De Gregorio Marco

Marco De Gregorio - Giochi nel parco - Tecnica: Olio su tela
Giochi nel parco. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Marco De Gregorio (Resina, 1829 – 1876) si forma a Napoli tra gli anni Quaranta e Cinquanta. Nel 1860 combatte tra le schiere garibaldine sul Volturno, dove conosce i pittori Michele Tedesco (1834-1918) e Francesco Loiacono (1838-1915).
Entrambi gli artisti aderiranno in seguito alla Scuola di Resina fondata da De Gregorio e Federico Rossano ( 1835-1912), che già viveva insieme all’artista nella Favorita di Portici.

Compie diversi viaggi di lavoro in Egitto e a Parigi, ma sarà sempre legato alla sua città natale e al linguaggio appreso nei primi anni di formazione.
L’artista fino alla sua morte non cederà mai al virtuosismo alla moda di matrice fortuniana, ma sarà sempre fedele rappresentate del realismo.

La formazione accademica

Dal 1850 studia al Regio Istituto di Belle Arti di Napoli, seguendo le lezioni di Camillo Guerra (1797-1874). Da alunno partecipa alla Mostra Borbonica del 1851 con Mosè che difende le donzelle ebree, quadro di soggetto biblico.

Ritratto di un uffiziale dell’esercito in grande uniforme, presentato alla stessa mostra, gli fa ottenere la medaglia d’argento. Contemporaneamente esegue anche saggi di pittura di storia. Negli stessi anni dipinge la famosa opera Lo studio del pittore.

Marco De Gregorio. Influenze artistiche

Il realismo meridionale

Della metà degli anni Sessanta è Veduta di Porta Grande dall’interno del Parco di Capodimonte che insieme ad altre opere, presenta diverse affinità stilistiche sia con Giacinto Gigante (1806-1876) per l’ariosità delle vedute, sia con Filippo Palizzi (1818-1899) per la minuziosa verità delle stesse.

La lettura di Michail Bakunin

Dal 1863 Marco De Gregorio stringe una forte amicizia con Adriano Cecioni (1836-1886) sotto le cui formulazioni teoriche si formerà il gruppo della Scuola di Resina. Grazie all’artista toscano si avvicina ai Macchiaioli e dà vita finalmente ad un linguaggio personale che valica sia Domenico Morelli (1826-1901) che Filippo Palizzi.
Il profondo legame tra De Gregorio e Cecioni è testimoniato anche dalle numerose lettere che ci sono pervenute.

Da queste si deduce la ferma posizione di De Gregorio dal punto di vista politico. Il pittore ha letto Michail Bakunin, quindi la realtà dei suoi soggetti tratti dalla quotidianità, corrisponde anche ad una volontà sociale se non anarchica della propria poetica futura, in relazione soprattutto alla trattazione delle figure di contadini.

La Scuola di Resina

Subito dopo l’Unità d’Italia dà vita alla Scuola di Resina, con l’intento di superare Morelli e di seguire la strada dei realisti come i fratelli Filippo e Giuseppe Palizzi (1812-1888). Sorpassa però il loro intento calligrafico, con la lezione e mediazione dell’amico Adriano Cecioni.

La pittura di Marco De Gregorio appare sì realista, ma anche sintetica e sobria. Appare lontana da qualsiasi virtuosismo come dimostra il dipinto del 1866 Ritratto di Adriano Cecioni che scolpisce Il suicida.
Anche la luce acquista un ruolo fondamentale proprio in corrispondenza delle scelte contemporanee dei Macchiaioli di Firenze.

Il viaggio in Egitto

Prende parte a quasi tutte le Esposizioni della Promotrice di Napoli della quale diventa socio nel 1868. Nello stesso anno fa un viaggio in Egitto per raccogliere studi e disegni nell’arco di tre anni, da riutilizzare poi al suo rientro a Napoli.

In Egitto inoltre dipinge il sipario per il Teatro de Il Cairo, incarico assegnatogli dal viceré. Questo apprezza tanto l’operato di Marco De Gregorio da suggerirgli di stabilirsi in Egitto in qualità di direttore della scenografia.

Nel frattempo non manca mai di mandare alla Promotrice i suoi dipinti, tra cui quelli di carattere orientale realizzati in Egitto come Interno di una moschea al Cairo del 1870.
Allo stesso periodo appartiene il dipinto Fumatori di oppio in cui, nonostante l’argomento e il soggetto esotico, Marco De Gregorio non cede mai ad una pittura lontana dalla realtà anzi è proprio con questi temi che si nota la sua ferma adesione al vero.

Un verismo “bakuniano”

Nel 1871 De Gregorio Marco rientra a Napoli e attraversa un periodo di ristrettezze economiche tanto che concede, seppur con riluttanza, qualche dipinto orientaleggiante ai mercanti d’arte Adolphe Goupil e Luigi Pisani.

Nel 1872 si trova a Firenze con Giuseppe De Nittis (1846-1884) e Federico Rossano.  Subito dopo compie un viaggio a Parigi. Qui però non riesce ad integrarsi pienamente come invece avviene per De Nittis, che lì troverà la sua strada.

Dagli anni Settanta, dopo il suo ritorno a Napoli, si dedica a soggetti del mondo contadino. Partecipa nel 1873 all’Esposizione Universale di Vienna ed esponendo opere come Zappatore, o Contadino di Somma. Oggi conservate al Museo di Capodimonte di Napoli.

Quest’ultima opera rappresenta proprio quell’adesione di Marco De Gregorio alle idee di Michail Bakunin.
Raffigura un contadino dalle scarpe consunte e dai vestiti umili che guarda lo spettatore con uno sguardo sincero, autentico, genuino, ma anche stanco appoggiato al suo bastone.

Nel 1875 continua assiduamente a partecipare alla vita artistica napoletana.
Espone alla Promotrice del 1875 Preti in funzione, un dipinto strenuamente realista con un taglio molto particolare.

Sembra una fotografia scattata nella penombra per cui i protagonisti della scena, preti che cantano con i ceri in mano, sono colti nell’ambiente scuro della chiesa illuminati solo dal fuoco delle candele.

I punti di luce sono realizzati con una pennellata più densa e graffiante che rende il dipinto di Marco De Gregorio veramente moderno e che deve aver suscitato l’interesse di Edgar Degas, tanto che molto probabilmente lo va a trovare nel suo studio.

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