D’Andrade Alfredo

Alfredo D’Andrade. Motivo sulla Bormida. tecnica: Olio su tela
Motivo sulla Bormida. tecnica: Olio su tela

Biografia

Alfredo D’Andrade (Lisbona, 1839 – Genova, 1915) è figlio di un mercante portoghese che, per ragioni lavorative, lo fa trasferire a Genova negli anni Cinquanta.

D’Andrade più che portare a termine i compiti assegnatigli dal padre, nella città ligure mostra subito una forte propensione verso la pittura. Nonostante venga ostacolato dalla famiglia che vuole che Alfredo intraprenda la carriera commerciale, il ragazzo decide definitivamente di trasferirsi a Genova nel 1864.

Qui, lontano dagli obblighi paterni, si dedica completamente allo studio della pittura e all’architettura. Nel 1855 visita l’Esposizione Universale di Parigi e rimane soprattutto colpito dai paesaggi romantici del pittore svizzero Alexandre Calame (1810-1864).

La formazione tra Genova e Ginevra

Nel 1857 Alfredo D’Andrade si iscrive all’Accademia Linguistica di Belle Arti di Genova dove comincia a seguire diversi corsi di architettura. Contemporaneamente stringe amicizia con il pittore genovese Tammar Luxoro (1825-1899).

Tra il 1860 e il 1861 decide di stabilirsi a Ginevra per approfondire la sua formazione artistica nello studio di Calame. In realtà però, su consiglio di Luxoro, entra in contatto anche con il piemontese Antonio Fontanesi (1813-1875), da cui viene immediatamente influenzato.

Il soggiorno a Crémieu

Sempre nel 1861 passa per la prima volta un periodo a Crémieu, dove conosce l’intimo amico di Fontanesi, il pittore François-Auguste Ravier (1814-1894). In questi mesi risente particolarmente della sua concezione emozionante della veduta naturalistica, tratto che lo accomuna anche a Fontanesi.

A Crémieu lavora anche insieme a Julien Dupré (1851-1910) ed Ernesto Bertea (1836-1904).
D’Andrade, in questo periodo di fecondi scambi artistici, risiede anche a Gombo vicino Pisa, dove entra in contatto con gli esponenti della pittura di macchia.

L’attività di restauratore

Dal 1870 comincia ad interessarsi, come molti suoi compagni della Scuola di Rivara, ai monumenti del Medioevo piemontese e ligure. Gli anni di ricerca dedicati a queste espressioni architettoniche fanno sì che il suo interesse diventi una vera e propria attività lavorativa.

Si occupa del restauro e della conservazione di diversi monumenti medievali dell’Italia nord occidentale. Nel 1885, viene nominato delegato regio per la tutela del patrimonio artistico del Piemonte, della Valle d’Aosta e della Liguria. Muore nel 1915 nella sua città adottiva Genova.

Alfredo D’Andrade. Il paesaggio degli esordi

Come gran parte dei paesaggisti piemontesi e liguri, D’Andrade viene influenzato dalla visione romantica e lirica della pittura di Alexandre Calame. L’artista svizzero nel suo atelier ginevrino accoglieva molti allievi per trasmettere loro la sua visione di paesaggio. Questo doveva riuscire a coniugare lo studio dal vero a emozioni tragiche e sublimi, nella piena tradizione del romanticismo.

L’importanza di Fontanesi

Contribuisce però a smorzare il linguaggio calamiano il contatto di Alfredo D’Andrade con Fontanesi che lo indirizza verso una resa del paesaggio particolarmente legata alla realtà.
Anche se le vedute denunciano un diretto ed evidente contatto con la natura, non vengono meno lirismo e poesia.

Paesaggio romantico è la tela d’esordio alla Promotrice di Genova. È ancora legato agli stilemi classici della veduta nordica. Ma già Pascolo presso lo stagno a Creys, mostra una netta evoluzione nell’apprendimento di un naturalismo più marcato, a contatto con Fontanesi a Crémieu.

Lo stagno di La Levat, Creys dimostra finalmente, come ultima tappa della formazione, la piena adesione ai modi pittorici fontanesiani.

La Scuola grigia e la Scuola di Rivara

D’Andrade, Luxoro ed Ernesto Rayper (1840-1873), tutti e tre operanti a Genova, confluiscono nella Scuola di Rivara, rappresentando un costante riferimento alla ligure Scuola Grigia.

Inoltre questi tre paesaggisti, avendo contatti con i macchiaioli, fanno da tramite portando elementi di realismo toscano al nord, coniugandolo con il lirismo di Fontanesi. In questo ricco terreno di influenze reciproche D’Andrade si fa interprete di un linguaggio sicuramente nuovo e antiaccademico.

Nei non numerosi paesaggi che ci sono pervenuti, il pittore si dimostra un attento studioso del colore, certamente memore delle riflessioni cromatiche dei Macchiaioli.

Le sessioni di pittura a Rivara

Dalla metà degli anni Sessanta in poi si dedica a sessioni di pittura all’aria aperta insieme a Luxoro, Serafino De Avendaño e Rayper.
Questi si uniscono ben presto ai piemontesi Bertea, Vittorio Avondo, e Carlo Pittara (1835-1891). Si recano tutti insieme, d’estate, nelle campagne e nei boschi di Rivara in provincia di Torino, per cogliere il motivo dal vero.

Il cenacolo di artisti segue le orme della precedenti Scuola di Barbizon in Francia e Scuola di Staggia in Toscana.
Alfredo D’Andrade mette al centro delle sue priorità la schiettezza del paesaggio campestre e delle sue espressioni vitali. Vengono rappresentate la quotidianità contadina, la laboriosità popolare, la semplicità dei cicli stagionali e giornalieri del lavoro.

La Scuola raggiunge il suo periodo di massimo successo di critica e di pubblico intorno al 1870. Gli apprezzamenti ricevuti all’Esposizione di Parma dello stesso anno danno la possibilità al Piemonte di abbandonare a poco a poco la pittura romantica.

D’Andrade, tra paesaggi liguri e piemontesi

Non è stato possibile fino ad ora ricostruire precisamente la cronologia delle opere di Alfredo D’Andrade. Sappiamo però che espone a Genova, Lisbona e Torino, dividendosi tra le vedute di Carcare nel Savonese, prediletti dai Grigi e i paesaggi di Rivara.

Esempi di questa commistione sono Carcare del 1869, Un mattino a Rivara e Riva verde – Rivara, tela in cui predomina un intenso uso del verde.
Nel Ritorno dai boschi al tramonto conservato all’Accademia ligustica di Genova, emerge la suggestiva interpretazione della luce del tramonto.

Questo, come lava incandescente, si espande in una linea sottile tra l’orizzonte e il cielo grigio.
L’intensità del rosso e dell’arancione illumina fiocamente i contadini che tornano a casa dopo una giornata di lavoro.

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