Annibale De Lotto

Annibale De Lotto. Pure linfe. Scultura in marmo
Pure linfe. Scultura in marmo

Biografia

Annibale De Lotto (San Vito di Cadore, 1877 – Venezia, 1932), figlio di Giovanni Battista (1841-1924), scultore in legno, viene avviato al mestiere dal padre, che nei primi anni, lo tiene a lavorare nella sua bottega di Venezia.

Nel 1891, inizia a frequentare l’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove ha come insegnante Antonio Dal Zotto (1851-1918), che risulta fondamentale per la sua formazione: lo introduce, in un primo momento, alla scultura celebrativa e funeraria, che ritornerà soprattutto in seguito alla guerra.

Ma con il tempo, lo stile di Annibale De Lotto si spinge verso un verismo spontaneo dalle superfici vibranti e molto sensibili alla luce naturale, nelle sculture realizzate nel suo studio veneziano in San Vio. Nel 1900, esordisce con successo all’Esposizione Artistica di Verona, per poi esporre per la prima volta alla Biennale di Venezia nel 1903.

Il successo degli anni Dieci e Venti

Da queste opere, delicate e piacevoli, si nota la forte passione che ha Annibale De Lotto nei confronti dei temi marini, ispirati all’amato mare Adriatico. Piccole creature acquatiche, ma anche personaggi della mitologia, popolano la produzione dello scultore, che partecipa regolarmente a tutte le Biennali di Venezia fino al 1924.

Lodato anche all’Esposizione di Londra del 1904, viene subito notato da Ugo Ojetti, che ne riconosce la fantasia compositiva e la raffinatezza nella trattazione delle nudità femminili e maschili. Dopo la prima guerra mondiale, soggiorna per un periodo a Chieti, lasciando anche un rilievo con il Leone marciano per il Municipio della città.

Il successo dell’artista si protrae fino agli anni Venti inoltrati, quando viene chiamato a realizzare numerosi monumenti celebrativi non solo ai caduti, ma anche a diverse personalità artistiche e politiche italiane.

La delicatezza delle pose e la morbidezza della lavorazione del marmo risiede non solo nelle piccole opere di gusto aneddotico, verista e allegorico, ma anche nei monumenti di grandi dimensioni, in cui Annibale De Lotto risulta comunque fedele ad una concezione di scultura che deriva dal realismo del secondo Ottocento, unito ad accenti decorativi e liberty, ma anche a reminiscenze classiche.

Scultore instancabile, lavora fino agli ultimi anni. Muore a Venezia nel 1932, a soli cinquantacinque anni.

Annibale De Lotto: una delicata scultura tra verismo e liberty

Lo scultore Annibale De Lotto, già trasferitosi a Venezia per la formazione, esordisce all’Esposizione Nazionale di Verona del 1900, con l’opera In flagrante, poi riproposta nello stesso anno a Roma, insieme ad una Didone.

Come si può notare, si spinge dalla rappresentazione del movimento fisico maschile, in leggiadre pose naturaliste ed eleganti, a temi che fanno riaffiorare la sensibilità classica nei nudi femminili all’antica.

Nel 1903, partecipa alla sua prima Biennale di Venezia con una delle sue sculture più famose, Pure linfe, oggi conservata alla Galleria Nazionale di Roma, accompagnata da Mezze figure rappresentanti la Giustizia e la Libertà, eseguite per la sala della Stampa della stessa Biennale.

Il movimento fisico e lo studio dell’ebbrezza estatica emerge da alcune figure presentate alla successiva Biennale del 1905, Vortice ed Incidente. Il gesso Damnatus compare alla Mostra di Milano del 1906 per il Traforo del Sempione, mentre nel 1907 è ancora alla Biennale con due statue che uniscono verismo a decorativismo di ispirazione liberty, Sonnambulo e L’ineluttabile.

La morbida allegoria della Pudicitia viene esposta da Annibale De Lotto alla Biennale del 1909, seguita poi da Leggendo, Il lavoro, Risparmio e Busto del conte Onigo della Biennale del 1910.

Ben cinque sculture compaiono all’ultima Biennale del 1914 prima della guerra: Busto di bambino, Busto di vecchia cadorina, Ritratto dell’avvocato Rodolfo Protti di Belluno, Ritratto della signora Protti e Ritratto di Luigi Luzzatti che svelano un naturalismo sincero ed elegante.

Il dopoguerra è caratterizzato dalla realizzazione di diversi monumenti ai caduti in area veneta, come La Resurrezione dell’eroe eretto a Feltre, il cui bozzetto compare alla Biennale del 1920, insieme a Nuovi orizzonti. Partecipa alla sua ultima Biennale nel 1924, con la scultura verista Lo scaricatore.

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