Corcos Vittorio

Vittorio Matteo Corcos. Donna elegante con cane - Tecnica: Olio su tela. Firmato on basso a destra
Donna elegante con cane. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Vittorio Matteo Corcos (Livorno, 1859 – Firenze, 1933) acquisisce i primi rudimenti di pittura a Livorno, presso lo studio di Giuseppe Baldini (1087-1876). Si forma poi all’Accademia di Belle Arti di Firenze negli anni Settanta. Segue i corsi del pittore purista, anch’egli originario di Livorno, Enrico Pollastrini (1817-1876).

Grazie ad una borsa di studio messa a disposizione del comune di Livorno, si trasferisce per un periodo a Napoli, ampliando la sua formazione. Presso l’Istituto di Belle Arti infatti, frequenta i corsi di Domenico Morelli (1826-1901), figura fondamentale della sua formazione.

Parigi

Nel 1880, desideroso di aggiornare i suoi orizzonti artistici alle tendenze europee, si trasferisce a Parigi. Qui conosce i più importanti rappresentanti della cultura francese, tra cui Goncourt, Zola e Flaubert. Frequenta i salotti mondani più importanti e comincia a lavorare come illustratore di ventagli e spartiti musicali.

Ben presto, Vittorio Matteo Corcos si fa conoscere dal mercante d’arte Adolphe Goupil, con cui firma un contratto della durata di quindici anni.
Nella capitale francese frequenta lo studio di Léon Bonnat (1833-1922). Grazie soprattutto alla sua influenza e a quella di Giovanni Boldini (1842-1931) si indirizza verso un tipo di pittura leggera e galante.

Il tocco virtuosistico e accattivante caratterizza le opere destinate a Goupil. Stando poi a stretto contatto con Giuseppe De Nittis (1846-1884), la cui morte prematura sconvolgerà Vittorio Matteo Corcos, comincia a praticare il genere del ritratto mondano.

Il rientro in Italia

Dopo gli anni parigini e le frequenti esposizioni ai Salon, ritorna a Firenze dove sposa l’adorata Emma Ciabatti nel 1886. A Firenze ottiene un grande successo, anche grazie alla moglie. Quest’ultima, infatti, è abilissima nell’animare il salotto nella loro casa in via Marsilio Ficino.

Corcos dunque frequenta i più importanti intellettuali del tempo e decide di affiancare l’attività letteraria a quella pittorica. Nel 1901 pubblica le novelle raccolte sotto il titolo Mademoiselle le prince. Contemporaneamente collabora con la rivista “Il Marzocco”.

Richiestissimo, si sposta in diverse parti d’Europa per dedicarsi all’esecuzione di ritratti ufficiali. Negli ultimi anni realizza anche diverse illustrazioni. Muore nel 1933 a Firenze e pochi giorni dopo scompare la moglie Emma.

L’influenza morelliana

Le prime prove del giovane Corcos vengono realizzate nel solco degli insegnamenti di Morelli. Già indirizzato alla pittura di storia da Pollastrini a Firenze, nei primi anni della sua produzione si occupa prevalentemente di questo genere. Naturalmente trae linfa dall’orientalismo di Morelli, dando vita ad opere come l’Arabo in preghiera conservato a Capodimonte.

È esplicito il riferimento al maestro napoletano sia nella tematica che nello stile pittorico. Il dipinto viene acquistato dal re Umberto I alla Promotrice napoletana del 1880 e segna la svolta decisiva della formazione di Corcos.

La pittura alla moda a Parigi

Forse anche dietro suggerimento di Morelli, attratto dalle decantate e infinite possibilità della Parigi di fine secolo, Vittorio Matteo Corcos vi si reca negli anni Ottanta. Inizialmente vive nei sobborghi e dipinge ventagli per stilisti e solo in seguito, grazie anche al suo carattere esuberante, entra in contatto con Adolphe Goupil.

La prima opera che gli vende è Le convittrici in chiesa che soddisfa ampiamente il gusto mondano diffuso dal mercante. Il dipinto viene esposto nella vetrina della maison riscuotendo un enorme successo.

Vittorio Matteo Corcos. Il contratto con Goupil

A questo punto Vittorio Matteo Corcos firma un contratto quindicennale con Goupil che lo porterà a creare stretti rapporti con mercanti europei e d’oltreoceano. La su pittura si incentra dunque tutta sull’aneddoto curioso e leggero. Risulta precisa, virtuosistica, descrittiva, a tratti leziosa.

Appartengono a questa produzione Dimmi tutto del 1883, Idillio al mare e Il neonato del 1884 e Lune de miel del 1885. A Parigi viene chiamato anche “pittore di donne graziose”, per la capacità di raffigurare eleganti dame, nude fanciulle e ragazze spensierate.

Allo stesso tempo, influenzato dalle vedute parigine e dai ritratti di De Nittis si fa rappresentante anche di una pittura più ragionata e meno frivola, testimonianza sua versatilità. È osservatore e narratore della vita moderna, attraverso dipinti poi esposti ai Salon come Signora sul ponte a Parigi, À la brasserie, Ore tranquille.

Quest’ultimo in particolare rappresenta una donna seduta su una panchina di un parco, intenta a leggere. Le macchie luminose di colore sembrano ricordare le coeve esperienze impressioniste e i capolavori parigini di De Nittis.

Firenze

Nel 1886 Vittorio Matteo Corcos rientra a Firenze per il servizio militare. Continua comunque a mantenere i contatti con i mercanti europei. L’anno successivo è infatti a Edimburgo con la moglie: incontra diversi artisti e conosce nuovi collezionisti.

Nella capitale toscana intanto intesse contatti con il mercante Luigi Pisani e dà vita ad opere come Signora in nero  del 1890 o Visita al museo. In più si dedica ad una serie di ritratti maschili come quello del critico Yorick o di Silvestro Lega, pittore a cui è molto legato.

Viene talmente apprezzato come ritrattista che fioccano le committenze da parte di famiglie nobili. Ne conseguono il Ritratto della contessa Annina Morosini e quello della Contessa Nerina Volpi di Misurata. In questi ritratti Corcos appare come un esperto e raffinato interprete dell’intellettuale o del nobile fin de siècle. La pittura è vaporosa, elegante, ma allo stesso tempo caratterizzata da una forte impronta realistica.

Il quadro del successo: Sogni 

Vittorio Matteo Corcos raggiunge il massimo del successo quando nel 1896 presenta Sogni all’Esposizione per la Festa dell’Arte e dei Fiori di Firenze. Il dipinto verrà poi acquistato dalla Galleria Nazionale di Roma e fa ancora parte della sua collezione. L’immagine ormai conosciutissima dell’affascinante fanciulla seduta sulla panchina, con i libri a fianco, è l’emblema della donna di fine Ottocento.

Le gambe accavallate, lo sguardo penetrante ma allo stesso tempo trasognato della giovane danno un senso di sicurezza ma allo stesso tempo di effimero. Come sono effimeri i petali di rosa sparsi per terra. Le labbra carnose, i capelli spettinati e la posa così vera e naturale fanno di questa fanciulla un simbolo eterno di realtà femminile.

Negli ultimi anni, in alcuni dipinti si nota un certo accenno alla linea e ai temi liberty, come in Tre sorelle del 1899. Non mancano riferimenti alla cultura preraffaellita in La vestale del 1900.

Nell’ottobre del 1904 troviamo l’artista a Berlino per dipingere i ritratti degli imperatori. L’anno successivo si reca a Lisbona per  il ritratto di Carlos e Amalia di Portogallo. Tra le ultime opere appare il ritratto di Margherita di Savoia.

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