Alessandro D’Anna

Alessandro D’Anna. Il Vesuvio dal Molo (dettaglio). Tecnica: Gouache
Il Vesuvio dal Molo (dettaglio). Tecnica: Gouache

Biografia

Alessandro D’Anna (Palermo, 1746 – 1810) figlio di Vito D’Anna (1718-1769) e nipote di Olivio Sozzi (1690-1765), viene avviato alla pittura da suo padre. Pur iniziando la sua carriera a Palermo, sotto il segno del rococò e dell’influenza di Corrado Giaquinto (1703-1765) e Sebastiano Conca (1680-1764), si mostra ben presto desideroso di discostarsi dalle atmosfere del pittoricismo in favore di un netto avvicinamento alle istanze della pittura napoletana.

Infatti, dopo le prime prove condotte insieme a suo padre nel contesto palermitano, seguendo inevitabilmente gli stilemi rococò, il giovane pittore compie un primo soggiorno a Napoli che risale all’inizio degli anni Settanta. In questa occasione, Alessandro D’Anna può conoscere le tendenze artistiche legate agli sviluppi stilistici Francesco De Mura (1696-1782).

Dall’influenza paterna alla formazione di un linguaggio personale

Dopo la prima esperienza partenopea sotto l’influenza paterna, nel 1771, il pittore si trasferisce ad Acireale, dove lascia diversi affreschi a soggetto sacro che si posizionano a metà tra il linguaggio del padre e la sua vivace visione naturalistica appresa a Napoli, che poi caratterizzerà le scene di genere con un linguaggio personale per cui è conosciuto soprattutto negli anni della maturità.

La composizione calibrata si unisce, in alcuni brani, ad una vezzosa interpretazione rococò, che si svela nella perfetta resa dei tessuti, dei dettagli delle architetture, sfociando in un delizioso gusto rocaille di ascendenza europea.

Napoli: a servizio dei Borbone

Il trasferimento a Napoli a servizio dei Borbone avviene definitivamente alla fine degli anni Settanta, come testimoniano alcuni disegni eseguiti per Saverio Della Gatta (1758-1828) e per il suo Ragionamento istorico attorno all’eruzione del Vesuvio, pubblicato nel 1779.

A partire dal 1782 viene assunto da Ferdinando di Borbone per realizzare una serie di disegni di costumi, ricevendo cinquanta ducati al mese. Questa esperienza nel campo della pittura di costume lo rende uno dei più desiderati esecutori di piccole gouaches nella Napoli di fine Settecento.

Dai grandi affreschi a soggetto sacro, quindi, la produzione di Alessandro D’Anna si trasforma completamente, passando a scene di caccia per i Borbone, piccole opere dedicate alla descrizione dei costumi napoletani e dell’interno Regno di Sicilia, vedute del Vesuvio, del Golfo, ma anche leggere bambocciate dai ricchi effetti di chiaroscuro.

L’ultima impresa grafica del pittore palermitano risale al 1810. Dopo questa data non si hanno più sue notizie ed è per questo che molti studiosi indicano come anno della sua morte proprio il 1810, pur non avendone certezza documentaria.

Alessandro D’Anna: dalle opere sacre siciliane alle piccole scene di costume e di cronaca a Napoli

La prima fase pittorica di Alessandro D’Anna si svolge sotto il segno dell’influenza paterna, così come si può notare dalle numerose collaborazioni degli anni Sessanta. Ma dopo il primo soggiorno napoletano, il giovane pittore si appropria anche di alcuni stilemi tardobarocchi che mitiga attraverso una tavolozza più chiara di eleganza rococò.

Queste piccole e personali sensazioni si riscontrano già nella tela del 1769 con la Madonna, il Bambino, i Santi Anna e Luigi per la Chiesa dei Crociferi, così come nell’Assunzione della Vergine per San Sebastiano ad Acireale.

Nella stessa chiesa esegue anche i piccoli riquadri con Episodi della preistoria e della storia di Gesù, dove si possono incontrare già i primi accenni di interesse descrittivo e cronachistico che poi caratterizzeranno tutta la sua carriera napoletana.

Questi dettagli si uniscono, però, ancora ad una visione vezzosa e rocaille, come si può notare dall’attenzione alla resa delle stoffe e dei materiali e nella accezione imitativa degli elementi naturali, ben visibile nell’episodio della Fuga in Egitto. Lo stesso si conferma nelle Storie bibliche per la sagrestia dei Santi Pietro e Paolo ad Acireale, di cui oggi sono visibili solamente pochi episodi, tra cui Giuditta e Oloferne.

Dopo il trasferimento a Napoli, Alessandro D’Anna passa dall’affresco alla grafica e alle gouaches soddisfacendo non solo la corte borbonica ma anche tutta quella parte di aristocrazia intenzionata a preservare i tratti caratteristici della cultura partenopea.

In effetti, il pittore si afferma come una sorta di cronachista per immagini della cultura del Regno nella seconda metà del Settecento. Esegue una serie di disegni sui Costumi napoletani su commissione di Ferdinando di Borbone, ma anche Gli episodi di caccia di Carlo di Borbone ad olio su tela, oggi conservati nella Reggia di Caserta.

Eruzioni del Vesuvio, vedute cittadine, costumi quotidiani, scenette e bambocciate popolano la produzione napoletana di intento narrativo di Alessandro D’Anna, come si nota anche dalla pubblicazione, nel 1784, della Carta topografica delle reali cacce di terre e di lavoro e loro adiacenze, di Rizzi Zannoni, in cui si occupa della realizzazione del cartiglio. L’ultima sua opera, datata 1810, è un disegno con i Costumi del distretto di Amantea in Calabria.

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