Cestaro Jacopo

Jacopo Cestaro. Assunzione della Vergine (dettaglio). Tecnica: Affresco
Assunzione della Vergine (dettaglio). Tecnica: Affresco

Biografia

Jacopo Cestaro (Bagnoli Irpino, 1718 – 1785) inizia la sua attività pittorica attorno agli anni Cinquanta del Settecento. Si sa molto poco della sua formazione e si ipotizza che sia stato allievo di un ormai anziano Francesco Solimena (1657-1747).

Le prime notizie certe sulla sua vita provengono da alcuni documenti scritti da Luigi Vanvitelli (1700-1773), che lo segnalano come uno dei pittori meritevoli dell’ottenimento della cattedra di pittura presso la Reale Accademia di Belle Arti di Napoli.

Il linguaggio di Jacopo Cestaro, quanto meno quello delle opere dei primi anni, sembra derivare dall’influenza del maestro Solimena: più che rispettare griglie prospettiche rigide, imposta tutta la costruzione dell’immagine sulla luce, utilizzando una tavolozza chiara e luminosa.

L’influenza di Solimena e di De Mura

La resa illusionistica delle decorazioni ad affresco nasce proprio da questa comunicazione tra luce e colore. Un classicismo di carattere celebrativo ed eloquente, appreso sicuramente nel grande atelier di Solimena, si unisce ad alcune composizioni più cupe e drammatiche, derivate dall’ultimissima produzione del maestro.

D’altra parte, l’equilibrio evocativo di alcune opere di Jacopo Cestaro possono rimandare anche allo studio di Francesco De Mura (1696-1782), altro allievo di Solimena, ma della generazione precedente.

Il classicismo del maestro viene mediato da qualche intervento di natura rococò, dall’eleganza cromatica e dalla maggiore leggerezza e semplificazione delle forme, anche se Cestaro sembra comunque rimanere fedele all’impostazione luministica e scenografica di Francesco Solimena.

Ma l’artista, operando nella Napoli del secondo Settecento, non sembra rimanere immune nemmeno alle più aggiornate tendenze neoclassiche, introdotte da Luigi Vanvitelli. Il cambiamento del gusto verso una condizione compositiva più sobria deriva anche dall’osservazione della Presentazione al tempio, pala eseguita da Anton Raphael Mengs (1728-1779) per la Cappella reale della Reggia di Caserta.

Questo clima di rinnovamento stilistico, teso a svecchiare la cultura pittorica napoletana, investe dunque anche il linguaggio di Jacopo Cestaro, che collabora a diverse riprese con Vanvitelli e che sembra aderire ad una visione ormai classicista, soprattutto nelle opere degli anni Settanta.

Della biografia del pittore si sa molto poco, se non mettendola in relazione con le opere che hanno scandito, attraverso diversi stili ed influenze, la sua vita. Attivo fino agli anni Settanta, muore nella sua città di nascita, Bagnoli Irpino, nel 1785, a sessantasette anni.

Jacopo Cestaro: dall’influenza di Solimena ai primi accenni di estetica neoclassica

Dalle fonti documentarie si può dedurre che una delle prime opere realizzate da Jacopo Cestaro sia una Apparizione della Vergine a san Francesco di Paola, andata distrutta da un’eruzione del Vesuvio, in una chiesa di Ottaviano. Tra le altre tele attribuite dallo studioso Spinosa al primo Castaro vi sono una Cena di Baldassarre e una Cleopatra.

Ma le prime opere certe, perché firmate e datate dall’autore sono gli affreschi nella chiesa dei Santi Filippo e Giacomo a Napoli, che rappresentano anche il momento di maturazione stilistica del pittore, e risalgono al triennio che va dal 1757 al 1760.

Gli Evangelisti dei peducci, l’Assunzione, San Filippo che presenta Nataniele a Gesù, San Giacomo che presiede il concilio di Gerusalemme Cristo e la Samaritana realizzati sulla volta della navata centrale e il San Filippo che infrange l’idolo Il martirio di san Giacomo del presbiterio, incamerano la lezione di Solimena, per quanto riguarda la sapienza compositiva e scenografica, ma anche quella di De Mura nella ricerca luministica.

Nell’Assunzione al centro della volta, Jacopo Cestaro adotta una grazia cromatica che proviene dall’unione di diverse influenze, con quella luce dorata e con quella nuvola sospesa che sorregge la Vergine, in una sapiente orchestrazione di forme e tinte chiare, calibrate e delicate, derivanti dal gusto elegante di De Mura.

Altre opere significative e di simile impostazione sono l’Annunziata e la Madonna del Rosario con santi, eseguito per la chiesa dell’Annunziata di Angri nel 1764. Intorno agli anni Settanta, pur non abbandonando mai i riferimenti al neo barocco partenopeo, Jacopo Cestaro si offre al cambiamento di gusto innestato dall’apertura al Neoclassicismo.

Ciò si nota negli affreschi della cappella Berio in San Giorgio dei Genovesi: il San Camillo, e la Santa Caterina di Genova, la Trinità, la Fede e la Carità, in cui si percepisce una maggiore chiarezza formale ed un equilibrio che lo fa allontanare dalla maniera magniloquente del barocco.

Lo stesso si verifica negli affreschi realizzati nella Villa Campolieto di Ercolano, che rivelano la scelta stilistica e tematica di evidenti accenni al Neoclassicismo, con Apollo, Diana e l’Aurora, probabilmente eseguiti su progetto di Vanvitelli.

Allo stesso periodo potrebbe appartenere un disegno veramente esplicativo del cambiamento di gusto, conservato al Getty di Los Angeles, l’Uomo che guida una donna in una galleria di decorazioni antiche, che va collegato tematicamente ai primi scavi archeologici nell’area di Ercolano e Pompei.

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