Cavallucci Antonio

Antonio Cavallucci. Il Commiato di Ettore da Andromaca (dettaglio). Tecnica: Olio su tela
Il Commiato di Ettore da Andromaca (dettaglio). Tecnica: Olio su tela

Biografia

Antonio Cavallucci (Sermoneta, 1752 – Roma, 1795), figlio di un fabbro che si occupava delle artiglierie del signore di Sermoneta Michelangelo Caetani, sviluppa una spiccata propensione verso il disegno e la pittura sin da bambino.

Scoperto dal duca Francesco Caetani, appena tredicenne, viene inviato a Roma da uno zio paterno per studiare pittura. Siamo nella Roma di Pio VI: il giovane frequenta gli studi die Stefano Pozzi (1699-1768) e di Gaetano Lapis (1706-1773), ma è anche allievo  dell’Accademia di san Luca, ma è probabile anche che abbia anche lavorato come apprendista negli atelier di Pompeo Batoni (1798-1787) e di Anton Raphael Mengs (1728-1779).

Tra pittura e decorazione

Risale al 1771 la premiazione di Antonio Cavallucci al Concorso Clementino per la seconda classe di pittura. Contemporaneamente, alla pittura da cavalletto unisce la decorazione, iniziando da quella a tempera di uno dei soffitti della sua casa di Sermoneta.

Sin da subito, la poetica del pittore si distingue per la predilezione del genere paesaggistico unito anche ad una sapiente trattazione della figura, come si percepisce dalle numerose tele e decorazioni dedicate alle figure di santi, di filosofi e di poeti.

Gli anni Settanta e Ottanta rappresentano il suo momento di maggior attività, con la decorazione di diversi edifici tra Roma e la provincia di Latina a tema sacro o mitologico, ma anche con la realizzazione di ritratti di uomini illustri e di pale d’altare, provenienti da incarichi molto prestigiosi, tra cui quelli dei Caetani, che rimangono i suoi mecenati e protettori, ma anche degli Albizzi, dei Braschi e del Cardinal Zelada.

L’importanza dell’Arcadia

Nel 1787, Antonio Cavallucci compie un viaggio tra Firenze, Bologna, Parma e Venezia che assume per lui un’importanza fondamentale, soprattutto per lo studio della pittura del Cinquecento veneziano ed emiliano.

L’anno successivo viene eletto tra i soci della Congregazione dei Virtuosi del Pantheon ed entra a far parte dell’Arcadia con il nome di Ippomiero Sermoneo. L’Arcadia fornisce una serie di spunti fondamentali per l’ultima produzione del pittore di Sermoneta: è amico del filosofo arcade Appiano Buonafede, che gli suggerisce una serie di temi di stampo classicista.

Nel 1790, inizia ad insegnare all’Accademia di Portogallo a Roma, quando, dalle fonti, sappiamo che inizia ad indebolirsi fisicamente. Questo è testimoniato anche da alcuni soggiorni a Napoli compiuti negli ultimi anni, per cercare di ristabilire la propria salute.

Lavora instancabilmente fino agli ultimi giorni, compiendo anche un soggiorno lavorativo a Velletri nel 1794. Muore a Roma nel 1795, a soli quarantatré anni.

Antonio Cavallucci: tra reminiscenze tardo barocche e il Settecento arcadico

Tra le prime opere conosciute di Antonio Cavallucci vi è la tela con la Visita dei tre angeli ad Abramo, con cui, nel 1771, ottiene il premio di pittura al Concorso Clementino e le lodi di Mengs.

Tre anni dopo, al Concorso Balestra, sempre indetto dall’Accademia di San Luca, il pittore ottiene il primo premio con Il commiato di Ettore da Andromaca, un exemplum virtutis che mostra come il pittore di Sermoneta non abbia ancora assimilato le istanze neoclassiche.

Il suo è ancora un linguaggio tardo barocco, con una stesura cromatica non certamente definita e lineare, ma vaporosa, enfatica, scenografica. Anche i gesti di Andromaca ed Ettore appaiono teatrali, lontani da quel pathos contenuto auspicato dalla cultura neoclassica.

Ma forse è proprio per questo atteggiamento ancora baroccheggiante che Antonio Cavallucci si afferma nella Roma del tempo, con un classicismo che si rifà più al Seicento di Carlo Maratta (1625-1713) che all’antico.

Allo stesso anno risale la prima pala d’altare del pittore con la Visione di Santa Teresa, realizzata su commissione della duchessa di Sermoneta Teresa Corsini per la Collegiata di Cisterna. Nel 1776, inizia la decorazione ad affresco di Palazzo Caetani in via delle Botteghe Oscure, dove si nota una maggiore adesione al classicismo di stampo arcadico.

Nella decorazione, si possono incontrare le Storie di Ippomene e Atalanta, quelle di Diana e di Apollo, circondate da decorazioni a grottesche che ricalcano lo stile decorativo della tradizione cinquecentesca a Roma.

L’Ingresso trionfale di Giovanni Caetani a Gaeta dopo la sconfitta dei Saraceni adorna il soffitto della Galleria, mentre nella sala di Giunone, vi sono la Giunone sul suo carro della volta e la serie dei Paesaggi di ispirazione classicista e lorrainiana delle pareti.

Verso la fine degli anni Settanta esegue diversi ritratti, tra cui quello di Francesco Caetani, di Teresa Corsini e del Beato Giuseppe Labre. Dal monsignor Albizzi riceve poi l’incarico della realizzazione di alcune sovraporte di diverse cappelle in S. Pietro, con San Pietro presentato a Cristo da sant’AndreaDomine quo vadis?, San Pietro liberato dall’angeloSan Paolo presentato a san Pietro da san Barnaba.

Uno dei lavori più conosciuti di Antonio Cavallucci è l’Origine della Musica del 1786, tratta dall’Iconografia di Cesare Ripa e realizzata sempre per Palazzo Caetani su tela. Gli anni Novanta rappresentano la definitiva adesione del pittore alla cultura arcadica.

Ciò si nota da alcune opere tra cui le Nove Muse e Minerva per i Braschi, la Vestizione di Santa Bona per il Duomo di Pisa e la decorazione della Tribuna in San Martino ai Monti con il San Carlo Borromeo, completamente realizzato dalla sua mano, più altre scene da lui solo sbozzate e mai portate a termine  a causa della prematura morte.

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