Cobianchi Giovanni

Giovanni Cobianchi. Paesaggio con Figure presso una Fontana. Tecnica: Olio su tela
Paesaggio con Figure presso una Fontana. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Giovanni Cobianchi (attivo a Napoli fra il 1814 e il 1847), pittore alla corte Borbonica di cui si è soliti evidenziare la sua formazione al di fuori dei circuiti tradizionali dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, si può considerare l’erede più prossimo di Philipp Hackert (1737-1807).

È rappresentante, infatti, di una pittura di paesaggio e di storia di carattere celebrativo ed ufficiale, tesa a narrare le imprese del governo Borbonico nel corso della prima metà dell’Ottocento. Chiamato da sempre il “dilettante Cavalier Giovanni Cobianchi”, fa parte di quella cerchia di artisti attivi a Napoli e interpreti di quel paesaggismo protoromantico in cui prevale il carattere scenografico della rappresentazione, spesso al chiaro di luna.

Ciò lo avvicina molto al linguaggio di un altro interprete di questo tipo di pittura, il francese poi trasferitosi a Napoli Felix Cottrau (1799-1852). Ma la produzione di Giovanni Cobianchi è a noi nota soprattutto per le accurate e celebrative ricostruzioni d’ambiente e di costume e per le illustrazioni ufficiali di eventi avvenuti nel Regno delle Due Sicilie.

Come pittore di corte dei Borbone risulta attivo fino agli anni Quaranta dell’Ottocento, ma per il resto abbiamo scarse notizie biografiche sull’autore. Dal 1830 al 1845 è presente regolarmente alle Biennali Borboniche, in cui espone numerose vedute e paesaggi istoriati di grande impatto visivo, soprattutto per la gestione degli effetti di luce.

Si può ravvisare infatti, soprattutto nelle opere degli ultimi anni, un graduale avvicinamento al trattamento cromatico della Scuola di Posillipo ed in particolare di Salvatore Fergola (1796-1874). Non si è certi della sua data di morte, ma comunque Giovanni Cobianchi risulta attivo a Napoli fino al 1847.

Giovanni Cobiachi: vedute e scene di intento documentario nella Napoli Borbonica

La matrice illustrativa e documentaria è al centro della produzione di Giovanni Cobianchi, pittore alla corte Borbonica. Nel 1819, viene incaricato di seguire il Duca di Calabria in Sicilia e ha occasione di realizzare una delle sue opere più conosciute, Il ritorno a Palermo il 7 agosto, conservata a Roma presso il Museo Mario Praz e famosa anche perché contiene l’autoritratto del pittore.

Gran parte delle opere degli anni Venti e Trenta, quindi, possono essere inserite in quella dimensione celebrativa della casata dei Borbone, come La partenza per Napoli, Veduta della Castelluccia e della Peschiera nel parco di Caserta, Manovre al Campo di Marte e La strada nuova di Capodimonte.

Nel 1830 espone alla Mostra borbonica Grotta con vedute di architetture con armenti e pastore, nel 1837 Interno di una cappella con zampognari che suonano ed alcune persone in adorazione e veduta di una grotta con le cascate di Tivoli in distanza.

Ben sei opere di Giovanni Cobianchi compaiono alla mostra del 1839: quattro Studi di cavalli, Una veduta di Napoli al chiaro di luna, presa da una grotta di Posillipo e Veduta di Sorrento. Mentre nel 1841 vi espone Veduta con gli avanzi del Tempio di Segesta, la tomba di Archimede, ed altri ruderi di monumenti e Veduta del Tempio della Concordia e dei Templi di Selinunte in Sicilia che testimoniano l’intento documentario dell’autore nel rappresentare le bellezze archeologiche del Regno delle Due Sicilie.

La vena propagandistica dell’Italia preunitaria si nota poi nei dipinti di carattere militare, tesi a celebrare le truppe del Regno. Ne sono esempio Ronda di cavalleria, Riposo di truppe, Passaggio di truppe con il Re a a cavallo. Tra le ultime opere note di Giuseppe Cobianchi compare L’eremitaggio di Sant’Efremo Vecchio, comparsa alla Mostra Borbonica del 1845.

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