Cecconi Eugenio

Eugenio Cecconi. Traghettatrice (dettaglio). Tecnica: Olio su tela, , 50 x 40 cm
Traghettatrice (dettaglio). Tecnica: Olio su tela

Biografia

Eugenio Cecconi (Livorno, 1842 – Firenze, 1903) si laurea in giurisprudenza a Pisa nel 1865, ma dopo aver fatto pratica in uno studio di Firenze, decide di dedicarsi alla pittura. Così, per un certo periodo coniuga la pratica legale con quella pittorica, studiando presso l’Accademia di Firenze. Qui segue i corsi di Enrico Pollastrini (1817-1876), impostando la sua prima formazione su esempi puristi.

L’incontro con Diego Martelli e i Macchiaioli

Alla morte del padre, Eugenio Cecconi decide di abbandonare definitivamente la legge, per dedicarsi a pieno alla pittura. Rientra a Livorno e prende uno studio insieme ad Adolfo Belimbau (1845-1938). Sono gli anni in cui entra in contatto con Diego Martelli e frequenta la sua casa di Castiglioncello.

Inizia a dipingere paesaggi, subendo l’influenza dei Macchiaioli, in particolare di Giuseppe Abbati (1836-1868), da cui riprende la delicata trattazione luce-colore e soprattutto il carattere intimo di alcune composizioni.

Ben presto, sviluppa una naturale predilezione per i temi agresti e pastorali, i cui protagonisti sono contadini impegnati nelle attività quotidiane. Presenti nella produzione di Eugenio Cecconi sono anche scene di caccia e quindi dipinti che hanno come soggetti cani o cacciagione. Spesso, infatti, l’artista era ospite alla Marsiliana, la tenuta di campagna dei Corsini, in cui spesso era impegnato in battute di caccia.

Eugenio Cecconi espone per la prima volta alla Promotrice torinese del 1869, dove ottiene subito l’approvazione della critica. Il suo è infatti un naturalismo sentito e accompagnato da particolari interpretazioni della campagna toscana con incursioni nel verismo sociale.

Il viaggio in Tunisia, la Maremma e la Versilia

Probabilmente influenzato dall’amico Belimbau, originario dell’Egitto, Eugenio Cecconi compie insieme a lui un viaggio in Tunisia nel 1875. Da questa esperienza il pittore riporta una serie di schizzi ed impressioni che, una volta esposti a Firenze, generano approvazione e lodi.

In Toscana, forse proprio attirato dalla sua passione per la caccia, Eugenio Cecconi frequenta spesso la Maremma e la Versilia, in particolare Torre del Lago, sulle sponde del lago di Massaciuccoli. A questi soggiorni risalgono le opere più intense e significative di Cecconi, esposte per tutti gli anni Ottanta e Novanta a Firenze, Bologna, Torino e Genova.

Acquafortista, critico artistico e scrittore, ha cercato anche di dare fondamento critico alla cultura macchiaiola, ottenendo brillanti risultati. Le sue presenze alle esposizioni si fanno più rade intorno alla fine degli anni Novanta. Muore a Firenze nel 1903.

Eugenio Cecconi: un verismo di ascendenza macchiaiola

Dopo la prima formazione purista in Accademia, Eugenio Cecconi entra subito in contatto con Diego Martelli. Questi lo ospita spesso nella sua villa di Castiglioncello, dove il pittore, ancora giovane, può fare conoscenza dei pittori macchiaioli che si riuniscono lì.

È qui che avviene la ricerca sulla luce e sul colore, le superfici a volte vengono trattate come puro assorbimento della luminosità naturale, osservata dal vero. Negli anni Sessanta, il pittore cui si avvicina di più Eugenio Cecconi è Giuseppe Abbati. Le sue tavolette di formato orizzontale, cariche di luce e poesia, influenzano potentemente il più giovane pittore livornese.

Morto Abbati nel 1868, Eugenio Cecconi ne diventa una sorta di naturale erede. Per la prima volta espone a Torino nel 1869 uno Studio dal vero, mentre a Milano, nel 1872 invia Macchiaiuole di Tombolo e un dipinto di caccia, La prima beccaccia.

Il suo è un realismo sincero, energico, in cui la macchia si unisce alla dimensione disegnativa, anche nelle opere prodotte durante il viaggio in Tunisia. I risultati di questi studi si notano già alla Promotrice di Genova del 1975, in cui espone Caffè arabo della Marza. Tunisi, Pescatrice di anguille e Una strada di Tunisi.

Sempre a Genova, ma l’anno successivo, presenta Cortile di Rabbel – Apit a Tunisi e Una via presso la Kasbah a Tunisi. Per alcuni anni, gli studi dal vero effettuati in Tunisia, ricchi di giochi cromatici e luministici, fanno compagnia alle vedute della Maremma e ai dipinti dedicati alla caccia.

Nel 1881 a Firenze espone infatti Radunata di caccia grossa (Maremma) e nel 1888 a Bologna Teste di tre cani, Cani da cinghiale, Bracciaioli maremmani e Nello studio.

Dipinti di caccia e vedute versiliesi

Sempre più frequenti si fanno i soggiorni di Eugenio Cecconi in Versilia e in Maremma. Tra gli anni Ottanta e Novanta frequenta queste zone sia per la caccia, sia per cogliere motivi nuovi, marine e vedute campestri, legate al ritmo lavorativo dei contadini. Nel 1890 a Firenze espone Porta di Capalbio, Partenza per caccia grossa e Aspettando i compagni. A Torino nel 1893 Ritorno dalla caccia.

Dipinti di cani e di prede compaiono sempre più frequentemente come cifra caratteristica dell’autore, accompagnati da delicati studi dal vero della campagna toscana. Quiete invernale, Presso l’Ardenza e Cani da cinghiale vengono esposti a Firenze nel 1899.

Partecipa alla sua ultima esposizione fiorentina nel 1903, anno della sua morte, con Quiete. Una retrospettiva gli viene dedicata dalla Società di Belle Arti di Firenze, nel 1910, in cui vengono presentate le sue opere più significative.

Tra di esse compaiono Le cenciaiole, Ulivi, 14 studi di cani, Cane con preda che aspetta il padrone, Sotto i castagni, Bracchi e Cinghiale che tiene testa ai cani.

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