Cornienti Cherubino

Cherubino Cornienti, Leonardo da Vinci riceve Ludovico il Moro mentre dipinge il Cenacolo. Tecnica: Olio su tela
Leonardo da Vinci riceve Ludovico il Moro mentre dipinge il Cenacolo. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Cherubino Cornienti (Pavia, 1816 – Milano, 1860), nato da una famiglia di artigiani, viene ben presto avviato allo studio della pittura. Nel 1828, decide di raggiungere a Milano il fratello Giuseppe, incisore e tipografo nello stabilimento Vassalli.

A Milano si iscrive all’Accademia di Brera, dove segue i corsi di Luigi Sabatelli (1772-1850) e comincia a specializzarsi nei soggetti di storia.  Esordisce nel 1835 in Accademia con otto ritratti a disegno e nell’anno successivo, vince il premio per il disegno a pari merito con Domenico Induno (1815-1878).

Durante gli anni milanesi, Cherubino Cornienti non viene influenzato solo dal linguaggio di Sabatelli, ma anche e soprattutto da quello di Francesco Hayez (1791-1882). Dagli anni Quaranta ottiene i primi successi di critica, sempre esponendo a Brera, fino a quando, nel 1844, vince il pensionato artistico a Roma.

Il pensionato a Roma

Giunto a Roma, Cherubino Cornienti continua ad eseguire i saggi di pensionato da inviare a Brera, che gli continuano a procurare una serie di lodi e approvazioni. In effetti, lo stile del pittore, negli anni romani, comincia ad allontanarsi da quello hayeziano, per assumere una cifra personale.

Concentrato sul colore più che sul disegno, impronta un linguaggio personalissimo, usato sia nei dipinti di storia, che in quelli di soggetto biblico. Nel 1848 torna brevemente a Milano per partecipare alle Cinque giornate, fervente sostenitore della liberazione dalla dominazione straniera. Da questa esperienza scaturirà una serie di disegni a penna dedicati proprio all’insurrezione.

Il legame con Brjullov

Tornato a Roma, entra in contatto con il pittore romantico russo Karl Pavlovič Brjullov (1799-1852). Lo scambio fra i due è intenso e bilaterale. Brjullov in particolare ammira in Cherubino Cornienti quella particolare attenzione al luminismo e quella tecnica del non finito che rende i suoi dipinti estremamente vibranti e suggestivi. La forte amicizia tra i due si concluderà purtroppo molto presto: il pittore russo muore nel 1852 e Cherubino Cornienti realizzerà il Ritratto del cadavere di Brjullov.

Molte sono le opere sacre che risalgono agli anni Cinquanta, collocate in chiese laziali e lombarde. Ma alcuni dipinti inviati a Brera non vengono accolti favorevolmente dalla critica e per Cherubino Cornienti inizia un periodo di difficoltà economiche.

Il rientro a Milano

Riesce a rientrare a Milano solo grazie all’appoggio dei due mecenati Brambilla e Testori. Quest’ultimo, lo incarica di decorare la sua villa di Garlate nel 1854. Questa committenza permette a Cherubino Cornienti di vivere dignitosamente i suoi ultimi anni, anche se malato.

L’ultima soddisfazione proviene dall’Accademia Clementina di Bologna, che lo nomina professore di pittura. Ma nel 1860, mentre si sta mettendo in viaggio, viene colpito dalla morte. Nel suo studio ha lasciato incomplete alcune tele come Gian Galeazzo Sforza visitato nei momenti estremi della sua vita da Carlo III.

Cherubino Cornienti: la pittura di storia

Sin dai primi anni a Brera, Cherubino Cornienti ottiene il favore della critica. Il vero e proprio successo giunge nel 1839, quando ottiene il premio di pittura con il dipinto Enrico Dandolo nonagenario e quasi cieco, portato trionfalmente in San Marco ad assumere il comando della IV Crociata.

Nel 1843 ottiene lo stesso premio con Trivulzio innanzi a Luigi XII re di Francia ribatte le accuse del conte Ligny. Giunto a Roma per il pensionato, invia a Brera saggi quali La moglie del levita Efraim e conclude per il mecenate Brambilla il dipinto che lo consacra per il suo cromatismo nuovo e rapido, Ludovico il Moro visita Leonardo da Vinci mentre dipinge il Cenacolo.

Quando Cherubino Cornienti rientra a Milano per partecipare alle Cinque Giornate, dedica diversi disegni a questo evento, come Trasporto di un ferito, La partenza del soldato e Il moro di Garibaldi.

Del 1849 è la Pietà di Michelangelo, del 1850 il Ritratto di Urbano VII esposto a Brera, del 1851 Rinaldo e Armida. Nel 1853 decora ad affresco la lunetta del Convento dei Cappuccini a Tivoli, con una Cena in Emmaus.

Un cromatismo rapido e un suggestivo luminismo

Mosè fanciullo calpesta la corona del faraone è il soggetto biblico inviato a Brera nel 1853. Ampiamente lodato da Brjullov prima di morire, per la rapidità della stesura e per la vibrante resa del soggetto, non viene invece minimamente appoggiato dalla giuria braidense. Rientrato a Milano grazie a Testori e Brambilla, riesce comunque ad andare avanti nonostante le cattive condizioni di salute e finanziarie.

Per Testori decora la villa a Garlate con le Allegorie dell’Abbondanza: i prodotti agricoli e i bachi da seta sono i principali protagonisti della decorazione. Sempre negli ambienti della villa dipinge le Storie di Prometeo, e nel medaglione centrale campeggiano le allegorie dell’Immortalità, della Ricchezza e della Storia.

Queste rappresentazioni rendono ancora più viva l’innovazione di Cherubino Cornienti. È infatti ormai addentrato in un disegno rapido e in un cromatismo variegato e vibrante, lontano dai precetti accademici. Viene apprezzato soprattutto dai collezionisti più attratti da un’idea di pittura innovativa e non prettamente classicista.

La sua pittura è ormai caratterizzata da un’abbreviazione disegnativa e cromatica assolutamente sperimentale e non gradita agli occhi dell’accademia. Tutto, però, avviene a favore di una narrazione più intima e sentimentale, e di un’attenzione lirica e quasi teatrale alla luce.

Negli ultimi anni elabora una serie di disegni dedicati alle vite degli artisti. Ne sono esempio Michelangelo nell’atto di mostrare il Mosè a Paolo III e Raffaello visitato da Giulio II mentre dipinge l’Eliodoro.

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