Civiletti Benedetto

Benedetto Civiletti. La Tragedia. Tecnica: Marmo
La Tragedia. Tecnica: Marmo

Biografia

Benedetto Civiletti (Palermo, 1845 – 1899), figlio di contadini, dimostra sin da bambino spiccate doti artistiche. Si forma inizialmente nella sua città natale, compiendo un apprendistato presso la bottega di un modellatore di statue da presepe. In seguito, frequenta anche lo studio dello scultore palermitano Benedetto Delisi (1831-1875).

All’inizio degli anni Sessanta, si trasferisce a Firenze per perfezionarsi nello studio di Giovanni Dupré (1817-1882). Nel 1863, esordisce all’Esposizione di Palermo, dove rientra definitivamente nel 1865.

A questo punto, è pronto per eseguire le prime sculture che gli garantiscono un immediato successo di critica e di pubblico. Espone per la prima volta alla mostra di Milano del 1872, ricevendo anche le lodi da parte di Giulio Monteverde (1837-1917).

Ben presto, la fama della sua prima scultura, Dantino, raggiunge anche l’America, quando partecipa all’Esposizione di New Orleans, sempre del 1872. Benedetto Civiletti, contraddistinto sin dai primi anni da un verismo intenso e sentito, si specializza non soltanto nell’esecuzione di monumenti sepolcrali o di statue pubbliche, ma anche nella realizzazione di gruppi di soggetto storico, letterario o mitologico.

Nel corso degli anni Ottanta, partecipa a diverse esposizioni Nazionali, tra cui quella di Milano del 1882, di Torino del 1884 e di Palermo del 1892, mentre nel 1895 partecipa alla I Biennale di Venezia. Ancora nel pieno del successo, muore prematuramente a Palermo nel 1899, a soli cinquantaquattro anni.

Benedetto Civiletti: il verismo tra la scultura monumentale e soggetti storico-letterari

L’esordio di Benedetto Civiletti, come accennato, avviene nel 1863, quando espone il Fauno alla Promotrice di Palermo, prendendo come modello del personaggio il fratello Stefano. La statua suscita subito ammirazione e sorpresa agli occhi della critica e del pubblico e gli procura una piccola pensione per completare la sua formazione a Firenze.

Una delle prime prove che il giovane scultore esegue nella città toscana è Un primo ricordo, piccola opera che mette in evidenza lo studio che Civiletti effettua non solo sulla scultura antica, frequentando i musei fiorentini, ma anche sul vero.

La forza verista e intensa di Donatello si percepisce in gran parte delle opere presentate successivamente, prima su tutte il Dante fanciullo nel momento in cui vede per la prima volta Beatrice, in gesso, presentato alla Mostra di Milano del 1872 ed ispirato al sonetto dantesco Tanto gentile e tanto onesta pare.

Per gran parte degli anni Settanta, il giovane scultore è costretto a guadagnarsi da vivere realizzando soprattutto ritratti e busti su commissione, ma anche monumenti funebri di carattere celebrativo. Ma nel 1877 espone con gran successo alla Mostra Nazionale di Napoli del 1877, in cui presenta Canaris a Scio, Dante giovinetto e Soliloqui di Cesare.

La scultura Canaris, di ispirazione romantica e tratta dalle Scene elleniche di Brofferio, mostra i due eroi in un episodio della guerra greca contro la Turchia. Grazie ad essa, il ventinovenne Benedetto Civiletti ottiene il primo premio a Palermo e la medaglia d’oro a Parigi. La scultura, trasformata in marmo, oggi è ancora collocata nel Giardino Inglese di Palermo.

Nel 1880, espone a Londra il Giulio Cesare, mentre l’anno successivo a Milano espone Gesù nel Getsemani. Risale all’Esposizione di Torino del 1884 L’ultima ora di Missolungi.

Grande successo ottiene alla Mostra Nazionale di Palermo del 1892, in cui presenta sei opere: A Dogali, Dante fanciullo, Giulio Cesare, Canaris e Cristo. Il lavoro e Due estremi si toccano compare all’ultima esposizione cui partecipa Benedetto Civiletti, la Biennale di Venezia del 1895.

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