Dall’Oca Bianca Angelo

Angelo Dall’Oca Bianca. Primavera. Tecnica. Olio su tela, 135 x 174 cm , 42 x 54 cm
Primavera. Tecnica. Olio su tela

Biografia

Angelo Dall’Oca Bianca (Verona, 1858 – 1942) nasce da un’umile famiglia veronese: il padre è verniciatore e avvia il ragazzo allo stesso mestiere. Costretto ad abbandonare le scuole elementari per le difficoltà economiche della sua famiglia, lavora come manovale, pur coltivando la passione per la pittura.

Notate le sue doti artistiche dallo scultore veronese Ugo Zannoni (1836-1919), Angelo Dall’Oca Bianca viene incoraggiato a frequentare l’Accademia. Così, si iscrive presso l’Accademia Cignaroli di Verona, dove studia sotto la guida di Napoleone Nani (1841-1899). Diplomatosi nel 1876, già può considerarsi protagonista di quella pittura di cambiamento che parte dalla canonica e veduta veneta e porta al suo rinnovamento.

Napoleone Nani, infatti, dopo la riforma accademica promossa da Pietro Selvatico, incoraggiava all’attenzione al vero, ma anche ad una pittura dai sentimenti sinceri, sia nel paesaggio che nella scena di genere.

Gli anni giovanili tra Verona e Venezia

Dopo la formazione veronese, Angelo Dall’Oca Bianca si trasferisce a Venezia per frequentarne l’Accademia, avvicinandosi ai modi di Giacomo Favretto (1849-1887). Gli esiti freschi e brillanti della sua pittura si verificano immediatamente, non solo nelle scene di genere di carattere aneddotico, ma anche nella ritrattistica.

La sua fase giovanile è fortemente influenzata dalla visione bozzettistica alla Favretto, certamente arricchita di spunti pauperistici e sentimentali, dedicati al volto più umile della sua amata Verona.

La fase più proficua di Angelo Dall’Oca Bianca risulta essere quindi legata agli anni Ottanta e Novanta dell’Ottocento. La pittura di genere sviluppata anche da altri veneti come Domenico Scattola (1814-1876) si arricchisce di una progressiva vivacità, che lo porta ad avere successo anche fuori dall’ambito regionale. Dall’Esposizione Nazionale di Napoli del 1877, suo esordio, emerge il carattere elegante e spontaneo delle immagini di Angelo Dall’Oca Bianca.

I soggiorni romani

Il primo viaggio dell’artista a Roma si data al 1882. Qui, entra subito in contatto con il mondo di “Cronaca bizantina” e con gli artisti che vi gravitano attorno, tra cui Francesco Paolo Michetti (1851-1929) e Gabriele D’Annunzio. Da questo momento in poi, il carattere verista delle sue scene si acuisce ancora di più.

Angelo Dall’Oca Bianca, sotto l’influenza di Michetti, comincia ad usare, come supporto, la fotografia. La tavolozza brillante e variegata caratterizza gli ultimi anni del secolo, quelli per lui più ricchi di successo, anche dal punto di vista della critica.

Dal primo decennio del Novecento, la sua partecipazione alle mostre risulta meno regolare, insieme al sostanziale impoverimento della sua poetica. Comincia a diventare più ripetitivo nella scelta degli argomenti trattati, anche se tenta di inoltrarsi nelle ricerche di carattere divisionista o simbolista.

Negli ultimi trentanni di carriera, ormai profondamente catturato dal successo mondano delle sue prime tele, non riesce più a rinnovare con buoni risultati il suo linguaggio. Più interessato ai problemi della sua città, Angelo Dall’Oca Bianca si ritira pian piano dalle esposizioni ufficiali, dedicandosi solo parzialmente alla pittura. Muore a Verona nel 1942.

Scene di genere e ritratti: una briosa tavolozza

Angelo Dall’Oca Bianca si esprime sin da subito nella pittura di genere, assecondando la propensione verso lo studio dal vero introdotta in Accademia da Nani. Gli anni di studio a Verona e Venezia lo portano dunque all’avvicinamento alle tematiche di Favretto e Scattola, attraverso una vivace tavolozza.

I primi dipinti che Angelo Dall’Oca Bianca espone in Accademia sono di carattere aneddotico, molto vicini anche a quelli dei fratelli Induno. Ne abbiamo esempio nelle opere Il ripiego dei negligenti e Le due orfanelle, risalenti al 1876. L’anno successivo, all’Esposizione Nazionale di Napoli invia Consigli di un veterano prima della partenza pel campo. A Torino, nel 1880 Angelo Dall’Oca Bianca presenta invece Dolore, una scena d’interni in cui si piange un defunto.

Il gusto brioso e piacevole di alcune scene si accosta all’attenzione quasi sentimentale nei confronti di rappresentanti delle classi più umili. Ciò è ben visibile dalle opere presentate all’Esposizione di Milano del 1881, Caldarrostajo, Al lavatojo, Il lattivendolo e Sotto zero. Dipinti questi che costituiscono l’espressione più alta della sua fase iniziale: descrivono con semplicità le difficoltà della Verona o postunitaria, puntando sempre sul dato emotivo.

Dopo il viaggio a Roma in cui conosce Michetti, Angelo Dall’Oca Bianca comincia a servirsi della fotografia come supporto tecnico della pittura. L’accentuato verismo emerge così da dipinti quali Fogo al camin, I maldicenti e Prima luce presentati a Venezia nel 1887.

Angelo Dall’Oca Bianca: gli anni Novanta

Come accennato, il periodo d’oro della produzione di Angelo Dall’Oca Bianca risale agli anni Ottanta. Già dal decennio successivo si nota una certa fossilizzazione su alcuni schemi e temi predefiniti. Nel 1893 partecipa all’Esposizione Nazionale di Roma con La Mora e Farfalla. Alla Festa dell’Arte e dei Fiori di Firenze del 1896 con Bebè a spasso, Diplomazia amorosa e Dame e cavalieri.

Dal 1899 prende parte a sei edizioni della Biennale di Venezia, esponendo una serie di scene di genere, ma anche paesaggi del lago di Garda trattati con tecnica divisionista. L’incursione nei temi simbolisti e nel Divisionismo sfiora per un certo periodo la poetica di Angelo Dall’Oca Bianca, desideroso di sperimentare.

In realtà però fino agli anni Trenta rimane più o meno sulla stessa linea confermando come il suo periodo più importante sia stato quello giovanile. Alla Biennale del 1912 viene organizzata una sua personale con più di ottanta opere. Tra di esse vi sono opere di genere come L’osteria della campanella, Decolletée, Sartina, Gioie fra gli stracci, Primavera e La famiglia del pescatore.

Ma grande è anche l’attenzione al paesaggio tratto dal vero: compaiono infatti In riva all’Adige, La sera, Impressioni del lago, Il viale dell’autunno, L’incanto degli ulivi e Il porto di Torri sul Garda. Da ricordare sono anche i ritratti Popolana veronese, Profilo di donna, La piuma bianca e Serenità.

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