Ciusa Romagna Giovanni

Giovanni Ciusa Romagna. Chiesa di Santa Croce a Nuoro. Tecnica: Olio su Tela , 40 x 63 cm
Chiesa di Santa Croce a Nuoro. Tecnica: Olio su Tela

Biografia

Giovanni Ciusa Romagna (Nuoro, 1907 – 1958) pittore sardo, nipote dello scultore Francesco Ciusa (1883- 1949), si forma presso il ginnasio di Nuoro. Terminati gli studi classici, si trasferisce a Firenze nel 1922 per frequentare l’Accademia di Belle Arti.
Nel 1924, ottiene la cattedra di pittura presso l’Accademia fiorentina Felice Carena (1879-1966), figura importantissima per la formazione di Giovanni Ciusa Romagna.

Termina gli studi a Firenze nel 1925, senza mai dimenticare la spinta che questa città gli ha dato: qui ha potuto studiare i maestri del Rinascimento e apprezzare la sapiente arte di Carena. In questo stesso anno, esordisce a Roma presso la Mostra degli Amatori e Cultori di Belle Arti e alla Mostra d’Arte Sarda.

Giovanni Ciusa Romagna, animatore della cultura sarda

Il 1927 vede iniziare la sua attività di insegnante presso la Scuola d’Arte di Oristano, il cui direttore era proprio lo zio Francesco. Sono gli anni in cui Giovanni Ciusa Romagna si dedica anche ad allestimenti scenografici, ad esempio quello per La Jura di Gavino Gabriel. Ma, elemento importantissimo della sua storia, è la partecipazione attiva alla cultura sarda.

I soggetti dei suoi quadri sono eventi e scene quotidiane della vita contadina sarda, vista attraverso uno sguardo nuovo, moderno. Dopo aver partecipato alla I Biennale di Arte Sarda a Sassari, Giovanni Ciusa Romagna cade in una profonda depressione che gli impedisce di continuare l’attività artistica per tre anni.

Nel 1931, finalmente, ripresosi, compie un viaggio a Venezia, molto importante per un suo arricchimento artistico. L’anno successivo fonda una Scuola Artigiana a Nuoro, sua città natale.

Lo studio delle tradizioni e del lavoro sardi

Gli anni Trenta sono quelli che più consegnano Giovanni Ciusa Romagna ad un successo inaspettato. Non solo in Sardegna, ma in tutta Italia. Studia i costumi della Barbagia e li riporta in un ciclo di dipinti di grande intensità.

Nel 1937 è protagonista della sua prima personale a Nuoro. Sono gli anni in cui si dedica allo studio delle donne e degli uomini sardi intenti nelle loro attività quotidiane, osservati con uno sguardo sincero, ma appassionato.

Dopo la guerra, Giovanni Ciusa Romagna si trasferisce nella zona di Carbonia, dove può raccontare attraverso le immagini la vita dei minatori e della miniera. Soprattutto il disegno è il mezzo attraverso cui, in questi anni, intende narrare la quotidianità dei lavoratori.

Con queste opere grafiche, partecipa a diverse rassegne, come la Mostra d’Arte Moderna della Sardegna tenutasi a Venezia nel 1949. Inoltre prende parte alla Biennale dell’Incisione e del Disegno di Reggio Emilia dello stesso anno e alla Biennale Abruzzese di Giulianova del 1951. Continua ad esporre per gran parte degli anni Cinquanta, senza mai tralasciare il racconto della sua terra. Muore a Nuoro nel 1958 a soli cinquantuno anni.

Giovanni Ciusa Romagna: il racconto della Sardegna

Giovanni Ciusa Romagna inizia il suo percorso artistico a Firenze, dove trae spunto soprattutto dalla lezione di Felice Carena. Si fa interprete dunque di un disegno raffinato e di un colore altrettanto sentito, narratore di una realtà a lui carissima, quella della Sardegna.

Nel 1933, alla Mostra Regionale Sindacale di Cagliari espone Processione, Donna con frutta e Fanciulla con boccale. Le figure appaiono denotate da una linea forte e sinuosa, ma anche il volume gioca un ruolo fondamentale.

In Processione si nota anche una certa ascendenza simbolica derivata da Carena, soprattutto nella descrizione delle figure peste l’una dietro l’altra e della statua di San Sebastiano curiosamente inquadrata fino al torace. Una certa ascendenza hodleriana si nota dunque in questi anni nella produzione così intensa di Giovanni Ciusa Romagna.

Ma anche lo studio dei maestri rinascimentali, evidente soprattutto dai ritratti di donne, realizzati con estrema delicatezza ed equilibrio compositivo.
Originali scelte cromatiche e luministiche identificano sin da subito il linguaggio di Giovanni Ciusa Romagna, soprattutto nella narrazione dell’epopea lavorativa sarda.

Senza toni celebrativi, pietistici o retorici, il pittore posa lo sguardo sui suoi conterranei e sulla sua isola facendoli conoscere al resto d’Italia. Descrive il Sulcis e la Barbagia, le miniere di Carbonia, ma anche le variopinte feste popolari in costume tradizionale. Risalgono a questi anni Ciance di campanile, Ragazza di Orgosolo e Dormiente.

La questione lavorativa tra la Barbagia e Carbonia

Si fa interprete di un realismo attento al taglio sociale, quindi, negli anni Quaranta, passa a soggetti quali Lavandaie al fiume. Se negli anni precedenti sua l’attenzione era stata rivolta anche alla componente folklorica della sua terra, ora, dopo la guerra, il suo obiettivo diviene quello di illustrare le difficoltà lavorative di un paese in grado di progredire come gli altri.

Soprattutto le figure femminili vengono osservate con sguardo serio e appassionato da Giovanni Ciusa Romagna. Intense e infuocate soluzioni cromatiche appaiono nelle ultime opere, come avviene anche per le Stazioni della via Crucis realizzate per la Cattedrale di Nuoro nel 1953.

Il ciclo, realizzato in collaborazione con il pittore sardo Carmelo Floris (1891-1960) si può considerare l’ultima grande impresa di Giovanni Ciusa Romagna prima della morte.

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