Ceracchini Gisberto

Gisberto Ceracchini. Idillio. Tecnica: Olio su tela, 118 x 102 cm
Idillio. Tecnica: Olio su tela, 118 x 102 cm

Biografia

Gisberto Ceracchini (Foiano della Chiana, 1899 – Petrignano del Lago, 1982) nasce da una famiglia di contadini agiati. Inizia anche lui a lavorare come agricoltore, ma nel frattempo, sviluppa una crescente passione per la pittura.

Nel 1915, compie il suo primo viaggio a Roma, cogliendo l’occasione per visitare musei e per entrare in contatto con l’arte antica. Decide di rimanere nella Capitale, dove inizia a studiare pittura da autodidatta, esordendo alla Biennale romana del 1921, ottenendo soprattutto l’approvazione da parte di Armando Spadini (1883-1925).

Villa Strohl-Fern

Nel 1925, Gisberto Ceracchini prende lo studio e la residenza in Villa Strohl-Fern, rimanendovi per tutta la vita. La sua pittura si inserisce perfettamente nei canoni del ritorno all’ordine, in particolare di quella rielaborazione degli stilemi puristi del Trecento e del Quattrocento.

Sulla scia di Carlo Carrà (1881-1966) si fa interprete di un neo-primitivismo che riprende punto per punto la poetica di artisti come Giotto, Masaccio, Paolo Uccello. Il suo è un manifesto del ritorno alla pittura arcaica, intrisa anche di una rarefazione spesso onirica e surreale.

Nel 1926 e nel 1929 è presente alle mostre di Novecento, voluto come artista “romano” da Margherita Sarfatti. In effetti, Gisberto Ceracchini si può considerare uno dei maggiori rappresentati di un radicale neo trecentismo, insieme a Francesco Di Cocco (1900-1989), anche se quest’ultimo risulta più intellettualistico rispetto alla visione rurale e semplice di Ceracchini.

In questa profonda ricerca primitivista, alla fine degli anni Venti il pittore trova delle assonanze con i rappresentati della Scuola di via Cavour, invitando Scipione (1904-1933), Mario Mafai (1902-1965) e Marino Mazzacurati (1907-1969), insieme a Di Cocco, ad esporre nel 1929 al Circolo di Roma a Palazzo Doria.

L’attività espositiva

Nel 1928, Gisberto Ceracchini partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia, mentre dal 1929, inizia a prendere parte alle Sindacali laziali e dal 1931 alle Quadriennali romane, dove tiene una personale nel 1935.

Per tutta la sua carriera, il pittore non si allontana mai da quel primitivismo che lo caratterizza sin dalle prime opere. Il suo, è un plasticismo solenne e statico che lo riporta costantemente al Trecento e al Quattrocento toscano.

Il suo appassionato riferimento alla cultura arcaica e rurale suscita anche una serie di simpatie nell’ambito del Regime fascista. Nel 1935, partecipa alla Mostra di Pittura Italiana a San Francisco e all’Esposizione parigina L’art italien des XIX et XX siècles al Jeu de Paume.

Negli anni Quaranta, ottiene la cattedra di pittura all’Accademia di Urbino e continua a dipingere e a partecipare a numerose esposizioni fino agli anni Cinquanta. Viene chiamato a decorare la Cappella della Sapienza nel 1946 e l’anno dopo il quadriportico del Verano. Muore a Petrignano del Lago, vicino Perugia, nel 1982, a ottantatré anni.

Gisberto Ceracchini: la rielaborazione degli stilemi del Trecento e del Quattrocento

Il ritorno all’ordine romano, dal punto di vista della riscoperta dei primitivi, è operato in prima linea da Gisberto Ceracchini. Più giovane di quasi vent’anni rispetto a Carlo Carrà, ne eredita, però, la rielaborazione dello spazio e del plasticismo giottesco delle Figlie di Loth del 1916.

Il pittore toscano porta alle estreme conseguenze il percorso iniziato da Carrà, facendosi convinto interprete di una pittura dal disegno rigido e dal cromatismo puro che ricorda proprio quello del Trecento e del Quattrocento.

I suoi soggetti sono prevalentemente presi dalla quotidianità rurale, con l’intento di richiamare l’attenzione sulle origini di un’Italia semplice e autentica. I contadini e i pastori sono inseriti in un mondo agreste profondamente idilliaco, in cui ognuno svolge il suo ruolo con pacata serenità.

La pittura è levigata e ricca di chiaroscuri per evidenziare il plasticismo delle figure, forti e volumetriche come quelle di Masaccio. Nel 1928 partecipa alla Biennale di Venezia con il dipinto Alla fontana.

L’anno successivo è alla Sindacale laziale con sei opere: due Autoritratti, Venere dormiente, L’abbeveratoio, La casta Susanna e Laghetto. Ancora, nel 1930, vi presenta Lago, L’aratore, Mia madre, Ritratto dello scrittore Moravia e Paesaggio. Nello stesso anno, partecipa anche alla Biennale con due dipinti bucolici, Poesia del lavoro e Maternità.

Alla I Quadriennale romana si presenta con Riposo e Colloqui, un olio dalla forte atmosfera rurale e arcaizzante, ben visibile anche nelle tre opere esposte alla Sindacale laziale del 1932 Lo spaccalegna, Giovane campagnolo e I boscaioli.

Sempre nel 1932, Gisberto Ceracchini è di nuovo alla Biennale di Venezia con Famiglia, Guardiani e Meriggio. Alla II Quadriennale romana tiene una personale con diciassette opere che gli garantiscono un unanime successo di critica, tra cui Idillio, Riposo di spaccalegna, La colazione, Pastore dormiente, Colomba, Famiglia del pastore e Fonte.

Alla III espone invece Conversazione, Il fiore e Autoritratto, a quella del 1943 Pastorale, Maternità e Annunciazione. Gli anni Quaranta sono caratterizzati da una vasta produzione di opere sacre, sempre afferenti a quel primitivismo puro e plastico che si riscontra anche negli affreschi.

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