Depero Fortunato

Fortunato Depero. Cattedrale di Montagna - Dinamismo e Mimica Alpestre | Tecnica: Olio su Tela
Cattedrale di Montagna - Dinamismo e Mimica Alpestre. Tecnica: Olio su Tela

Biografia

Fortunato Depero (Fondo, 1892 – Rovereto, 1960) si trasferisce da Fondo a Rovereto per studiare alla Scuola Reale Elisabettiana. Molto giovane, si interessa alla grafica di matrice Jugendstil e inizia anche lui a disegnare in senso simbolista.

Il 1913 è l’anno del suo trasferimento a Roma, dove entra in contatto con il movimento futurista ad una mostra di sculture di Umberto Boccioni (1882-1916). Lo conosce personalmente e lo introduce a Giacomo Balla (1871-1958), figura chiave della formazione di Depero.

Il Manifesto della ricostruzione futurista dell’Universo

Nell’aprile del 1914 l’artista partecipa all’Esposizione Libera Futurista Internazionale di Roma. Negli ultimi mesi dello stesso anno elabora il manifesto, mai pubblicato, Complessità plastica – Gioco libero futurista – L’essere vivente artificiale.

Questo manoscritto evidenzia già i punti fondamentali della sua poetica futura e soprattutto anticipa i contenuti del Manifesto della ricostruzione futurista dell’Universo. Scritto e pubblicato nel 1915 insieme a Balla, rappresenta il punto di partenza della sua arte. Dalla pittura all’arte applicata al teatro, tutto viene interessato dal dinamismo futurista.

Sono gli anni in cui si avvicina al teatro, in particolare con i Balletti russi di Djagilev, e al coreografo Leonide Massine. In più, nel 1917 soggiorna lungamente a Capri, dando vita ad un profondo scambio con Gilbert Clavel. Per lui illustra Un istituto per suicidi, racconto simbolista che lo ispira nell’elaborazione dei Balli Plastici.

Questa sorta di performance mimica andrà poi in scena al Teatro dei Piccoli di Roma proprio nel 1917. È questo il Trionfo della marionetta meccanica che in qualche modo contiene in nuce tutti i successivi lavori di Fortunato Depero.

Rovereto, la Casa d’Arte Futurista

Tornato a Rovereto dopo la guerra nel 1919, l’artista fonda la Casa D’Arte Futurista, un’impresa-laboratorio che trasmette l’estetica futurista a tutte le arti applicate. Questa “Officina del Mago” funzionerà per molti anni, grazie anche alla collaborazione della moglie Rosetta.

Ne scaturisce una grande produzione di stoffe, giocattoli, arredamenti, costumi, vestiti e oggetti di ogni tipo. Il carattere che li accomuna è quell’insieme di plasticismo meccanico, decorativismo cromatico, dinamismo futurista che appartiene solo a Fortunato Depero.

Tra il 1928 e il 1930 è a New York, in cui lavora soprattutto nel campo della grafica pubblicitaria ed espone moltissimo. Disegna costumi per balletti, lavora per il teatro, unisce arte e vita in un connubio che anticipa il senso pratico e l’estetica del Bauhaus.

Compare sulle copertine di “Vogue” e del “New Yorker” e tornato in Italia nel 1930 il suo successo aumenta sempre di più. Durante la guerra si rifugia in Trentino e tra il 1947 e il’49 ritorna negli Stati Uniti.
Nel 1957 apre la Galleria Museo Depero, il primo museo futurista. Muore a Rovereto nel 1960.

Fortunato Depero: un Futurismo policromo e dinamico

Nei primi anni in cui Fortunato Depero è a Roma, coglie tutte le suggestioni possibili che gli provengono dal maestro Giacomo Balla. Unisce ad un Futurismo caratterizzato da astrazioni cromatiche una fabbrile attività nel campo del teatro e della danza. All’Esposizione futurista a Roma del 1916 porta una serie di opere meccaniche estremamente variopinte che presentano nomi onomatopeici.

Le sue rappresentazioni, comprendenti motivi seghettati e spezzati, toni accesi e grovigli di movimenti meccanici compaiono tanto nei dipinti quanto nelle scenografie e nei costumi. La frequentazione di artisti costruttivisti rende il suo Futurismo tutto personale.
Nel 1912 e ’13 si fa interprete di una pittura astratta e brillante, che culmina poi nella sua teorizzazione del Manifesto della Ricostruzione futurista dell’Universo.

Le arti applicate

Nel 1919 avviene uno spostamento dall’astrazione formale ad una ricerca più sintetica e plastica che gli proviene forse dall’ambiente cubista. Forme geometriche e congegni meccanici fanno la loro comparsa con la nascita della Casa d’Arte Futurista a Rovereto.

Si fa interprete di una modernità esplosiva e dinamica. Essa si riflette in un Futurismo che non è più espressione di stati d’animo o di simultaneità e movimenti, ma di un’estetica nuova. Quella che unisce bellezza stilistica a praticità della vita quotidiana.

Si dedica alla progettazione di arredi, mobili, vestiti, giochi, unisce il senso ludico all’arte, ancor prima del Dada. Il valore plastico dei suoi dipinti e delle sue costruzioni ha anche un risvolto teorico ne Il teatro plastico Depero. Applicazioni. Marionette, costumi teatrali, giocattoli e meccanismi sono la realizzazione pratica dell’Universo futurista e risultato dell’inesauribile creatività di Depero.

Nel 1926, alla Biennale di Venezia presenta una serie di opere che riflettono questo clima di dinamismo caleidoscopico coinvolgimento spirituale. Ne sono esempio Pagliacci floreali, Guerra-Festa, Animali strani, Radio incendio, Equilibrista e L’uomo dai baffi.

Depero futurista

Ancora, tra plasticismo e astratte volumetrie partecipa alla Mostra di Trentaquattro Pittori Futuristi di Milano nel 1927. Vi presenta, tra le altre opere, Scarabeo veneziano, Luci architettoniche d’una osteria, Paesaggio al tornio e Squisito al seltz.

Il 1927 è anche l’anno della pubblicazione del bellissimo volume bullonato Depero futurista, un libro d’artista carico di suggestioni poetiche. Caratteri diversi, composizioni dinamiche e impostazione pubblicitaria sono alla base di questo oggetto-opera grafica.

Fantasia creativa, armonia cromatica e spigolosità astratte ritornano nelle opere degli anni Trenta, quando pubblica Il Futurismo e l’arte pubblicitaria. La pubblicità assume valore artistico, esce dai musei e incontra direttamente il pubblico in tutta la sua velocità e carattere immediato. Il modernissimo Depero teorizza e anticipa gli anni avvenire.

Alla I Quadriennale romana del 1931 espone una serie di Dinamismi futuristi, mentre la Biennale di Venezia del 1932 gli dedica un’intera sala. Tra le trentasette opere presentate compaiono Ingranaggi di guerra, Elasticità di gatti, Prismi lunari, Alto paesaggio d’acciaio.

E ancora, Innaffiatore delle vie di New York, Meccanica sotterranea metropolitana, Proiezione crepuscolare, Ciclista veloce e Folla, ponti, fanali a New York. In questi dipinti la dinamicità della più grande metropoli del tempo emerge con fervore e passione, essendo tornato da New York solo da due anni.

Fino alla fine della sua carriera Fortunato Depero si dedica a composizioni di questo tipo e continua a dedicarsi alla sua Manifattura. Tutte le sue opere confluiranno nel Museo Depero di Rovereto. Come ultima grande opera, nel 1950 pubblica il Manifesto della pittura plastica nucleare.

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