Dalbono Edoardo

Eduardo Dalbono, Paesaggio - Tecnica: Olio su cartone, 16,5 x 26,5 cm. Firmato in basso a destra
Paesaggio. Tecnica: Olio su cartone

Biografia

Edoardo Dalbono (Napoli, 1841-1915) nasce da una famiglia di letterati e viene ben presto iniziato allo studio delle arti.
Nel 1850 acquisisce i primi rudimenti di disegno dall’incisore Marchetti a Roma, ma la vera svolta è il contatto a Napoli con Nicola Palizzi (1820 – 1870), da cui non apprende soltanto il disegno, ma anche lo studio dal vero.

Nel 1897 ottiene la cattedra di pittura all’Istituto di Belle Arti di Napoli e nel 1905 viene nominato curatore della Pinacoteca del Museo nazionale di Napoli.
È stato un attivo illustratore di riviste, ma anche di componimenti poetici, ad esempio quelli di Salvatore Di Giacomo. È stato inoltre apprezzato e incoraggiato da Gabriele D’Annunzio. Muore a Napoli nel 1915.

La formazione

Scuola di Posillipo

Agli esordi della sua vita artistica Eduardo Dalbono viene influenzato dal pittore napoletano Giacinto Gigante (1806 – 1876) e più in generale dalla Scuola di Posillipo. Tracce dei temi e dei valori fondamentali della scuola emergono nella sua opera Studio di un mulino, esposta alla Mostra di Belle Arti borbonica del 1859.

Scuola di Resina

Dopo aver frequentato, negli anni Sessanta, i componenti della Scuola di Resina, Edoardo Dalbono approfondisce con loro lo studio del vero. Segue questo percorso sulla scia dell’esperienza realista napoletana e in collegamento con l’attività macchiaiola fiorentina.

Questa frequentazione lascia traccia nel linguaggio di Dalbono, soprattutto in paesaggi che richiamano il verismo palizziano. Ne è un esempio Sulla terrazza, ora alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.

Influenze artistiche

Domenico Morelli

L’interesse di Edoardo Dalbono ben presto si apre anche alla pittura di storia e all’insegnamento di Domenico Morelli (1826 – 1901). Grazie a questo incontro espone presso la Società Promotrice di Belle Arti nel 1868 e all’Esposizione Nazionale di Belle Arti di Parma nel 1870, La scomunica di re Manfredi, vincendo il primo premio.
Puntuale nella ricostruzione storica e in quella architettonica del castello di Barletta, Eduardo Dalbono denuncia l’interesse non solo per temi strettamente veristi, ma anche di carattere storico o mitologico.

Le diverse influenze artistiche che confluiscono in Eduardo Dalbono si notano nelle opere elaborate dagli anni Settanta in poi che hanno contribuito alla sua fortuna critica. Nel 1871, alla Società Promotrice di Belle Arti di Napoli, espone La leggenda delle sirene (Napoli, Museo Nazionale di San Martino), di ascendenza morelliana, che unisce “cose immaginate e vere a un tempo”.

Nella tela le tre sirene sdraiate tra la spiaggia e l’acqua, sembrano invitare e sedurre i marinai a bordo di una nave che si sta avvicinando, nel loro scuro antro costellato di teschi . Il quadro viene portato allEsposizione Universale di Vienna del 1873 e viene premiato con la medaglia di bronzo.

Mariano Fortuny

L’opera La leggenda delle sirene mostra chiari riferimenti a Morelli ma anche a Mariano Fortuny (1838 – 1874). Fortuny risiede a Napoli nel 1863 e nel 1874. Entra in contatto e frequenta gli esponenti della Scuola di Resina. La sua influenza su Eduardo Dalbono si esplica soprattutto nell’uso di una pittura dal tocco vaporoso e virtuosistico e nella scelta di temi legati al colorato folklore napoletano.

Questo “dipingere poetizzato” si nota anche nelle illustrazioni delle macchine da festa napoletane, come Macchina da festa con Bacco, della prima metà degli anni Ottanta. Quest’opera è un acquarello dall’ampio respiro, dai toni delicati e fiabeschi, in cui un grande Bacco seduto su una botte campeggia sulle persone a bordo del carro, rese con tocchi fantasiosi e dai toni delicati.

In questo dipinto, sulla scia di Fortuny, la pittura appare vibrante e caratterizzata da un uso variegato della tavolozza, non più circoscritta ai colori scuri del realismo della Scuola di Resina. Questa pittura luminosa e sgargiante rende Dalbono uno dei maggiori eredi delle novità apportate da Fortuny.

Folclore napoletano

Nel 1878 Giuseppe De Nittis (1846 – 1884)  mette in contatto Dalbono con Adolphe Goupil, mercante d’arte francese. Per questo produce diverse opere, soprattutto di paesaggio napoletano come La spiaggia di Mergellina del 1878. In questa opera, ancora una volta, la pennellata è composta da vaporosi tocchi leggeri.
La spiaggia di Mergellina immortala una scena di vita quotidiana illuminata dalla tipica luce del Golfo di Napoli.

Protagonisti del dipinto sono donne che passeggiano con gli ombrellini e poveri pescatori che preparano le lenze nelle loro umili barchette.
A questi si aggiungono uomini che accendono il fuoco sulla riva, bambini che si arrampicano su un albero secco che fa da quinta all’intera composizione.
Sullo sfondo, le variopinte e caratteristiche case arroccate che si riflettono nel placido mare.

Anche La sposa del 1879 è un dipinto commissionato da Goupil e questo si nota dal tono mondano e allegro della composizione. Una sposa, in un interno casalingo del sud, è ornata da gioielli e vesti impreziosite e colorate, nel segno dell’opulenza napoletana.

La Canzone nova con parole e musica, dipinto della metà degli anni Ottanta, denuncia di nuovo l’atmosfera festosa delle ricorrenze partenopee. Alcuni musici che suonano strumenti tipici come il tamburello, festeggiano l’Assunta in mare, su piccole imbarcazioni estremamente variopinte.

Grazie alla selezione così ampia dei colori e al classico tocco impalpabile del pennello che sembra gettare tutti i protagonisti della scena in un leggiadro sogno floreale, Edoardo Dalbono si conferma di nuovo come il pittore della realtà tramutata in fantasia.

Gli ultimi anni

Dopo il contatto con la Francia, Edoardo Dalbono comincia a partecipare a diverse esposizioni nazionali ed europee, fino al primo decennio del Novecento.
Viene incaricato dell’esecuzione di decorazioni, oggi andate perdute, di diversi edifici napoletani, come Palazzo Sirignano (sede della Società Napoletana degli artisti, fondata nel 1888), Villa Rendel a Posillipo, o la sala da ballo del Teatro Comunale di Salerno.

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