spesso pieni di oggetti, indicatori di ricchezza.

Si tratta di una pittura sempre incentrata sulla ricerca della bellezza formale, che ritragga figure, paesaggi o interni. Alla Biennale di Venezia del 1914 presenta Sala di campagna, Piccola russa e In aprile.

Nel 1915, alla III Mostra della Secessione romana presenta Giulietta, Interno e Vasi cinesi e tappeto indiano. Opere queste che mostrano una pittura densa e pastosa, uno spazio quasi privo di prospettiva, con influenza dal Giappone e dall’impressionismo.

I piani spesso si sovrappongono dando grande rilievo al colore più che al disegno, creando una sorta di tarsia cromatica di forte espressione. Fanciulle in diversi atteggiamenti compaiono in interni o in variopinti giardini, assorte nei pensieri o intente in conversazioni o giochi.

La vita mondana si mostra delicatamente davanti ai nostri occhi in dipinti quali Camera gialla, Vasi giapponesi con paravento, Piccolo interno e L’antiquario presentati alla Secessione del 1916.

Una pittura mondana

L’importante personale di Mario Cavaglieri alla Galleria Pesaro lo vede protagonista con ben trentotto opere. Tra di esse vi sono le più riuscite e le più apprezzate dell’artista, anche se Vittorio Pica non lo presenta in toni entusiastici.

Anzi, lo definisce ancora poco maturo e soggetto ad una «giovanile deficienza tecnica». Ammette però che la «gioconda foga coloristica» e il gusto decorativo, accompagnati da una non poca originalità, siano un vero e proprio diletto per gli occhi dei riguardanti.

Tra le opere esposte vi sono Anticamera, Le due amiche, Signorina inglese, Suonatrice di chitarra, La viaggiatrice, L’orologio barocco, I fidanzati ed Egiziana. Il cromatismo accesso e una composizione piena ed espressionista appare anche nei dipinti presentati alle Biennali veneziane del 1922 e ’24.

Mario Cavaglieri vi partecipa con Casa di Donna Laetitia Olivotti a Venezia, Estremo Oriente, Sala da Ballo nel Palazzo Albrizzi di Venezia e Costume veneziano. Negli anni francesi l’artista continua a dedicarsi a scene di interni e figure femminili, ma l’attenzione si rivolge soprattutto alle nature morte.

Si libera delle costrizioni stilistiche, facendo coincidere sempre di più vita e arte, in un connubio che lo accompagna fino alla morte.

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