De Strobel Daniele

Daniele de Strobel. Cavallo morente. Tecnica: Olio su tela
Cavallo morente. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Daniele De Strobel (Parma, 1873 – Camogli, 1942) nasce da una nobile famiglia tirolese trasferitasi a Parma. Cresce in un ambiente culturale molto stimolante: la sua casa è frequentata da intellettuali, artisti e scrittori mitteleuropei che incoraggiano la sua vocazione artistica.

Molto giovane, inizia a frequentare l’Accademia di Belle Arti di Parma, dove è allievo di Cecrope Barilli (1839-1911). Ma più che l’accademia, per Daniele De Strobel sono fondamentali i soggiorni della fine degli anni Novanta a Monaco e a Roma, dove completa la sua formazione frequentando la Scuola Libera del Nudo all’Accademia di San Luca e dove conosce Antonio Mancini (1852-1930).

Una formazione internazionale

Sono anni cruciali per la nascita del suo linguaggio pittorico, soprattutto perché intessuti di quel fascino fin de siècle che richiamano la cultura della Secessione e del Simbolismo. I suoi primi modelli sono, infatti, i pittori tedeschi Franz Von Stuck (1863-1928) e Hans von Marées (1837-1887), con le loro atmosfere sospese, oscure ed oniriche.

Le sue prime espressioni pittoriche, che risalgono agli anni Novanta dell’Ottocento, sono denotate da una tensione evocativa e simbolica ricca di suggestioni letterarie e preraffaellite. In seguito, si fa interprete di una stesura pittorica più legata al verismo del secondo Ottocento, sempre però caratterizzato da note melanconiche e drammatiche che ricava da temi storici, letterari e cavallereschi.

Fondamentale è, per lui, la figura de cavallo, sua grande passione che ritorna in tutta la sua produzione, da quella dedicata a rievocazioni medievali a quella più naturalistica, agli autoritratti.

All’inizio del Novecento, Daniele De Strobel raggiunge i primi successi di critica e di pubblico, soprattutto dopo la partecipazione alla Biennale di Venezia del 1899 e all’Esposizione di Monaco del 1905.

L’attività espositiva, illustrativa e didattica

Le sue tele di grandi dimensioni, che risultano spesso costruite attraverso la tecnica divisionista, sono però anche accompagnate da un’intensa attività grafica e illustrativa che riporta le stesse suggestioni simboliche e le atmosfere cupe della produzione pittorica.

Con soggetti storici, riferimenti mitologici e un’elegante e raffinata pittura di genere, Daniele De Strobel partecipa alle principali rassegne italiane fino all’inizio degli anni Quaranta. Dal 1911, inizia ad insegnare pittura all’Accademia di Parma, mentre nel 1925 passa a quella di Brera. Nello stesso anno, viene chiamato a decorare gli ambienti della Camera di Commercio di Parma.

Dopo alcuni anni a Milano, decide di trasferirsi in Liguria, a Camogli, dove passa gli ultimi anni della sua vita continuando a dedicarsi alla pittura.

Superata definitivamente l’accezione simbolista della sua poetica, il pittore giunge ad un equilibrato verismo, formulato con pennellate ampie e forti, che scopre soprattutto nelle opere degli ultimi anni. Muore a Camogli nel 1942, a sessantanove anni.

Daniele De Strobel: una pittura ricca di suggestioni simboliche ed evocazioni letterarie

Dopo la sua ricca fase formativa, Daniele De Strobel esordisce a Brera nel 1892 con il dipinto tratto da Cuore di De Amicis, La piccola vedetta lombarda che gli fa ottenere il Premio Artistico Perpetuo. L’anno successivo è già all’Esposizione Nazionale di Belle Arti di Roma con Cuore e Povera nonna.

Nel 1898 è a Torino con uno dei dipinti più riusciti della fase giovanile, Il velo (prima della processione) che presenta un’atmosfera sospesa e un forte accento personale nonostante sia una scena di genere.

Il suo linguaggio è permeato da riferimenti alla pittura del secondo Ottocento italiano: lunghi filamenti di colori e una luminosità ampia ed emozionante risiedono anche nei dipinti dalle forti suggestioni simboliche e letterarie come Mansuetudo comparso alla Biennale del 1899.

L’anno successivo è all’Esposizione Nazionale Artistica di Verona con Un infelice amore, con Ad tanta nati sumus alla Biennale del 1901 e con il grande dipinto di storia Giulietta e Romeo all’Esposizione di Londra del 1904.

Da questo momento e fino al 1908, Daniele De Strobel si dedica ad una serie di dipinti a tema storico, cavalleresco e letterario di grandi dimensioni, come si nota dalla tela Guanto di sfida presentata alla Biennale di Venezia del 1905.

Il dinamismo e il carattere narrativo e avvincente di questo tipo di soggetti si riscontra anche nei dipinti presentati all’Esposizione di Milano del 1906 Mors dum exultat, matres lacrymas effundunt e Faida di Comune, dipinto tratto dall’omonima lirica di Carducci ispirata alle guerre medievali tra Pisa e Lucca, con cui ottiene il Premio Fumagalli.

Attratto dalla tematica storica, realizza anche le illustrazioni de La storia di Parma e della Fondazione della città di Parma, libri pubblicati nel 1908. È in questo periodo che la sua pittura si identifica con un Divisionismo fatto di lunghi filamenti luminosi, ispirato a quello di Gaetano Previati (1852-1920), come si nota dalla Leggenda del Re Teodorico del 1910.

Per qualche anno, dopo la Prima guerra mondiale, l’attività espositiva di Daniele De Strobel si ferma, per riprendere con la grande personale alla Galleria Pesaro del 1930. In essa, compaiono le opere più rappresentative dell’artista, tra cui Il cavallo del brumista, Cavallo morente, Ultimi raggi, Ritratto, Riflessioni, Il bue nero e la ragazza, Il ritratto dell’infante, Il risveglio di Giulietta, Guado, Autunno e Bimba al cembalo.

Dal 1925, intanto, era stato chiamato a decorare la Camera di Commercio di Parma con il ciclo iconografico dedicato all’agricoltura e al commercio: La raccolta del pomodoro, Il trasporto del pomodoro, La lavorazione del pomodoro e Le portatrici di latte.

Tra le ultime esposizioni cui partecipa, vi è la Sindacale di Genova del 1940, in cui espone Natale e Cavalcata tragica.

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