Corsi Carlo

Carlo Corsi. Nudo. Tecnica: Olio su Cartone
Nudo. Tecnica: Olio su Cartone

Biografia

Carlo Corsi (Nizza, 1879 – Bologna, 1966) dopo gli studi classici, si iscrive alla facoltà di ingegneria a Bologna. Ma, conosciuto il pittore bolognese Alessandro Scorzoni (1858-1933), si avvicina alla pittura. In realtà, sin da piccolo, Carlo Corsi aveva sempre mostrato una forte predilezione nei confronti del disegno. La benestante famiglia lo aveva quindi incoraggiato a intraprendere gli studi artistici.

Inizialmente, si forma da autodidatta, poi, nel 1906, si trasferisce a Torino per frequentare l’Accademia di Belle Arti, dove segue i corsi di Giacomo Grosso (1860-1938). Quest’ultimo, notate le sue abilità, lo spinge subito a continuare gli studi artistici.

I viaggi di studio in Europa

Carlo Corsi, nel 1907, compie un soggiorno in Olanda, dove si interessa soprattutto alla composizione e alla luce di Vermeer. Poi il viaggio prosegue a Bruxelles ed infine a Parigi, dove giunge nel 1910. Nella sua autobiografia Una dichiarazione al modo di autobiografia, del 1958, Carlo Corsi scrive di aver vissuto «quindici giorni interamente spesi dentro al Louvre».

Rientrato a Bologna, ormai Carlo Corsi è completamente catturato dal post impressionismo che ha avuto modo di studiare in Francia. Così si inserisce alla perfezione nell’ambiente artistico bolognese, e nel 1912 è pronto a partecipare alla Biennale di Venezia. Viene subito riconosciuto come una delle promesse pittoriche bolognesi, tanto che nel 1913 espone a Monaco e l’anno successivo a San Francisco.

Un pittore anticonformista

Ben presto, Carlo Corsi viene lodato dalla critica, come uno degli animatori principali dell’impressionismo bolognese. Ma la sua pittura, negli anni dieci si assimila inevitabilmente alle tendenze secessioniste. Infatti, partecipa a tutte le edizioni della Secessione romana, lavorando soprattutto allo studio della forma e della luce.

Anche dopo il primo conflitto mondiale, Carlo Corsi rimane ancorato a questo tipo di pittura, impostata sullo studio di valori cromatici intensi, luminosi e su una pennellata densa e ancora postimpressionista. È forse proprio per questo motivo che, durante gli anni del ritorno all’ordine con Novecento e Valori Plastici, Carlo Corsi viene pressoché dimenticato.

Non partecipa più alle Biennali veneziane, ma espone soprattutto nelle sindacali fasciste, e riceve un meritato riconoscimento solo nel 1941, quando vince il Premio Bergamo.

Il secondo dopoguerra

Il periodo che segue l’ottenimento del Premio diventa per Carlo Corsi un modo per riscattare la sua pittura dopo il silenzio degli anni Trenta. Rimane sempre il pittore anticonformista ed eclettico di sempre. Sperimenta il collages postcubista, la pittura astratta e attraversa anche la fase delle Marine, connotate da quello studio della luce che aveva caratterizzato gli anni della Secessione.

Nel 1964, l’Associazione bolognese Francesco Francia dedica nel Museo Civico un’antologica a Carlo Corsi, che restituisce un pieno e meritato tributo alla carriera dell’autore. Due anni dopo muore a Bologna, dipingendo e sperimentando fino alla fine.

Carlo Corsi: tra Post Impressionismo e Secessione

Dopo il primo, timido esordio presso l’Associazione Francesco Francia nel 1901, Carlo Corsi, completa la sua formazione a Torino e poi compiendo numerosi viaggi in Europa. La sua tavolozza si arricchisce e si rischiara, e l’autore è partecipe di un clima internazionale che ben si ritrova nelle sue tele.

Nel 1909 partecipa all’Esposizione di Rimini con Rosa su bianco e due Ritratti. Ma il vero successo giunge alla Biennale del 1912, dove invia un altro Ritratto particolarmente attento alla luce.

Nel 1913 partecipa alla prima mostra della Secessione romana con Attesa, nel 1914 con Tango. In questi due dipinti si nota il tratto disegnativo sinuoso, tipico delle secessioni europee, e un cromatismo ancora piatto e poco materico, come invece diventerà in seguito.

Nel 1914 partecipa anche alla Biennale veneziana con Forse e nel 1915 raggiunge un enorme successo alla Secessione romana. Vi presenta Amiche, Golf rosso, Macchie di sole, Nel bosco, Sosta e Ritorno. L’anno successivo vi espone poi Due figure, Posto vuoto, Sovrapposizione e All’aperto.

Lo studio della luce

Gli anni della Secessione sono caratterizzati da un profondo studio della luce. Anche dopo la guerra, Carlo Corsi continua su questa linea. Ma le forme da piatte, acquistano un volume e una solidità conferita anche dall’impasto cromatico più denso e corposo, a tratti materico.

Nel 1912 partecipa alla Biennale con Ripresa e Interno, nel 1922 con Intermezzo, in cui si nota una precisa attenzione alla resa del controluce, con i raggi del sole che filtrano tra le fessure della persiana alle spalle della donna.

Al 1922 risale anche la sua partecipazione alla Fiorentina Primaverile con A tavola, In giardino, Interno, Profilo e Viola scuro. Mentre al 1924, con Settembre e Nello specchio si data la sua ultima partecipazione ad una Biennale veneziana.

Il suo non aver nulla a che fare con la corrente novecentista, lo allontana dalle esposizioni ufficiali e lo porta a partecipare alle mostre sindacali di Napoli, Torino o Firenze, per tutti gli anni Trenta.

Finalmente, nel 1941 ottiene il Premio Bergamo con Nuda e Due figure. Si tratta si una pittura impalpabile, espressionista, in cui soltanto il contorno è netto e forte. Pur dipingendo fino agli anni Sessanta, l’ultima sua partecipazione importante risale al 1943, quando espone alla Quadriennale romana Figura, Nuda e Donna sdraiata.

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