Cremona Italo

Italo Cremona. Natura Morta. Tecnica: Olio su tela
Natura Morta. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Italo Cremona (Cozzo Lomellina, 1905 – Torino, 1979), proveniente da un’agiata famiglia della provincia lombarda, si trasferisce con essa a Torino nel 1911. Qui, completa gli studi classici e si iscrive alla facoltà di giurisprudenza, laureandosi nel 1927.

Contemporaneamente, il giovane sviluppa una crescente passione per la pittura, frequentando gli studi di Vittorio Cavalleri (1860-1938) e Mario Gachet (1879-1981) e i corsi serali della Scuola Libera del Nudo dell’Accademia Albertina di Torino.

Negli anni della formazione, si avvicina sin da subito all’ambiente che gravita attorno alla figura di Felice Casorati (1883-1963). Alla fine degli anni Venti inizia proprio a frequentare il suo studio ed espone alla Mostra della Scuola casoratiana, tenutasi a Milano nel 1931.

L’attività artistica a Torino e la vicinanza a Casorati

Due anni prima, Italo Cremona aveva esordito alla Sindacale di Torino, mostrando il suo linguaggio caratteristico, che unisce in maniera originale ed insolita la solennità del ritorno all’ordine ad elementi simbolici e stranianti tipici del Realismo Magico e del Surrealismo.

Nel frattempo, continua a partecipare alle Sindacali torinesi, ma espone anche alla Biennale di Venezia e alle Quadriennali di Roma, ottenendo sempre un notevole successo di critica. Nel corso degli anni continua a portare avanti il legame con Casorati, che si intensifica sempre di più, fino al concepimento di una monografia sull’amico, che pubblica nel 1942.

Cospicua è quindi l’attività critica di Italo Cremona, che scrive su diverse riviste quali “Il Selvaggio”, “Emporium” e “L’Italia Letteraria”. Per qualche tempo, in corrispondenza della Seconda guerra mondiale, la sua attività pittorica si arresta, per poi riprendere tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio del Cinquanta.

Il secondo dopoguerra

Dopo la guerra, ottiene la cattedra di Decorazione all’Accademia Albertina, dove insegna dal 1946 al 1955, mentre dal 1955 al 1975 è chiamato a dirigere l’Istituto Statale d’Arte di Torino. Dal punto di vista artistico, le composizioni di Italo Cremona dal disegno libero e sciolto e dal cromatismo acceso, si arricchiscono sempre di più di echi immaginari e di accostamenti surreali, che generano anche una certa dose di umorismo.

Continua a partecipare alle Biennali di Venezia nel 1948, nel 1950, nel 1954 e nel 1956 e alle Quadriennali romane fino al 1963. Nel frattempo, si susseguono le mostre personali in tutta Italia, tra cui quella alla Galleria Pananti di Firenze del 1972.

Questi anni si riempiono anche di numerosi incarichi di grafica (illustra ad esempio L’amante di Lady Chatterley nel 1945), di scenografia teatrale, di realizzazione di costumi scenici, ma anche di assistenza alla regia cinematografica.

Nel 1955 è redattore di una rivista di critica artistica, “Circolare Sinistra” e nel 1964 è autore del bel volume Il tempo dell’Art Nouveau che ha l’intento di creare una sorta di resoconto e rivalutazione del Liberty italiano. Muore a Torino nel 1979, ancora nel pieno dell’attività, a settantaquattro anni.

Italo Cremona: tra realtà e magia

L’accostamento di situazioni ed ambientazioni reali ad oggetti e significati surreali è alla base del processo creativo di Italo Cremona. La sua è una pittura che rimane d’avanguardia per tutta la sua durata, perché costellata di accenti ironici e dissacranti e di accostamenti inconsueti.

Ma emergono anche elementi figurativi strettamente tradizionali, come dimostra anche la sua collaborazione a “Il Selvaggio” dell’amico Mino Maccari (1898-1989), in cui si rivendica il carattere autentico e popolare della cultura italiana, fatta di gente solida e tradizioni forti, anche più forti delle mode europee.

L’arte di Italo Cremona rappresenta dunque una insolita unione tra elementi tratti dal Surrealismo e dalla Metafisica, uniti ad un sostrato strettamente figurativo e tradizionale, come si nota sin dalle prime opere presentate alla Sindacale torinese del 1929: Natura morta, Camera di campagna e Trenino di via Nizza.

Alla Sindacale dell’anno successivo, l’artista si presenta con Ricordo di scuola, L’orologio, Fiori, Il cappello grigio, Inverno e Colloquio, che presentano elementi irriverenti ed ironici, ma soprattutto una lenticolare descrizione della miriade di oggetti che riempiono la scena, in una sorta di irregolare ed ancestrale riferimento alla magia e al sogno.

Verso il Surrealismo

In queste atmosfere oniriche è stato visto il riferimento di Italo Cremona al Surrealismo, anche se assolutamente privo di tutto l’intento politico ed ideologico che invece aveva l’avanguardia francese, per questo forse, sarebbe più adeguato accostarlo alle atmosfere del Realismo Magico.

I riferimenti onirici ed ironici dell’artista torinese d’adozione, infatti, non hanno nulla a che fare con l’automatismo psichico del Surrealismo, perché posti lì con tutta l’intenzione e la coscienza possibili.

Con Natura morta, Specchio, Conchiglia, Neve e Schermo partecipa alla Sindacale torinese del 1931, e contemporaneamente presenta un’altra Natura morta alla Quadriennale di Roma. Nel 1932 è invece alla Biennale di Venezia con Giornata con la modella e nel 1933 alla Sindacale di Firenze con Notte intima e Composizione autunnale.

Tra gli anni Trenta e Quaranta è regolarmente presente alle Sindacali torinesi con diverse opere, tra cui Pausa, Capriccio, Prospettiva, Ritratto, Composizione. Dopo la guerra, ritorna alla Biennale di Venezia del 1948 con L’inondazione di Torino, acquistato dal Ministero della Pubblica Istruzione, e a quella del 1950 con Letteratura nera.

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