Giovanni Battista De Gubernatis

Giovanni Battista De Gubernatis. Paesaggio nella Bufera con Castello. Tecnica: Acquarello
Paesaggio nella Bufera con Castello. Tecnica: Acquarello

Biografia

Giovanni Battista De Gubernatis (Torino, 1774 – 1837) nasce a Torino, ma proviene da un’antica famiglia vercellese. Dopo la laurea in giurisprudenza, decide di addentrarsi nella carriera burocratica.

Nel corso degli anni, infatti, sia sotto la dominazione napoleonica che durante la Restaurazione, ricopre diverse cariche pubbliche di grande responsabilità, soprattutto nel campo finanziario.

Contemporaneamente, però, Giovanni Battista De Gubernatis si dedica alla pittura e all’incisione, ottenendo dalla critica l’epiteto di “dilettante di genio”, visti poi i risultati ottenuti nel campo artistico.

Le prime opere del pittore, acquerelli e i disegni realizzati verso gli ultimi anni del Settecento, rientrano perfettamente nel campo d’influenza de due paesaggisti piemontesi di maggior rilievo, Pietro Giacomo Palmieri (1737-1804) e Giuseppe Pietro Bagetti (1764-1831).

La carriera burocratica e l’attività pittorica

Tra il 1806 e il 1812, sempre nel contesto degli incarichi ricevuti dal governo napoleonico, Giovanni Battista De Gubernatis viene nominato delegato dell’arrondissement di Parma. In questo contesto, come il suo solito, unisce l’attività amministrativa a quella artistica.

In effetti, si impegna nell’esecuzione di alcune vedute urbane di Parma ad acquarello e diversi dipinti di interno di grande impatto. Nel 1805, il pittore aveva compiuto un soggiorno a Parigi, mentre dal 1812 al 1815 è sotto prefetto in Provenza.

Durante questa permanenza nel sud della Francia, la tavolozza dell’artista di schiarisce notevolmente, rendendo ancora più evidente quell’attenzione lenticolare al dettaglio, che rende le sue vedute otticamente precise ed ordinate.

Al suo rientro in Italia, dopo la Restaurazione, lavora per circa due anni a Parma presso la duchessa Maria Luigia come segretario dell’amministrazione dell’interno. Mentre, quando si ritrova a Torino nel 1817, entra nell’amministrazione finanziaria sabauda.

I moti del ’21 e i Savoia

Giovanni Battista De Gubernatis prende poi parte ai liberali del 1821, assumendo un ruolo molto importante nelle finanze di Carlo Alberto, tanto che, nel 1832, salito al trono, ne diventa il suo segretario particolare con il titolo di “Intendente e Archivista segreto del Re”.

Ma le invidie di corte creano attorno alla sua figura un’aura negativa, legata alla sua vicinanza agli ambienti liberali e ai suoi ideali costituzionalisti. Per questo, solo dopo un anno, termina il suo incarico come segretario del Re.

È a questo punto che risale il suo viaggio a Nizza nel 1833, da cui ritorna portando con sé una vasta serie di acquerelli che esprimono una freschezza nuova e moderna. Fondamentali, in questi nuovi sviluppi, sono stati i soggiorni estivi presso Castiglione, località piemontese collinare e amena, in cui il pittore sperimenta una sensibilità verista ormai lontana dagli schematismi precedenti.

Gli anni Trenta

Nella luminosità e nella libertà compositiva e cromatica delle vedute degli anni Trenta si nota una certa influenza dei paesaggisti francesi di ultima generazione, tra cui Pierre-Henri de Valenciennes (1750-1819).

Altrettanto importanti, nella produzione di Giovanni Battista De Gubernatis sono gli attenti e precisi studi di piante, alberi, tronchi, fiori e nuvole, ma anche le riproduzioni architettoniche di alcuni monumenti ed edifici gotici di area piemontese, nella piena conferma del suo indirizzo illuministico.

Molto rare sono le sue partecipazioni a rassegne artistiche: nel 1812 invia a Parigi quattro dipinti che gli fanno ottenere la medaglia d’oro e nel 1820,1829 e 1832 espone a tre mostre torinesi. Nel 1835, facendo testamento, dona alla città di Torino tutti i suoi dipinti e disegni, consegnati poi dalla moglie nel 1840. Muore a Torino nel 1837, all’età di sessantatré anni.

Giovanni Battista De Gubernatis: il paesaggio piemontese tra Romanticismo e Verismo

Insieme a Bagetti, Giovanni Battista De Gubernatis può essere considerato uno dei maggiori rappresentanti del paesaggio torinese di inizio Ottocento. Inizialmente è un vedutista dilettante, ma subito considerato di genio nei ranghi della critica del tempo.

Nel contesto dei suoi incarichi burocratici nell’amministrazione francese, si ritrova a frequentare diversi luoghi, tra cui la Riviera ligure, la Provenza, il Piemonte e il territorio parmense. Quindi, con la curiosità e l’attenzione di un viaggiatore settecentesco, realizza vedute luminose e precise dei paesaggi in cui gli capita di imbattersi.

Ad esempio, durante il soggiorno parigino del 1805, esegue una delle sue prime opere conosciute, una Veduta di Parigi dal Ponte Nuovo con l’isola sulla Senna e Notre-Dame. Subito dopo, si inseriscono le vedute ad acquarello realizzate a Parma, ma anche e soprattutto il suo acquarello forse più famoso, Lo studio del pittore a Parma, oggi conservato alla Galleria Civica d’Arte Moderna di Torino.

Si tratta di un’opera che esprime al meglio il soggetto dello studio dell’artista con finestra, molto diffuso nel primo Romanticismo di area nordica, basta ricordare i dipinti dello stesso filone di Caspar David Friedrich (1774-1840), anche se questi ultimi sono permeati da un sottile riferimento simbolico assente nell’opera di Giovanni Battista De Gubernatis.

In effetti, gran parte delle vedute e degli interni del pittore piemontese sono caratterizzati da una profonda oggettività, lenticolare nel primo periodo, più libera e sciolta nella fase matura degli anni Trenta.

Tra le vedute e i paesaggi del pittore, intrisi di un naturalismo indagato alla perfezione, si inseriscono anche opere legate al revival gotico e romanico. Nel clima della Restaurazione, gli edifici e le architetture medievali vengono rivalutate dal Governo di Carlo Felice.

In questo contesto si trovano i bei dipinti di Bagetti, ma anche alcune vedute di Giovanni Battista de Gubernatis, tra cui La facciata dell’antico ospedale di Sant’Antonio di Ranverso. Si tratta di un acquarello di matrice romantica e pittoresca in cui si nota l’intento documentario di rendere nel dettaglio i particolari architettonici gotici dell’edificio.

Tra le ultime, importanti vedute del pittore piemontese, emerge quella del Porto di Villafranca, realizzata nel 1834 durante il suo viaggio a Nizza, da cui ritorna con una grande quantità di acquarelli e schizzi, tutti contraddistinti da una nitida visione ormai concentrata su un verismo libero e veloce.

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