Cipper Giacomo Francesco detto il Todeschini

Giacomo Francesco Cipper detto il Todeschini. Scena Familiare. Tecnica: Olio su tela
Scena Familiare. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Giacomo Francesco Cipper detto il Todeschini (Feldkirch, 1664 – Milano, 1736), nasce in una cittadina austriaca al confine con la Svizzera, ma già nel 1696 è attestato a Milano, in casa Carcano. La prima opera certa del pittore risale al 1700 ed è una natura morta che ci indica il suo indirizzo stilistico e tematico.

Infatti, seppur le notizie relative alla sua biografia giovanile risultino ancora scarse, è certo che Giacomo Francesco Cipper abbia dedicato quasi tutta la sua carriera prima alle nature morte ed in seguito scene di genere, gran parte di esse conservate in collezioni private lombarde.

Un pittore austriaco a Milano

Il gusto del pittore di origini austriache può essere definito come una sorta di sintesi delle tendenze di genere e veriste del Seicento, dalle scene fiamminghe, alle opere lasciate in Lombardia dal pittore danese Monsù Bernardo (1624-1687) nella metà del Seicento, alle bambocciate romane.

Nonostante tutte queste influenze di grande rilevanza, intrise, peraltro, di un naturalismo di stampo popolare derivato anche da Pietro Bellotto (1625-1700), il Todeschini dà vita ad un linguaggio decisamente unico, in cui emerge un cromatismo acceso intervallato da un tenebrismo che calza alla perfezione con gli interni popolari in cui ambienta le sue scene di mendicanti, piccoli poveri, giocatori, venditori, risse e pitocchi, che ritorneranno nella produzione di Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto (1698-1767).

Una narrazione semplice

Ciò che contraddistingue la poetica di Giacomo Francesco Cipper da quella di Ceruti è l’assoluta mancanza di qualsiasi intento celebrativo o pietistico nei confronti degli ultimi e dei poveri.

Se infatti, Ceruti riesce a regalare loro una dignità quasi monumentale, il Todeschini li lascia nella loro dimensione ordinaria ed umile, rappresentandoli quasi sempre con un sorriso semplice e con atteggiamenti di pacifica serenità, quasi come piccole figurine attoriali disposte sul palcoscenico di una commedia.

È questa la caratteristica fondante del barocchetto, denotato da una certa leggerezza tematica, che si legge nella scelta del Todeschini di non rappresentare scene drammatiche o malinconiche, ma di proporre solo una genuina popolarità lombarda. Nessuna lettura emotiva o introspettiva, dunque, nelle scene d’osteria, di gioco, di lavoro, di semplice vita familiare.

L’arco della carriera dell’artista inizia quindi nei primi anni del Settecento e si spinge fino al terzo decennio: nelle opere giovanili, Giacomo Francesco Cipper predilige le rappresentazioni all’aperto e una gamma cromatica energica ed accesa, ma con l’aprirsi degli anni Venti, la sua produzione si popola di scene d’interni in cui preferisce impiegare una tavolozza più scura e ricca di chiaroscuri che contribuiscono a conferire alle figure un plasticismo ben marcato.

Nell’ultimissima fase ritornano gli esercizi di stile nella resa di nature morte di flora e fauna, inserite in contesti più ampi di scene di mercato o di convivialità a tavola, che richiamano la perizia tecnica e stilistica degli autori fiamminghi. Attivo fino alla fine, muore a Milano nel 1736, a settantadue anni.

Giacomo Francesco Cipper: le nature morte

La prima opera pervenutaci di Giacomo Francesco Cipper detto il Todeschini è una natura morta con Sedani, ciliegie, fichi e formaggi, che ci indica la predilezione per questo genere in cui è altamente specializzato e che ritornerà in futuro anche nelle composizioni di genere.

Nella Milano dei primi anni del Settecento, il Todeschini trova, attraverso l’utilizzo di un cromatismo acceso e plastico, una consonanza con le bambocciate romane, ma anche con la perizia descrittiva delle scene d’interni nord europee.

Scene di genere di stampo popolare

Nel 1705 esegue una Scena di genere incentrata sulla quotidianità di una strada cittadina, in cui diversi personaggi svolgono il ruolo di attori, interpretando un particolare stereotipo della vita popolare: giocatori di carte e un bambino furfante che rovescia la merce di una venditrice, che fornisce l’occasione di inserire una perfetta natura morta di cipolle e zucche.

Si tratta di un mondo costruito pezzo per pezzo nella sua dimensione teatrale ed artificiale, in cui i personaggi sono a sé stanti e raramente dialogano con gli altri; lo stesso si può leggere in altre scene come Arrotino e zingara chiromante, Vecchi suonatori, Venditore di selvaggina e Venditore di pesce con rissa di portaroli.

Tra le opere più significative della produzione dell’artista vi sono Maestro di scuola, Maestro di musica, Maestra dei lavori domestici, Scena d’osteria, tutte ambientate in interni semplici, dalle pareti spoglie che danno risalto ai personaggi altrettanto genuini e tranquilli nella loro condizione di umiltà. Non vi si legge voglia di riscatto, né pietismo o sentimentalismo da parte dell’autore.

È una pura narrazione della vita quotidiana popolare, come si riscontra anche nel Venditore di pesce, nel Ragazzo dà il mangime alle anatre, nel Fornaio e nel Pittore nello studio, risalenti all’ultima fase pittorica dell’artista, in cui si fanno più marcate le zone d’ombra e più veloce la stesura cromatica.

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