Conti Primo

Primo Conti. La Pesca Miracolosa. Tecnica: Olio su tela, 310 x 190 cm
La Pesca Miracolosa. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Primo Conti (Firenze, 1900 – Fiesole, 1987) nasce da una ricca famiglia fiorentina che appoggia molto presto i suoi studi musicali. Ma già a dieci anni, il piccolo Primo rivela ottime capacità disegnative e viene mandato a studiare da Eugenio Chiostri (1885-1973).

Nel 1911 compone il suo primo Autoritratto, mostrando le sue precoci doti compositive che lo portano a prendere uno studio in piazza Savonarola. Ragazzo intelligente e perspicace, instancabile studioso, visita nel 1913 la mostra futurista di “Lacerba”, organizzata da Ferrante Gonnelli al numero 10 di via Cavour a Firenze.

Un precoce e brillante pittore

Per la prima volta, il ragazzo si trova davanti alle opere di Umberto Boccioni (1882-1961), di Giacomo Balla (1871-1958), di Carlo Carrà (1881-1966), di Ardengo Soffici (1879-1964) e di Gino Severini (1883-1966).

Proprio in occasione di questa mostra, il carattere frizzante e curioso di un tredicenne Primo Conti viene notato da Giovanni Papini. Nel 1914, invece, fa la conoscenza di Boccioni di cui restaura un’opera che si era rovinata durante la mostra dell’anno precedente.

Non soltanto il Futurismo attrae il giovane pittore in questi suoi primi e stimolanti anni di formazione. Infatti, si reca diverse volte a Viareggio per godere della compagnia di Plinio Nomellini (1866-1943) e per studiare il suo Divisionismo dal carattere simbolista.

Viareggio, per Primo Conti sarà sempre un luogo del cuore, non solo per la presenza di Nomellini, ma anche per il rapporto di amicizia che stringe con i pittori secessionisti e di indirizzo anarchico Moses Levy (1885-1968) e Lorenzo Viani (1882-1936).

Le prime sperimentazioni a contatto con il Futurismo e l’Espressionismo

È a questo punto che l’artista fiorentino sceglie di introdurre nel suo linguaggio la pennellata fauve, arricchita da una tavolozza caratterizzata da violente ed espressioniste accensioni cromatiche. Nonostante abbia vissuto con entusiasmo questa parentesi legata alla secessione nel 1915, negli anni successivi, Primo Conti si lega sempre di più al Futurismo.

Intanto, suo padre rileva il Teatro Politeama e il Teatro Verdi e il pittore si addentra definitivamente nell’Avanguardia futurista e cubista, soprattutto quando al Politeama assiste ai Balletti russi di Diaghilev, facendo la conoscenza di Picasso.

Poco dopo, compie un soggiorno a Roma, dove entra in contatto con Balla, mentre a Napoli fa la conoscenza di Marinetti che lo invita ad entrare ufficialmente a far parte del Futurismo. Proprio in questo periodo, infatti, poco prima degli anni Venti, Primo Conti si abbandona a composizioni cubo-futuriste.

In esse permane una raffinata ricerca cromatica e luministica che ben presto si unisce a sperimentazioni tipografiche che giungono al collage.

La maturità artistica

Tra il 1918 e il 1919 dirige due riviste futuriste, prima “Italia Futurista”, poi “Il Centone”. Ma il 1920 segna un netto cambiamento: Primo Conti abbandona, come molti altri artisti, il Futurismo per aderire con convinzione alle correnti di ritorno all’ordine.

Dall’astrazione ritorna ad una chiara e possente figurazione, in cui il colore e la linea assumono un ruolo fondamentale nella resa volumetrica e spaziale. Partecipa a numerose edizioni della Biennale di Venezia a partire dal 1924, ma anche alle Quadriennali romane, ottenendo premi e riconoscimenti.

Nel solco del ritorno all’ordine continua a dipingere per tutti gli anni Trenta, passando dalla pittura di carattere internazionale a toni più intimi e familiari, concedendo anche qualche riferimento alla tradizione figurativa ottocentesca e verista.

Risalgono agli anni Quaranta le numerose scenografie teatrali che tolgono in parte tempo alla pittura da cavalletto. Nel 1941 ottiene la cattedra di pittura all’Accademia di Belle Arti di Firenze.

Continua a dipingere fino agli Ottanta prima continuando con la tradizione figurativa ed il ritratto, poi lanciandosi nella riscoperta dell’astrazione a cominciare dal 1965. Muore a Fiesole nel 1987, a ottantasette anni.

Primo Conti: la prima fase tra Espressionismo e Cubo-futurismo

Nonostante la parentesi espressionista sia stata estremamente importante per il pittore, soprattutto negli anni viareggini, ciò che più lo rappresenta nella prima fase è sicuramente l’adesione al Futurismo. Potrebbe partire tutto dal restauro delle Forme uniche nella continuità dello spazio di Boccioni.

Nel momento di fertile contatto con i Secessionisti, Primo Conti dà vita ad opere come Allegoria, Autoritratto con accappatoio, Mamma che cuce, Fruttivendola, Nudo di ragazzo che presentano un impasto cromatico ricco e materico ed una tavolozza accesa che ricorda in parte i Fauves, in parte la linea ondulata di Van Gogh.

Ma le opere futuriste che realizza tra il 1916 e il 1919 sono di grande impatto, soprattutto per la varietà di stimoli che vi inserisce. Sente, infatti, sia l’influenza del cubismo, sia quella dei Canti Orfici di Dino Campana, che il dinamismo di Balla, in opere come Antignano dall’alto, Vicolo notturno, La cocomeraia, Simultaneità di ambienti e Strada di paese.

In queste composizioni, la linea spezzata e dinamica futurista si unisce ad una tavolozza dai toni freddi e soprattutto a lettere e numeri che si inseriscono nell’ambiente fatto di piani intersecati, dal sapore cubista.

Forme architettoniche di una mendicante ed Eros rappresentano importanti concessioni di Primo Conti al cubismo orfico, per poi giungere fino al collage in composizioni come Baci italiani.

Il ritorno all’ordine

Dagli anni Venti, il pittore fiorentino non lascia più spazio alla ricerca astratta e dinamica del cubo futurismo. Anzi, aderisce con precisione al ritorno all’ordine, favorendo una figurazione solenne e fatta di volumi pieni e soprattutto da una linea di contorno spesso incurvata.

Naturalmente l’atmosfera rimane quella di un’interpretazione personalissima, che richiama anche la fase classicista picassiana. Nei primi anni Venti risultano molto presenti i chiaroscuri, per poi svanire piano piano nei ritratti statici e luminosi degli anni Trenta.

Alla Primaverile fiorentina del 1922 si presenta con i primi dipinti del nuovo corso: Autoritratto, Giocolieri e Ritratto di donna. Nel 1924 partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia con l’iconico Maternità, accompagnato da Ritratto e La disputa coi dottori. A quella del 1926 le composizioni si fanno ancora più ordinate e chiare, basta notare il Ritratto di Domenico Trentacoste o quello di una Giovinetta umbra.

Alla Mostra d’Arte Regionale Toscana del 1930, Primo Conti ha una sala personale in cui espone quattordici opere che sembrano tornare alla tradizione figurativa realista ottocentesca. Tra di esse vi sono Giovinetta con la chitarra, Garofani, Germano e pavoncella e Sotto la lampada.

Ritratto di bambino e La pesca miracolosa risalgono alla Quadriennale romana del 1931, diverse Nature morte, Maternità e La zingara a quella del 1935. Un ordinato e solenne dipinto dedicato al Duce viene esposto alla Quadriennale del 1939.

La sua ultima mostra importante è la Quadriennale romana del 1943, in cui espone molte opere, tra cui Ritratto della madre, Bimba che legge, Nudo di donna giacente e Cristo e le pie donne.

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