Celommi Raffaello

Raffaello Celommi. L’incontro - Tecnica: Olio su Tela, 45 x 60 cm. Firmato in basso a sinistra "Raffaello Celommi".
L’incontro. Tecnica: Olio su Tela

Biografia

Raffaello Celommi (Firenze, 1881-Roseto degli Abruzzi, 1957) è figlio del pittore di Roseto degli Abruzzi Pasquale Celommi (1851-1928). Quest’ultimo non tarda ad introdurlo alla pittura, formandolo soprattutto sui suoi paesaggi e marine abruzzesi. Ben presto infatti, Raffaello per motivi di salute è costretto a lasciare Firenze per fare ritorno nella terra paterna, Roseto.

Dopo la formazione sotto l’ala del padre, Raffaello completa gli studi all’Accademia di Belle Arti di Roma, ottenendo grandiosi risultati. È evidente, sin dalle sue prime prove, come il ragazzo risulti essere degno erede del padre, addirittura superandolo dal punto di vista tecnico.

Roseto degli Abruzzi: tra l’entroterra e il mare

Come Pasquale Celommi, ha uno studio proprio di fronte al mare, da cui può osservare continuamente le attività quotidiane che si svolgono sulla spiaggia. Ritrae tutto, dai giochi infantili, al lavoro dei pescatori, alle chiacchiere delle pescivendole, proprio sulla scia paterna.

Si può dire che Raffaello Celommi abbia contribuito ad ampliare e ad approfondire la cifra stilistica paterna, dando vita non solo a marine, ma anche a lirici paesaggi abruzzesi dell’entroterra, degni della loro reale bellezza.
Pescatori in riva al mare, contadinelle in costume tradizionale che raccolgono il grano o che portano pecore al pascolo, nella piena tradizione folklorica abruzzese, tra canti e chiacchiere.

Raffaello Celommi viene subito notato e apprezzato da Francesco Paolo Michetti (1851-1929) che era coetaneo di suo padre. Nel 1929, solo un anno dopo la tragica morte paterna, sposa Luigia Rosati, da cui ha due figli. A differenza di Pasquale, Raffaello lavora lontano dalle esposizioni ufficiali, dedicandosi personalmente al rapporto con mercanti e collezionisti.

Continua sulla scia del padre, forse con maggiore scioltezza coloristica e disegnativa, a dedicarsi alla quotidianità contadina e marinara di Roseto. Muore nella cittadina abruzzese nel 1957. Diversi suoi dipinti sono conservati nel Museo civico di Teramo e nella Civica Raccolta d’Arte di Roseto, insieme a quelli di suo padre.

Marine, paesaggi, costumi abruzzesi

Sin dalla giovane età, i soggetti e i temi prediletti da Raffaello sono inevitabilmente connessi ai tratti che identificano la sua quotidianità. Il mare, i pescatori, i campi, le tradizioni dell’Abruzzo rurale e marinaro sono i soggetti ereditati anche dal padre Pasquale, ma trattati con maggior vigore tecnico.

Come accennato, Raffaello Celommi non partecipa a nessuna esposizione pubblica, perché preferisce vendere le proprie opere direttamente agli acquirenti. Questo elemento lo differenzia nettamente dal padre che invece era un assiduo frequentatore delle Promotrici di Belle Arti e di esposizioni nazionali di diverse città.

Oggi le sue opere si trovano in gallerie private straniere ed italiane, ma sono arrivate anche fino alla Casa Reale giapponese. Il fatto che le nessuna sua opera sia presente nei registri delle esposizioni ha reso più difficile la ricostruzione della sua carriera attraverso la sua produzione. Essa comunque risulta molto vasta, poiché il suo lavoro era richiestissimo dall’aristocrazia abruzzese e straniera.

Raffaello Celommi: una tavolozza brillante

I committenti privati vedevano nelle sue opere una chiarezza, una brillantezza tali da rendere i paesaggi e le marine abruzzesi dei veri gioielli.
Vengono dunque potentemente attratti non solo dalla suggestiva trattazione paesaggistica, resa tramite una tavolozza squillante, ma anche dai soggetti della tradizione.

Pescatori sulla spiaggia al ritorno dal mare aperto, ormai sfiniti, si riposano fumando e chiacchierando. Donne al ritorno dai campi, cantano allegramente melodie tradizionali, proiettando le loro lunghe ombre sul terreno, alla luce del tramonto.

Gli animali al pascolo, la transumanza, le contadine a piedi nudi e in abiti variopinti e legati all’usanza abruzzese popolano le emozionanti scene costumbriste di Raffaello Celommi. La sua pittura è più poetica, più lirica di quella paterna.
È in grado, con i suoi rosei e limpidi cieli, di ritornare alla suggestione della Scuola di Posillipo. La pennellata trasparente rende i suoi soggetti chiari e sinceri.

Le opere che più riflettono questa modalità sono Contemplazione del 1897, Ritratto di marinaio del 1915, Ritorno a casa, Ritratto del padre Pasquale del 1928. E ancora, Scena campestre, Transumanza del 1940, Ritorno dal pascolo, Giovanetta con cesto di pesce, Giovani pescatori, Il mendicante (o Vecchio con bisaccia), Canto di primavera e L’incontro.

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