Deiva De Angelis

Deiva De Angelis. Case. Tecnica: Olio su tela
Case. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Deiva De Angelis (Farneto, 1885 – Roma, 1925), nata con il nome di Deiva Terradura, nasce in un piccolo paese vicino Perugia, ma si trasferisce a Roma nel 1913, dove sposerà l’avvocato De Angelis, da cui prenderà il cognome.

Nella Capitale, appena trasferitasi, la giovane si arrangia vendendo fiori sulla scalinata di Piazza di Spagna. In seguito, inizia a sfruttare la sua bellezza posando come modella per i pittori di via Margutta.

Nello stimolante ambiente artistico che vive tra via Condotti e piazza del Popolo al tempo della Secessione romana, Deiva De Angelis comincia a dipingere piccole vedute veloci e personali, che vengono notate dai pittori come Cipriano Efisio Oppo (1891-1962) e Carlo Socrate (1889-1967) e in particolare dall’inglese William Walcot (1874-1943), cui si avvicina anche affettivamente.

Insieme a lui, compie un viaggio a Parigi e Londra, dove entra in contatto con l’ambiente artistico internazionale e approfondisce il linguaggio post Impressionista. A questo punto, infatti, la pittrice si fa interprete di una pennellata ampia e compendiaria, in cui figure ed elementi naturalistici vengono appena accennati da impressioni subitanee e personali.

Villa Strohl-Fern e il Caffè Aragno

Rientrata in Italia, partecipa alla Secessione romana del 1915 e del 1916 ed inizia a frequentare gli artisti di Villa Strohl-Fern, dove prende uno studio. È assidua frequentatrice anche del Caffè Aragno, divenendo un’artista fondamentale dell’ambiente romano della fine degli anni Dieci, nel periodo di poco precedente al Ritorno all’ordine di “Valori Plastici”.

Lodata da Anton Giulio Bragaglia (1890-1960), per la sua pittura vibrante e allo stesso tempo impostata su una certezza cromatica che la affianca immediatamente ad Armando Spadini (1883-1925), viene invitata a partecipare alla mostra di arte giovanile alla Casina del Pincio, organizzata da Marcello Piacentini e Carlo Tridenti nel 1918.

Il successo e la vita breve

In questo periodo, si consolida l’amicizia di Deiva De Angelis con Oppo e Socrate, ma si crea anche un rapporto di continuo scambio e stimolo con Spadini, Pasquarosa (1896-1973) e Nino Bertoletti (1889-1971).

In questi anni, la sua pittura raggiunge un livello di maturità tale che, pur aderendo alla ritrovata classicità di “Valori Plastici”, rimane comunque ancorata su toni ed espressioni individuali, che rendono le sue immagini libere e sciolte da qualsiasi vincolo o regola.

Nel 1920, tiene la sua personale presso la Casa d’Arte Bragaglia, galleria in cui lavora anche come consulente delle scelte espositive. Tre anni dopo, Ardengo Soffici (1879-1964) la chiama ad illustrare alcuni numeri della sua rivista “Galleria”. Ormai, il suo segno espressivo e personale le consegna un grande successo di critica e di pubblico, soprattutto dopo la sua partecipazione alla Fiorentina Primaverile e alla Biennale romana.

In questi ultimi, intensi anni, Deiva De Angelis giunge ad una pittura venata di lirismo ed intimismo, che si legge non solo dalle figure e dalle nature morte, ma anche dai paesaggi, soprattutto dedicati al lago di Bracciano e alle campagne circostanti, dove ama soggiornare. Malata di cancro, muore molto giovane a Roma nel 1925, a soli trentacinque anni.

Deiva De Angelis: un impressionismo intimo e vibrante

Un tratto elegante, intimo e vibrante contraddistingue tutte le tele di Deiva De Angelis. Attraverso un nodo espressivo profondamente personale, paesaggi, figure e nature morte sono costruite attraverso una pennellata sintetica ed estremamente moderna, che, in qualche caso sembra avvicinarsi alle modalità di Spadini, in altri sembra anticipare sapientemente le derivazioni espressioniste della Scuola Romana.

Il suo esordio avviene alla Secessione romana del 1913 con un Ritratto, mentre all’edizione del 1915 espone un Ritratto del padre contadino. Toletta, Fiori e Case compaiono invece alla Secessione del 1916.

All’esposizione personale presso la Casa d’Arte Bragaglia, Deiva De Angelis dimostra di aver raggiunto la piena maturità artistica con i dipinti Alberi a Villa Strohl-Fern e Inverno a Villa Borghese.

Del 1921 sono due dei suoi dipinti più significativi, Nudo e Autoritratto, che presentano un’accezione moderna e libera del colore, come si nota anche dall’opera presentata alla Fiorentina Primaverile del 1922, Ritratto di mia madre. Degli anni Venti, risalenti ai suoi ultimi momenti prima della malattia, sono anche Autunno in Villa Borghese, Capanna con paglia e Ragazzo.

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