Corneliani Francesco

Francesco Corneliani. Scena Arcadica (dettaglio). Tecnica: Olio su tela
Scena Arcadica (dettaglio). Tecnica: Olio su tela

Biografia

Francesco Corneliani (Milano, 1740 – 1815), di cui si conoscono poche notizie biografiche relative soprattutto alla sua prima produzione, si forma all’Accademia Ambrosiana, per poi trasferirsi a Parma, come apprendista nello studio di Gaetano Callani (1736-1809), che gli trasmette la grazia del colorismo di Correggio.

Nonostante le diverse lacune relative alla sua vita, che comprendono anche la giusta data di nascita e di morte, è certo che dopo l’esperienza parmense, sia rientrato in Lombardia e sia diventato molto presto un pittore affermato, soprattutto presso i committenti locali, come il conte Giacomo Carrara, uno dei suoi principali interlocutori e collezionisti, insieme alla più famosa famiglia Verri.

Le prime opere conosciute si Francesco Corneliani sono alcune scene arcadiche che uniscono l’ambientazione leggera e graziosa del barocchetto ad un’impostazione figurativa che già presuppone tendenze neoclassiche.

Le chiese in Lombardia

Nella produzione del pittore lombardo si annoverano anche soggetti sacri eseguiti in numerose chiese milanesi, monzesi e bergamasche, nonostante la critica consideri come culmine della sua carriera proprio le scenette arcadiche che risalgono alla fine degli anni Settanta del Settecento.

Ma gli studi più recenti hanno permesso di attribuire al pittore la decorazione di alcune sale di Palazzo Verri, di cui abbiamo testimonianza in diverse lettere di Pietro Verri (1728-1797) indirizzate al fratello Alessandro (1741-1816).

Dal punto di vista stilistico, Francesco Corneliani si contraddistingue, nei primissimi anni, per una rielaborazione tarda di alcuni stilemi del tenebrismo seicentesco e poi per una netta adesione alle novità neoclassiche, come si nota dall’attenzione alla resa plastica e statuaria dei corpi e dalla sobrietà di alcune composizioni, che rivelano un sicuro studio di stampe che riproducevano opere ellenistiche e romane.

Francesco Corneliani Ambiente illuminista milanese

In certe decorazioni è chiara la tendenza a seguire alcuni programmi iconografici di stampo illuminista, sicuramente derivata dalla frequentazione di casa Verri nel corso degli anni Ottanta e Novanta del Settecento.

Non si sa molto degli ultimi anni di vita del pittore milanese, ma secondo i documenti cessa la sua attività, nel 1815, anno che alcuni studiosi ritengono che sia quello della sua morte, nonostante non sia stato ancora trovato l’atto di morte.

Francesco Corneliani: le prime istanze neoclassiche a Milano

Come accennato, le prime opere note del pittore lombardo Francesco Corneliani sono alcune Scene arcadiche galanti, eseguite in Palazzo Borromeo a Cassano D’Adda. Precedentemente attribuite a Francesco Londonio (1723-1783), è stata poi riconosciuta la mano di Corneliani anche grazie al ritrovamento della firma su uno dei riquadri.

Il ciclo risale al 1778, quando Giovanni Battista D’Adda gli commissiona la serie dedicata agli amori arcadici e anche il Trionfo dell’Aurora sul soffitto dello scalone. In queste immagini, il pittore riesce ad equilibrare alcune reminiscenze appartenenti ancora al classicismo arcadico, con una visione proto neoclassica, in cui l’armonia della composizione e alcuni atteggiamenti delle figure sembrano prefigurare lo stile di Andrea Appiani (1754-1817).

Secondo alcuni studiosi, il programma iconografico delle scene è stato ideato da Parini, che Giovanni Battista D’Adda conosceva molto bene visto che possedeva un palco al Teatro alla Scala, decorato già con un soggetto mitologico scritto da Parini.

Le decorazioni

A circa dieci anni prima sono state collocate recentemente le decorazioni che Francesco Corneliani ha eseguito nel Palazzo Verri di Milano, in via Monte Napoleone. In alcune lettere di Pietro Verri al fratello Alessandro, si legge che suo padre, Gabriele Verri, che aveva acquistato il Palazzo, aveva anche commissionato a Corneliani la decorazione.

Si parla infatti di tappezzeria di “sughi d’erba”, espressione che indica le tele di lino ornate con colori vegetali, che rappresentano le Allegorie dei Vizi: l’Avarizia, la Superbia, la Gelosia, l’Ira, in una sala al pianterreno.

Insieme a queste prestigiose decorazioni, che si collocano ancora tra il pittoresco e la nuova cultura illuminista, vi sono diverse opere sacre eseguite sempre in area lombarda.

Soggetti religiosi

Nei soggetti religiosi, Francesco Corneliani sembra ancor di più lasciarsi alle spalle quel barocchetto leggero, per inoltrarsi in un disegno armonioso di stampo neoclassico, come si nota dall’Evangelista per la Parrocchiale di Chiuduno e dagli Angeli affrescati in Sant’Eustorgio.

Nel 1788, esegue una pala d’altare per il Duomo di Monza, raffigurante Sant’Antonio abate orante, mentre negli anni Novanta si occupa del San Girolamo per la chiesa di San Martino a Treviglio, in cui il pittore si mostra ormai completamente convertito agli stilemi neoclassici, dato l’equilibrio compositivo, la rarefazione dell’atmosfera, la volumetria statuaria delle figure.

A Francesco Corneliani, inoltre, è stato assegnato anche il ciclo di ovali con l’allegoria delle Stagioni conservato nell’Accademia di Belle Arti di Carrara e per molto tempo attribuito alla scuola veneziana del Settecento.

Le figure, in atteggiamento aggraziato e naturale allo stesso tempo, aggiungono un altro tassello alla produzione dell’artista dei primi anni Ottanta, in cui è interprete di una stesura cromatica molto luminosa e in cui si mostra ancora a metà tra la lezione barocca e la solennità classica.

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