Ceccarini Sebastiano

Sebastiano Ceccarini. Natura morta con Frutta. Tecnica: Olio su tela
Natura morta con Frutta. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Sebastiano Ceccarini (Fano, 1703 – 1783) rimasto orfano, viene affidato alle cure dello zio, parroco di Fano. Notate le sue eccellenti doti disegnative, lo affida agli insegnamenti di Francesco Mancini (1679-1758), pittore di passaggio tra il Barocco e il Rococò, che si trova a Fano tra il 1715 e il 1722 per l’esecuzione della pala d’altare della Chiesa di Santa Cristina.

Dopodiché, il giovane Sebastiano Ceccarini segue a Roma il maestro, che gli trasmette l’uso di una tavolozza chiara e luminosa, ma anche gli echi classicisti della pittura bolognese dei Carracci. È certo, quindi, che abbia trascorso gran parte degli anni Venti a Roma, assorbendo anche la poetica di Carlo Maratta (1625-1713), con la sua chiarezza espressiva che rimane incontrastata per decenni nell’ambito artistico romano.

Agli anni Trenta è datato un viaggio di studio del pittore fanese tra Pesaro, Urbino, Perugia, Bologna, Venezia a Firenze. È una tappa fondamentale per la sua formazione, perché gli permette di studiare da vicino i maestri del Quattrocento e del Rinascimento, traendo linfa soprattutto dall’impostazione cromatica veneta.

Dopo aver sposato la romana Candida Marini a Firenze, si stabilisce con lei e la famiglia a Roma, dove rimane sicuramente fino al 1754. Dei loro undici figli abbiamo testimonianza nei numerosi ritratti eseguiti da Ceccarini stesso, sparsi in diverse collezioni pubbliche e private italiane.

Tra Roma e Fano

Nella Roma di papa Clemente XII Corsini che affida tutta la gestione artistico culturale al cardinal nipote Neri Corsini, il pittore vive in un clima di rinnovata fioritura artistica che si ricollega un po’ al programma di inizio Settecento di Clemente XI e che aveva visto come protagonista Maratta.

Purtroppo, molte delle opere realizzate dal pittore a Roma sono andate perdute, ma è certo che abbia goduto della protezione del papa stesso, testimoniata dalle fonti che ci informano sulle numerose opere sacre eseguite in diverse chiese romane, tra cui Santa Francesca Romana e Sant’Urbano sulla via Flaminia.

Sotto Benedetto XIV, l’architetto Ferdinando Fuga, all’inizio degli anni Quaranta, viene incaricato di sistemare la facciata di Santa Maria Maggiore, al cui interno, Sebastiano Ceccarini realizza un altro affresco poi, purtroppo, disperso.

In realtà, il pittore di Fano è conosciuto soprattutto per la sua attività di ritrattista, in cui manifesta l’adozione di un cromatismo fresco e chiaro e un impianto disegnativo e compositivo di grande precisione. Le pose dei personaggi effigiati presentano un formalismo classico, in cui viene data molta attenzione alle vesti e agli ornamenti, per sottolineare l’intento celebrativo ed encomiastico.

Non è però da sottovalutare la ricerca introspettiva, che Sebastiano Ceccarini applica soprattutto attraverso una resa veristica dei volti e delle espressioni, anche a seconda delle esigenze della committenza.

Dopo il 1755, vive tra Roma e Fano, lavorando soprattutto in diverse chiese tra l’Umbria e le Marche. Nel mercato antiquario sono passati numerosi quadri di piccole dimensioni in cui il pittore sfoggia una spiccata sensibilità nella resa delle nature morte di frutta, fiori e animali, alcuni di esse anche conservate nella Pinacoteca di Fano. Attivo fino alla fine, muore a Fano nel 1783, ad ottant’anni.

Sebastiano Ceccarini: tra ritratti e soggetti sacri nella Roma di Clemente XII e di Benedetto XIV

Una delle prime opere conosciute di Sebastiano Ceccarini è la Madonna ed i santi protettori della città, realizzata a Fano e inviata a Roma prima di iniziare l’apprendistato presso Mancini. Di poco successiva è la Vergine e san Rocco, che, insieme alla prima, è conservata nella Pinacoteca Civica di Fano e presenta diversi riferimenti a Maratta, soprattutto nell’adozione di un moderato classicismo e di quella koinè iconografica e compositiva tipica dell’ultimo barocco.

Protetto da papa Clemente XII, il pittore fanese realizza diversi soggetti sacri in numerose chiese romane, per la gran parte andati perduti. Tra i dipinti ancora visibili vi è il Miracolo di santa Francesca Romana, oggi a Palazzo Corsini, mentre tra quelli dispersi si contano il SUrbanosChiarala Vergine e angeli, per l’altare della chiesa di Sant’Urbano sulla via Flaminia, l’ovale con San Leone inginocchiato davanti alla Vergine col Bambino per Santa Maria Maggiore e il San Giuseppe Calasanzio per la chiesa di Santa Maria del Suffragio.

Ma Sebastiano Ceccarini, come accennato, è conosciuto soprattutto per la sua attività di ritrattista, forse proprio perché le opere superstiti ed ottimamente conservate appartengono per la maggior parte a questo genere.

Tra i primi ritratti vi è quello di Francesco Zaghis, eseguito nel 1739, mentre a dieci anni dopo circa risale l’Allegoria dei cinque sensi conservata a Parigi, che presenta i ritratti di alcuni fanciulli di una famiglia della nobiltà romana, da alcuni studiosi indentificata con la famiglia Marescotti, da altri con i Muti (ipotesi avvalorata anche dall’insistenza dell’autore sulle bocche rigorosamente chiuse, ad indicare il cognome Muti).

Questa tela, caratterizzata da brio e vivacità cromatica, presenta un decorativismo prezioso e attentissimo alla resa dei dettagli tessili e scenografici, ma anche una fantasiosa impostazione allegorica, in cui ogni bambino rappresenta un senso, attraverso una particolare posa o gesto. Tutti questi elementi hanno portato l’artista marchigiano ad un memorabile successo alla Mostra del Pantheon del 1750.

Risalenti circa agli anni Cinquanta e Sessanta sono alcuni ritratti che rappresentano la maturità dell’autore, che rimane sempre molto fedele alla sensibilità marattiana: il Ritratto del cardinale di York, il Cardinale Fabrizio Spada, conservato alla Galleria Spada, e quello dei coniugi Carlo Maria Ferretti e Chiara Gasparri, marchesi di Norcia.

Molto importante è anche il Ritratto del Conte Orsi Mangelli, che oggi si trova in una collezione privata americana. Agli anni Settanta, invece, appartiene un famoso Autoritratto del Ceccarini mentre dipinge la figlia monaca, conservato nella Pinacoteca Civica di Fano.

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