Cortese Federico

Federico Cortese. Campagna. Tecnica: Olio su tela
Campagna. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Federico Cortese (Napoli, 1829 – 1913) formatosi inizialmente nello studio del pittore Salvatore Fergola (1796-1874), a partire dal 1850 si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Napoli, studiando al seguito di Gabriele Smargiassi (1798-1882).

Sin dai primi anni di accademia, quindi, il giovane Federico Cortese si specializza nella pittura di paesaggio: inizialmente si fa interprete di una veduta classicheggiante di stampo accademico, per poi cedere gradualmente agli sviluppi della Scuola di Posillipo.

Un delicato e luminoso verismo, colto anche dall’apprendimento delle novità introdotte da Filippo Palizzi (1818-1899), caratterizza i paesaggi del pittore napoletano, che si avvicina anche al verismo storico del suo amico Domenico Morelli (1823-1901).

Il soggiorno romano e i viaggi parigini

Nel 1854, Federico Cortese compie un viaggio di perfezionamento a Roma. Stabilisce il suo studio in via Margutta, dove rimane per dieci anni. Questo è un periodo particolarmente fruttuoso per il pittore napoletano, soprattutto segnato dalla vicinanza e della collaborazione con il conterraneo Achille Vertunni (1826-1897), che ha uno studio al 53 di via Margutta e con cui si reca a dipingere nella campagna romana.

È proprio la campagna romana, con la sua poetica luminosità spesso impreziosita dalle rovine antiche, la protagonista delle prime tele presentate da Federico Cortese alla Mostra Borbonica del 1859.

A partire dal 1864, compie una serie di soggiorni a Parigi che gli permettono di aggiornare la sua veduta ad un realismo tutto basato sulla modulazione dei toni e delle atmosfere di grande impatto lirico, traendo sicuramente spunto dal verismo della Scuola di Barbizon.

Una fervente attività espositiva

Presente regolarmente alle Promotrici di Napoli, Firenze, Torino e Genova, non manca a nessuna delle rassegne italiane più importanti, tra cui l’Esposizione Nazionale di Napoli del 1877, quella di Torino del 1880, quella di Roma del 1883, quella di Palermo del 1892, per giungere alla Biennale di Venezia del 1901 e alla Mostra di Milano per il Traforo del Sempione del 1906.

Nel frattempo, durante il suo soggiorno a Parigi, Federico Cortese è presente anche a diverse edizioni del Salon, dove ottiene un notevole successo di critica e di pubblico con i suoi sciolti e luminosi paesaggi italiani.

Negli ultimi anni, il pittore si ritira nella sua Napoli, dove continua a realizzare paesaggi di grandi dimensioni, destinati soprattutto al mercato estero. Attivo fino ai primi anni del Novecento, muore nella sua città nel 1913, ad ottantaquattro anni.

Federico Cortese: dalla veduta classica al paesaggio en plein air

Dopo la rigida formazione accademica, Federico Cortese sceglie di farsi interprete di un paesaggio che rispetti le novità introdotte dalla Scuola di Posillipo. Le sue vedute risultano ampie e luminose, caratterizzate da quel tocco personale e sciolto che lo fa allontanare dagli schemi della veduta classica.

Lo studio en plein air contrassegna la sua pittura soprattutto dopo il trasferimento a Roma del 1854, quando entra in contatto con il conterraneo Vertunni e con lui si reca a dipingere dal vero nella soleggiata e romantica campagna romana.

Alla sua prima Mostra Borbonica del 1859 presenta una Veduta con paesetto nello Stato pontificio e una Veduta con lago e alla Promotrice napoletana del 1862 Campagna romana e Paesaggio nella campagna romana.

Dal 1864, anno in cui compie il viaggio a Parigi, le vedute di Federico Cortese vengono contraddistinte da una sempre maggiore autenticità e libertà compositiva, come si nota dalle opere Presso il lago di Castel Gandolfo e Ariccia – Dintorni di Roma presentate a Napoli proprio nel 1864.

Impossibile non ravvisare in queste tele vaste e brillanti il cromatismo sciolto e lirico dei barbizonniers: presentano la puntuale indicazione del luogo o del momento in cui sono state realizzate, nel pieno rispetto della gestione del vero.

Il rispetto del vero

Sono esempio di questo indirizzo le tele presentate all’Esposizione del Parma del 1870, Pineta di Castel Fusano, Crepuscolo della Maremma, Marina presso Sorrento, Effetto di mattino presso Ostia, Paesaggio presso il Lago di Albano, Lago di Nemi e Monte Circello.

Sette anni dopo, Federico Cortese prende parte alla Mostra Nazionale di Napoli, con un linguaggio ormai giunto a piena maturazione, come si nota dalle opere Crepuscolo, Presso Napoli, S. Arcangelo di Cava, studio dal vero, Nel Bosco e Basilica di Paestum.

Il dipinto Bosco di Capodimonte, comparso a Torino nel 1880, viene acquistato dalla Galleria d’Arte Moderna di Firenze, e grande successo ottengono le tele esposte a Roma nel 1883, La Marne, Champigny, Tempi di Paestum e Solitudine. Pescarenico, Posillipo e Genzano vengono esposte alla Nazionale di Venezia del 1887, mentre Ruderi di un mondo che fu, acquistato dalla Galleria Nazionale di Roma, a quella del Palermo del 1892.

Ormai anziano, ma ancora perfettamente attivo, Federico Cortese partecipa alle sue ultime rassegne tra gli anni Novanta e i primi del Novecento. Tra di esse è da segnalare la Festa dell’Arte e dei Fiori di Firenze del 1896, in cui espone Valle del Partenio, Crepuscolo e Il lago, in cui la sua pennellata è ormai ampia e corsiva.

Nel 1901 partecipa alla sua prima e ultima Biennale di Venezia con la famosa tela Tempo grigio che corona la sua carriera, già esposta l’anno precedente all’Universale di Parigi. Tramonto compare nel 1906 alla Mostra di Milano per il Traforo del Sempione.

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