Celada da Virgilio Ugo

Ugo Celada da Virgilio. Ritratto femminile (dettaglio). Tecnica: Olio su tela
Ritratto femminile (dettaglio). Tecnica: Olio su tela

Biografia

Ugo Celada da Virgilio (Cerese di Virgilio, 1895 – Varese, 1995), nato in provincia di Mantova, ha in seguito aggiunto al suo nome la provenienza “da Virgilio” per evidenziare le sue origini simili a quelle di Virgilio, poeta latino, nativo di Mantova.

La sua formazione inizia a Reggio Emilia, presso la Scuola di Arti e Mestieri, per poi continuare alla Scuola d’Arte applicata di Mantova e concludersi all’Accademia di Brera di Milano, dove studia al seguito del maestro Cesare Tallone (1853-1919), che lo introduce alla ritrattistica verista.

L’esordio di Ugo Celada da Virgilio avviene alla Permanente di Milano del 1913, ma la sua attività espositiva subisce una battuta d’arresto proprio ai sui inizi, a causa dello scoppio della Prima guerra mondiale e del suo arruolamento.

Il soggiorno parigino e gli esordi artistici

Durante il conflitto, al fronte, lavora come topografo e disegnatore di mappe militari. Terminata la guerra, compie un importante soggiorno a Parigi, che gli permette di perfezionarsi e di dare vita ad una propria cifra stilistica, sicuramente aggiornata alle tendenze europee degli anni Venti, in seno ad una nuova figurazione e al ritorno all’ordine.

Nel 1920, non ancora rientrato in Italia, partecipa alla sua prima Biennale di Venezia, dove ritorna nel 1924 e nel 1926, ottenendo un immediato successo di critica. Sin da subito, Ugo Celada da Virgilio si fa interprete di un realismo che rasenta la perfezione nella descrizione otticamente precisa di ogni oggetto e di ogni figura.

La definizione lenticolare di ogni elemento dell’immagine si semplifica in un cromatismo asciutto e fotografico, che non lascia trasparire la pennellata, perché appare pulito, levigato e senza alcuna imperfezione stilistica. Le atmosfere del pittore risultano rarefatte e silenziose, immerse in un clima straniante che lo inserisce subito nelle fila del Realismo Magico, in un forte legame con la Nuova Oggettività tedesca.

Pur trovando la sua cifra stilistica in un linguaggio realista e lontano da qualsiasi velleità avanguardista, le nature morte, i paesaggi e le figure di Ugo Celada da Virgilio non compaiono in molte mostre di Valori Plastici o di Novecento, proprio per la sua volontà esplicita di non appartenere a nessuna corrente e di non aderire ad alcun tipo di legame con il Fascismo.

Il Manifesto anti novecentista

All’inizio degli anni Trenta si allontana ufficialmente da Novecento, firmando un Manifesto anti novecentista, insieme ad altri pittori indipendenti. Questa azione, di fatto, lo mette in cattiva luce agli occhi della critica e del regime, per cui è costretto ad abbandonare l’attività espositiva nazionale nel 1933, quando prende parte all’ultima Mostra Sindacale di Milano e di Firenze.

Ugo Celada da Virgilio, però, continuerà a portare avanti la sua sperimentazione pittorica, esponendo in piccole gallerie milanesi per molti altri anni, condividendo con alcuni artisti la sua ricerca sulla descrizione minuziosa, limpida, oggettiva ma anche enigmatica della realtà, tra cui Gregorio Sciltian (1900-1985) e Bruno Croatto (1875-1948).

Nel 1959 fonda il Movimento dei Pittori Oggettivisti con cui espone alla Galleria Cairola di Milano. Ritratti, nature morte, trompe l’œil, ambientazioni rarefatte e asettiche, da cui emerge una visione quasi iperrealista della natura, sfondano la tela con la loro sostanza cromatica e plastica perfetta.

La sua ricerca continua fino agli anni Settanta, ma muore a Varese nel 1995, a cento anni. È stato riscoperto relativamente tardi, ma ha goduto sempre di ottima fama in area lombarda.

Ugo Celada da Virgilio: una oggettività perfetta e sospesa

La magia cromatica creata dalle pennellate trasparenti ed invisibili di Ugo Celada da Virgilio è il punto di forza della sua pittura. Se nella prima parte di produzione, ancora si nota un approccio impressionista, dovuto alla vicinanza a Cesare Tallone, dagli anni Venti in poi, si identifica esclusivamente con una pittura lenticolare ed oggettiva.

Nel 1920 prende parte alla Biennale di Venezia con La sera e nello stesso anno, partecipa alla Promotrice di Genova con Interno del Duomo di Bolzano, Piazze delle Erbe a Mantova e I Forni alti a Novegno.

Le sue figure, i paesaggi, le nature morte, assumono una volumetria limpida e pulita, quasi tangibile per la sua perfezione formale e per il disegno impeccabile. Le nature morte, in particolare, con le trasparenze dei vetri, richiamano la pittura del Seicento fiammingo, ma allo stesso tempo si caricano di atmosfere quasi misteriose che lo collegano al Realismo Magico.

Ancora a Genova, nel 1921 presenta Nuvoloni, NoliInterno del Duomo di San Lorenzo, La famigliaCavalli in porto, Calata Mandraccio. Alla Biennale del 1924 espone invece un Ritratto di contadino e vi ritorna nel 1926 con Distrazione, l’opera che lo rende finalmente noto agli occhi della critica, colpita positivamente dal suo approccio.

L’incantesimo del disegno e del colore è incastonato in questi mondi perfetti e stranianti allo stesso tempo, latori di una ardente oggettività, ma anche di una nitidezza complessa e sofisticata, molte volte scambiata per una ripetizione strenua di alcune iconografie.

Nel 1928, alla Sindacale di Milano espone il ritratto Mia madre, nel 1932, di nuovo Giovane contadino, nel 1933 Al fiume e nello stesso anno, a Firenze Lettura e Riflessi, dipinti che segnano il definitivo allontanamento dalla scena pubblica nazionale.

Nel 1943, gran parte della sua produzione più preziosa viene distrutta, a causa di un bombardamento che colpisce anche il suo studio milanese, ma alcuni dipinti sono oggi conservati in importanti musei italiani.

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