Cominetti Giuseppe

Giuseppe Cominetti. Strada di Montmartre (dettaglio). Tecnica: Olio su tela
Strada di Montmartre (dettaglio). Tecnica: Olio su tela

Biografia

Giuseppe Cominetti (Salasco vercellese, 1882 – Roma, 1930) compie gli studi classici a Vercelli, ma li termina a Torino dove decide di trasferirsi per frequentare contemporaneamente anche l’Accademia di Belle Arti. Entra immediatamente in contatto con gli ideali socialisti molto diffusi nella Torino della fine dell’Ottocento. Dal punto di vista pittorico, quindi, si avvicina al simbolismo di matrice divisionista.

Il fermento culturale e politico genovese

All’inizio del Novecento si sposta prima a Davagna, poi a Genova, insieme al fratello Gian Maria. È qui che esordisce come pittore presso la Promotrice, dedicandosi dapprima a temi di carattere storico letterario.

Partecipa alle esposizioni genovesi fino al 1920, con regolarità, sempre legato alla cultura contemporanea. In effetti, Genova forniva la stimolante possibilità di frequentare intellettuali e socialisti, ma anche artisti come Plinio Nomellini (1866-1943).

È a lui che Giuseppe Cominetti guarda nell’elaborazione del suo personale divisionismo, incentrato soprattutto sulla questione lavorativa e sociale del primo Novecento. Dopo aver illustrato nel 1907 il testo del fratello La vita è un momento che va. Fermarlo è l’impegno, nel 1909, si trasferisce con lui a Parigi.

Il trasferimento a Parigi

Giuseppe Cominetti, sempre insieme al fratello Gian Maria, prima prende uno studio a Montparnasse, poi a Montmartre. Mantiene sempre e comunque i rapporti con l’ambiente culturale genovese, anche se nel 1909 Gino Severini (1883-1966) lo spinge a firmare il Manifesto del Futurismo.

Ciononostante, Giuseppe Cominetti non è convinto della sua scelta, pur condividendo in parte le istanze futuriste. In seguito non firmerà gli altri manifesti del movimento. Anzi, si farà interprete di un divisionismo costruito con potenti tratti allungati di colore, come grandi virgole simili alle pennellate Fauve.

Ma a Parigi Giuseppe Cominetti entra in circoli letterari e artistici, conosce Amedeo Modigliani (1884-1920), Anselmo Bucci (1887-1955) e molti altri esponenti delle avanguardie dell’epoca. Come critico, collabora con “Le Monde”, come scenografo ottiene grandissimi consensi a Parigi, città che gli garantisce il massimo successo negli anni Dieci.

Entra a far parte dell’ambiente che gravita attorno alla rivista “Montjoie”, cominciando ad occuparsi anche di grafica, tecnica che pratica in particolare durante gli anni della guerra. Combatte prima sul fronte francese e poi in Italia e trae da questa esperienza una serie di Disegni di guerra.

Il dopoguerra tra Genova e Roma

Terminata la guerra, Giuseppe Cominetti rientra in Italia. Prima soggiorna frequentemente a Genova, poi si stabilisce definitivamente a Roma, dove si occupa soprattutto di scenografie teatrali. Negli anni Venti, insieme al fratello e ad altri artisti forma il Gruppo della Chimera – manipolo d’azione d’arte.

Nel 1926 ha luogo la sua ultima grande personale parigina, presso la Galerie d’Art Contemporain. Due anni dopo, a causa di un grave incidente, viene colpito da una paralisi che di fatto gli impedisce di continuare l’attività artistica e che lo porta alla morte nel 1930.

Giuseppe Cominetti: un divisionismo del tutto personale

Una volta trasferitosi a Genova insieme al fratello, Giuseppe Cominetti esordisce alla Promotrice con Jacopo Ortis, dipinto di matrice letteraria. Nel 1906, invece, partecipa all’Esposizione di Milano con un Ritratto già caratterizzato dalla divisione del colore. Sono questi gli anni in cui comincia ad interessarsi alla questione sociale, alle classi meno abbienti, agli ultimi.

Sempre nel 1906 partecipa alla Promotrice genovese con Mulino, Rimasti nudi, Chopin, Camminatore instancabile, Cristo e Vecchio Torchio. Dipinti questi che evidenziano tematiche lavorative e sociali cui Cominetti presterà sempre particolare attenzione, come è ben visibile da I conquistatori del sole, del 1907. Il dipinto raffigura tre braccianti al lavoro, letteralmente bruciati dal sole che splende amaro alle loro spalle nude, sudate e sofferenti.

La tecnica divisionista emerge in tutta la sua particolare trattazione, a lunghe virgole impetuose. Nel 1907, sempre alla Promotrice espone Il lavoratore vedovo, Le tre croci e Venerazione. L’anno successivo presenta invece Musica vecchia, Primavera, Romanza e Contadino fidanzato.

Il clima artistico parigino: le avanguardie

Il trasferimento a Parigi insieme al fratello, porta Giuseppe Cominetti ad entrare in contatto con gli esponenti delle avanguardie. Gli artisti italiani a Parigi frequentano il suo studio di Montmartre e il pittore comincia ad ottenere successo a livello europeo.
Nel 1912 partecipa al Salon des Indépendants con il dipinto Farandole, che poi avrà un seguito nella Grande Farandole pubblicata in “Montjoie” nel 1914.

In questi anni è caratterizzato da un divisionismo violento, acceso, potente, evidente anche nei dipinti che continua ad inviare a Genova. Nel 1915, durante la guerra, realizza una serie di incisioni dedicate alla vita al fronte, esposte alla Promotrice genovese dello stesso anno, si tratta di Artiglieri, Il cavallo dell’eroe, La guerra, Cavalieri alla carica.

Il rientro il Italia: tra la scenografia e la pittura

Nel dopoguerra i colori brillanti della fase parigina si smorzano in favore di una trattazione cromatica più delicata, forse proprio in seguito alla terribile esperienza del conflitto.

Risalgono al 1918 La canzone del fauno al mare, La grotta del bosco, I verdi pascoli della marina, Antica notte di baldoria, Vecchio torchio normanno. Partecipa alla sua ultima Promotrice nel 1929, quando compare il bellissimo Strada di Montmartre, reminiscenza del suo soggiorno parigino.

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