Costetti Romeo

Romeo Costetti. Signore al Caffè. Tecnica: Olio su tela, 66 x 85 cm
Signore al Caffè. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Romeo Costetti (Reggio Emila, 1871 – 1957) è fratello maggiore del più noto Giovanni Costetti (1874-1949) e figlio di un intagliatore di fede garibaldina. Inizia a studiare a Bologna dove si trasferisce molto giovane, con la famiglia. Nel 1886, si sposta a Napoli, dove segue i corsi di disegno di Domenico Morelli (1823-1901).

Negli ultimi anni dell’Ottocento, Costetti, viaggiatore instancabile, visita le città più importanti d’Europa e alla fine decide di stabilirsi a Parigi. Qui, entra in contatto con le Avanguardie di inizio Novecento, aggiornandosi ai modi della pittura europea. È influenzato soprattutto dalla poetica simbolista, il cui mistero resterà per sempre nelle opere di Romeo Costetti.

Quando visita l’Inghilterra, apprende la tecnica del monotipo, che inizia ad utilizzare quasi esclusivamente come unico medium pittorico.

Il rientro in Italia

Quando Romeo Costetti ritorna in Italia, si stabilisce a Firenze, ma frequenta spessissimo Roma. Sono gli anni in cui si dedica al monotipo colorato: il colore è steso sul metallo e poi trasferito con la pressa sul supporto cartaceo. A questo punto, utilizza il monotipo per le sue rappresentazioni emblematiche e quotidiane, ma anche simboliche e profonde.

La figura viene trattata spesso in maniera enigmatica, con i volti coperti da maschere carnevalesche ed i corpi immersi in un continuo dies inversus. Le atmosfere risultano quiete e rarefatte, pervase da un senso di allegoria che rimanda sempre ad un significato altro. Ciò collega Romeo Costetti direttamente al simbolismo nordico, di cui diventa un particolare e personalissimo interprete.

Espone alla Biennale di Venezia dal 1905, ma negli anni Dieci, a Roma, si lega all’ambiente della Secessione, esponendo presso le sue rassegne nel 1913 e nel 1914.

Negli anni Venti, si interessa soprattutto alla rappresentazione del mondo del lavoro nella Pianura Padana. I suoi monotipi ottengono sempre un’accoglienza calorosa, non solo in Italia, ma anche a Parigi, dove espone spesso negli anni Trenta.

Gli ultimi viaggi

Tra gli anni Trenta e Quaranta, Romeo Costetti è di nuovo in viaggio. Soggiorna in Francia, in Belgio, in Germania e in Svizzera. Sono anni di lavoro e di scoperta molto intensi, in cui continua a praticare il monotipo ma in cui sperimenta sempre più assiduamente l’incisione. Rientrato in Italia, si stabilisce per un breve periodo a Venezia, dove si dedica ad una serie di monotipi tutti incentrati sul Carnevale veneziano.

Espone a tutte le edizioni della Quadriennale di Roma, dal 1931 al 1943 e continua a sperimentare varie tecniche incisorie fino agli anni Cinquanta. Ritornato a Reggio Emilia dove si ritira negli ultimi anni, vi muore nel 1957 a ottantasei anni.

Romeo Costetti: i primi dipinti di ispirazione simbolista

I viaggi di studio effettuati da Romeo Costetti in Europa del nord lo mettono direttamente in contatto con le esperienze simboliste di fine Ottocento, inizio Novecento.

Nel 1904, all’Esposizione di Firenze presenta un dipinto dall’afflato simbolista L’anima sogna. L’anno successivo espone, invece, alla Biennale di Venezia un Ritratto, il primo di una lunga serie.

Segue, infatti, nel 1906 a Firenze l’esposizione del Ritratto del signor Assagioli e quello del fratello Giovanni Costetti. Mentre alla Biennale del 1907 invia il poetico La donna del libro, in cui, ad un verismo di base si unisce un senso del mistero e dell’enigma. La donna, seduta e con lo sguardo rivolto verso lo spettatore, tiene un libro chiuso in mano.

L’opera è a metà tra una trattazione sensibile della realtà e l’unione di essa con il simbolo e con un’adesione quasi espressionista della stesura del colore. Sempre nel 1907, a Firenze espone una serie di ritratti: I miei genitori, Ritratto di bambino, Ritratto del signor Teodoro Deubler, Ritratto di signora e poi Casa visionata.

All’anno successivo risalgono invece dipinti di più chiara aderenza al simbolismo, come La maliarda, Il sogno e Mendicante. Alla Biennale del 1910 si presenta con il Ritratto della Contessa e della Contessina Mataroli.

Il monotipo colorato e l’incisione

Dagli anni Dieci, quando si avvicina alla cultura secessionista romana, il pittore inizia ad utilizzare soprattutto la tecnica del monotipo colorato. Questo medium molto in voga in area anglosassone gli è favorevole nella realizzazione di immagini misteriose e spesso statiche, narratrici di realtà quotidiane viste attraverso l’occhio attento dell’artista.

Romeo Costetti, infatti, non è solo intenzionato a descrivere la mera realtà, ma ad indagarne i significati più arcani. Le serie dedicate al lavoro in Pianura Padana mostrano i loro frutti per la prima volta alla Secessione romana del 1913.

Il pittore vi espone i tre monotipi La vendemmia, I minatori, La disputa e, a quella del 1914, presenta altri tre monotipi Contadini, Nel Casentino e La famiglia di Pulcinella.

Con quest’ultimo monotipo inizia la ricerca di Romeo Costetti condotta sulle maschere carnevalesche e poi portata a compimento negli anni Trenta, quando, in una personale presso la Galleria Scopinich di Milano espone la serie Maschere veneziane. Si tratta di uno studio sull’enigma della maschera, in cui i colori risultano accesi ed espressivi, virati su tonalità violente e quasi fauve.

Importantissima è la sua partecipazione alla Fiorentina Primaverile del 1922, in cui espone la serie di monotipi dedicata al lavoro che comprende: Le domestiche, Spacca pietre, Macellai, La limonara, Pescivendoli, Popolana, Il pittore e L’onorevole.

Una grande interpretazione del mestiere nelle sue molteplici sfaccettature, che dona a Romeo Costetti un grande successo di pubblico e di critica.

Alla fine degli anni Venti comincia anche a realizzare monotipi di studi di volatili, poi esposti a Venezia, come Oche, Piccioni (1922). Anche alla Quadriennale romana del 1931 espone Pellicano, Falco giocoliere, Antilopi beire, tutti animali studiati a Villa Borghese nel suo soggiorno romano, come testimoniano anche gli oli Novembre romano e Villa Borghese.

Ben dodici opere, tra cui Bambina che s’assopisce, Lecci di Villa Borghese, Nel dolore e Donne che passano compaiono alla Biennale del 1932. Una serie di paesaggi dedicati all’Appennino umbro e toscano compaiono alle ultime Quadriennali del 1939 e del 1943, come Appennino umbro e Paesaggio toscano.

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