Coromaldi Umberto

Umberto Coromaldi. In Riposo. Tecnica: Olio su tela
In Riposo. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Umberto Coromaldi (Roma, 1870 – 1948) vive il suo primissimo approccio alla pittura grazie al patrigno Filippo Indoni (1842-1908), acquarellista di genere sposato dalla madre in seconde nozze. Proprio su sua spinta, il giovane artista si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Roma, dove ha come maestro Filippo Prosperi (1831-1931).

Umberto Coromaldi perfeziona poi la sua formazione nello studio di Antonio Mancini (1852-1930) di cui rimane, però, poca traccia nella produzione dei primi anni, peraltro non pervenutaci in maniera esaustiva.

Il suo esordio è datato al 1893, quando prende parte all’Esposizione Nazionale di Belle Arti di Roma in cui mostra subito l’indirizzo della sua pittura, orientata su energiche e vivide scene di genere tratte dal vero.

La maturazione artistica

L’anno successivo, l’artista ventiquattrenne, dopo aver vinto il pensionato artistico, decide di compiere una serie di viaggi all’estero, per ampliare la sua formazione che giunge a maturazione proprio all’inizio del Novecento.

È infatti del 1903 la sua prima partecipazione alla Biennale di Venezia, in cui mostra la sua definitiva consacrazione al vero, tramite la scelta di scene vivaci tratte dalla campagna romana, di cui rappresenta il ciclico lavoro nei campi, ma anche la quotidianità delle donne ciociare, dei pastori, dei bambini e delle fanciulle nei loro cortili e ambienti domestici.

Una brillante trattazione del vero contraddistingue queste scene popolari ed agresti, che mai scendono a patto con interpretazioni pietiste o retoriche, per cedere il passo ad una sentita narrazione della realtà. Lo stesso vale per i luminosi paesaggi dedicati alla campagna romana, in cui emerge anche una vena di simbolismo e di spiritualità.

Olio, tempera, acquarello e pastello sono i media che Umberto Coromaldi utilizza con eguale abilità e disinvoltura, soprattutto nel suo periodo di adesione al gruppo del XXV della Campagna Romana, nelle cui liste compare con il soprannome di “Cefalo”.

Continua a partecipare con regolarità alla Biennale di Venezia fino al 1924, prende parte alla Secessione romana nel 1913, nel 1914 e nel 1915 e negli anni Trenta, ormai alla fine della sua carriera, parteciperà alle due prime Quadriennali di Roma.

È poi da segnalare la sua presenza a diverse rassegne internazionali, come l’Esposizione di Monaco del 1909, quella di Barcellona del 1910 e quella di Roma del 1911. Membro attivo della Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti di Roma, viene nominato poi insegnante di figura all’Accademia di San Luca negli anni Venti. Muore a Roma nel 1948, a settantotto anni.

Umberto Coromaldi: brillanti paesaggi e scene della campagna romana

Come premesso, Umberto Coromaldi esordisce all’Esposizione Nazionale di Belle Arti di Roma con Ritratto e Racconto allegro, che mostrano subito una spiccata predilezione per il racconto naturalistico arricchito da una vena popolare.

La tavolozza, seppur ancora da perfezionare, mostra subito una straordinaria luminosità che si trasmette attraverso l’unione di veloci e concentrati tasselli di colore steso in maniera quasi materica.  Nel 1894 alla Società degli Amatori e Cultori espone il bel dipinto Ritorno dei naufraghi, che gli fa ottenere il pensionato artistico.

Riale al 1903 la sua prima partecipazione alla Biennale di Venezia con La vela e Lo specchio e la donna, mentre a quella del 1905 invia Primi successi e Nella solitudine. Ma è soprattutto in seguito a queste prove che Umberto Coromaldi sprigiona la sua forte passione per i paesaggi e le scene della campagna romana.

In effetti, alla Mostra di Milano del 1906 per il Traforo del Sempione, espone La nutrice – Monte SabinoAlla fontana – sui Monti SabiniGli amici – Monti Sabini e Frattaroli. Scene di genere dal grande impatto cromatico, che si caricano di significati lirici dovuti ad un elaborato studio della luce e all’intensa interpretazione personale.

Una pittura evocativa

È di nuovo alla Biennale del 1907 con Ninna nannaIl figlio e Nella capanna. Come uno dei principali membri del gruppo dei XXV della Campagna romana, il pittore riesce a evidenziare una vena poetica ed evocativa alcuni tratti della realtà, che rappresenta attraverso lavoro nei campi e i ritmi della dimensione pastorale ed agreste.

All’Esposizione Nazionale di Roma del 1911, Umberto Coromaldi viene incaricato della decorazione del Padiglione della Pesca con gli stemmi dei Comuni italiani che hanno come emblemi legati alla pesca, ma vi espone anche il dipinto L’ovile in montagna.

Continua a partecipare regolarmente alle Biennali di Venezia: nel 1912 espone Sulla strada della fonte, nel 1914 Pescivendolo e Giovane marinaio. Nel frattempo, prende parte anche alle Secessioni romane, presentando alcuni brani naturalistici e lirici come Ritorno dalla mietitura, L’attesa, Mattino d’estate e Sulla strada del villaggio.

Dopo la guerra, ritorna ad esporre alla Biennale del 1920 Estate e Bianco e nero, a quella del 1922 Alla mangiatoia e All’ovile e infine a quella del 1924 Ore di pace e Armonie verdi.  Tra le ultime esposizioni di Umberto Coromaldi vi sono la Quadriennale di Roma del 1931 e del 1935 in cui espone Le sorelle, La birreriaLa siesta nel pollaio.

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