De Albertis Edoardo

Edoardo De Albertis. Deucalione e Pirra, 1906. Scultura in marmo colorato
Deucalione e Pirra, 1906. Scultura in marmo colorato

Biografia

Edoardo De Albertis (Genova, 1874 – 1950) nasce da un’agiata famiglia genovese. Viene indirizzato agli studi classici, ma nel 1888 inizia a frequentare i corsi di disegno presso l’Accademia Linguistica di Belle Arti di Genova. Si indirizza subito verso la pratica della scultura, che decide di coltivare anche frequentando lo studio di Giovanni Scanzi (1840-1915).

L’esordio di Edoardo De Albertis avviene alla Promotrice di Torino del 1895, con un gruppo scultoreo che già mostra i suoi caratteri stilistici fondamentali: il linguaggio dell’artista è infatti intriso di elementi simbolisti e di una linea fine e drammatica allo stesso tempo, apprezzata sin da subito da Plinio Nomellini (1866-1943).

Proprio quest’ultimo diventa una figura fondamentale per il giovane scultore. Lo incoraggia infatti a continuare la sua indagine artistica ricca di elementi allegorici e decorativi, vicini sia al Simbolismo di Leonardo Bistolfi (1859-1933), sia alle istanze liberty.

Il Gruppo di Albaro

Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del nuovo secolo, proprio forse per la vicinanza a Nomellini, Edoardo De Albertis inizia anche la sua avventura pittorica. È un artista instancabile e un grande animatore dell’ambiente culturale genovese: segue Plinio Nomellini nella formazione del Gruppo di Albaro, formato da artisti liguri impegnati nella ricerca pittorica e scultorea di matrice divisionista e simbolista.

Nel frattempo, continua ad esporre le sue sculture alle Promotrici genovesi e nel 1901 partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia, dove tornerà anche nel 1903, nel 1905 e nel 1932.

Insieme alla scultura e alla pittura, all’inizio del Novecento, Edoardo De Albertis si specializza anche nell’illustrazione e nella tecnica dell’incisione, che riflette l’influenza di Adolfo De Carolis (1874-1928) e di tutta quella energia estetizzante che proviene dallo studio del Rinascimento e dei Preraffaelliti.

In questo contesto, inizia a collaborare attivamente alla rivista “Riviera ligure” con contributi illustrativi che lo affiancano ad altri artisti simbolisti come Giorgio Kienerk (1869-1948) e lo stesso Nomellini.

Un artista poliedrico ed instancabile

Negli anni Dieci, Edoardo De Albertis continua la sua attività artistica nel campo del disegno, della decorazione e soprattutto della scultura, dotando sempre le sue opere di quella raffinatezza esecutiva che sfocia nell’allegoria e nella dimensione spirituale e onirica.

Il gusto liberty lo accompagna fino alla Prima guerra mondiale, sia nelle opere monumentali e funerarie che in quelle di stampo decorativo. In questo periodo si serve anche del mezzo fotografico, in una sorta di revival della fotografia vittoriana inglese di matrice preraffaellita.

Nel 1910, l’artista viene nominato Accademico di merito a Brera e nel 1912 alla Linguistica di Belle Arti. Nel primo dopoguerra, continua le sue numerose attività artistiche, attenuando il simbolismo della prima fase.

Ma il suo linguaggio Liberty rimane forte, seppur stemperato dalle prime adesioni al ritorno all’ordine, che si riscontrano soprattutto in una resa più volumetrica e solida della figura umana.

Negli anni Venti e Trenta lavora anche a livello monumentale, ma continua ad esporre regolarmente alle Sindacali genovesi. Rimane attivo fino agli anni Quaranta e muore a Genova nel 1952, a settantasei anni.

Edoardo De Albertis: la scultura simbolista e liberty

Edoardo De Albertis esordisce ventunenne alla Promotrice di Torino con Elevazione, una scultura dalle forti sensazioni simboliste che si riscontrano nella linea allungata e nei riferimenti allegorici e spirituali. La stessa opera viene presentata un anno più tardi alla Promotrice genovese, mentre la scultura Angoscia nuova compare alla Promotrice di Torino del 1898.

Rimane sulla stessa linea decorativa e liberty con le sculture presentate alla Promotrice genovese dello stesso anno: La voce delle cose morte, figura di donna, Ludia, Ritratto di signora, La madre.

In questo periodo, lo scultore mostra una piena adesione ai modi estetizzanti della cultura neorinascimentale, con l’uso di una linea elegante e sinuosa, che si ritrova anche nel bassorilievo in gesso con L’autunno e nel Dono di Persea, esposti a Genova nel 1899.

Nel 1901 partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia, ottenendo un notevole successo con Rammemorante, L’autunno, questa volta in marmo, e una serie di acqueforti di stampo liberty. Maschera di Borgatti nel Sigfried, Tesoretto e Studio per la fonte dell’odio compaiono alla Promotrice genovese del 1901, in cui si occupa anche della decorazione delle facciate dei padiglioni.

Il bassorilievo Il monile viene presentato alla Biennale del 1903 e Ritratto muliebre e Persefone a quella del 1905. Invece, per la Biennale del 1907 realizza alcuni complementi decorativi, tra cui un sedile semicircolare e le quattro Cariatidi.

Per tutti gli anni Dieci, l’intensa attività di Edoardo De Albertis si riversa nelle Promotrici genovesi, fino al 1914, edizione in cui presenta le incantevoli sculture di reminiscenza letteraria e preraffaellita Ofelia, Jadi e La fonte.

Lo scultore riprende la sua attività espositiva e monumentale negli anni Venti, quando le sue figure si fanno più possenti, seppure non si avvicinerà mai alla celebrazione promossa dal regime fascista.

Una Vittoria dalle forme morbide e prosperose, lontane ormai dagli spigoli di matrice secessionista, compare alla Mostra d’Arte Ligure del 1929, mentre alla Sindacale genovese del 1932 espone il gruppo in bronzo Myricae e alla Biennale dello stesso anno un formidabile Uomo d’Ampere.

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